PhD: buona la seconda

Ricordate che nella notte dei tempi facevo un PhD presso l’University of Sydney sui bambini soldato? Ecco, l’ultima volta che ve ne avevo parlato vi avevo annunciato – con tanto di fuochi d’artificio – la tanto agognata consegna della mia tesi. Era inizio gennaio 2017. Da quel momento è cominciata la lenta attesa per l’esito finale del processo di analisi da parte di 3 esaminatori esterni: processo che può durare da qualche settimana fino a 6 mesi. 

Chiaramente ogni PhD Candidate si augura di avere il risultato migliore, ovvero l’award del titolo senza ulteriori modifiche della tesi. Nella realtà, la maggior parte degli elaborati richiedono qualche modifica, seppur minima.

Nel mio caso, tristemente e sfortunatamente, la questione si è rivelata leggermente più complicata. Ho lavorato alla tesi per 3 anni e 10 mesi, ho prodotto un elaborato di 350 pagine di cui ero (e sono) estremamente fiera. Manco a dirlo, ho sempre avuto il supporto, l’approvazione e le lodi dei miei 3 supervisori – impensabile consegnare senza il loro benestare – che mi hanno rassicurato nei momenti no e mi hanno infuso fiducia quando dubitavo in me stessa.


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Nulla, nei quasi 4 anni di PhD, ha mai fatto pensare a un qualsiasi problema con il mio metodo di ricerca e scrittura o materialmente con il mio elaborato finale. Quando la data della consegna è arrivata e ho cliccato su quel bottone, pensavo davvero di aver messo la parola “fine” a questo capitolo della mia vita. Ignoravo che, a distanza di anni, quella parola ancora non sarebbe stata scritta.

Cosa è successo?

Per farla breve, e per non rivangare brutti ricordi di una saga che vorrei lasciarmi alle spalle, gli esaminatori che avevano il compito di “giudicare” la mia tesi hanno trovato degli errori tecnici in alcune note a piè di pagina. Vuoi perché le due lauree italiane e le due tesi scritte per queste non mi avevano minimamente preparato ai rigori di un PhD in giurisprudenza in Australia, vuoi perché dire che ho avuto una supervisione “blanda” per tutti i 4 anni di dottorato è dire poco (dato che il mio relatore principale è sempre stato basato a Singapore), ho commesso questi errori e nessuno se ne è accorto nelle mille revisioni alla tesi pre-consegna. Ovviamente, la segnalazioni da parte degli esaminatori ha dato il via a un processo burocratico/amministrativo.

Sarebbe dovuto essere un processo relativamente semplice e, speravo, veloce. Invece l’università ha davvero dato il peggio di sè in termini di incompetenza, mancata professionalità e ritardi che l’Italia in confronto non è niente. Ho aspettato mesi e mesi per vedere, dopo centinaia di richieste scritte e orali, di vedere documenti che mi spettavano di diritto. Ho pazientato quando il mio caseworker cambiava ancora e ancora. Ho ripetuto la mia storia mille volte a persone che avrebbero dovuto fare il loro dovere e, quantomeno, leggere tutti i documenti del caso prima del nostro incontro. Insomma, è stato un incubo durato più di un anno. 


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Non vi nego che lo stress di questa odissea, in aggiunta all’inizio di un nuovo lavoro, alla scoperta di essere incinta e a tutto lo scombussolamento che questa notizia necessariamente provoca a una mamma in attesa per la prima volta, mi ha fatto passare davvero un periodo difficile. Quando sarei dovuta essere concentrata sul nuovo impiego e sulla mia carriera futura, la mia mente era invece costantemente distratta. Quando avrei voluto e dovuto riposarmi e godermi la magia della vita che si forma in me, ho passato invece ogni sera e ogni weekend a lavorare sulla tesi. Quando avrei desiderato fortemente guardare al futuro, ero invece ancorata saldamente al passato.

Ma pare che sia finalmente giunto il momento di prendermi la mia rivincita. Dopo essere stata ingiustamente accusata di errori non consapevolmente commessi, dopo essere stata interrogata per ore, dopo aver visto ogni parola scritta scrutinata con la lente d’ingrandimento, pare che alla fine la mia versione dei fatti abbia prevalso e la mia buona fede accettata.

4 thoughts on “PhD: buona la seconda

  1. Dopo quasi due anni in Australia, posso dire di capire esattamente a cosa ti riferisci… quel senso – possibile solo qui a certi livelli – di incompetenza altrui, di incuria, di lentezza, che ti fa venir voglia di mettere te, marito e gatto sull’arca di Noè e mandare un bel diluvio su tutto il resto. Ma tu tieni duro!!!

    1. A volte sono davvero incompetenti a livelli che, pur da italiana, ti lasciano senza parole. Purtroppo questo mi ha fatto cambiare drasticamente idea sull’University of Sydney e, se mai un giorno riuscirò a laurearmi, di certo non lo farò con la stessa gioia e orgoglio che avrei avuto se tutto questo non fosse mai successo!

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