Consigli pratici #7: possedere casa in una strata

Vi siete trasferiti in Australia e avete deciso che questo paese vi offre un futuro abbastanza promettente tanto che state pensando di investire nel mattone e comprare casa? Ottima idea! Se il mercato immobiliare australiano non vi spaventa con i suoi tempi rapidi e i suoi prezzi folli, probabilmente avete preso una buona decisione. Vi avevo già raccontato qui il processo per arrivare a comprare casa in Australia, ma oggi voglio fare un passo oltre e darvi qualche delucidazione su cosa voglia dire vivere in una “strata” nel NSW*, prima che sia troppo tardi per voi! Continue reading “Consigli pratici #7: possedere casa in una strata”

Le mie città

Parecchio tempo fa ormai la mia amica Claudia scrisse un post che mi inspirò molto, perchè toccava un concetto molto caso a noi expat: la casa. Girando il mondo, vivendo in diversi paesi e città, è normale allentare un po’ le proprie radici e scoprire di sentirsi “a casa” dove meno ce lo saremmo aspettato. Di città ne ho girate parecchio, ma ce ne sono alcune che hanno un significato particolare per me. Eccovi le mie città. Continue reading “Le mie città”

Consigli pratici #4: acquistare una casa in Australia

Arrivando dall’Europa il settore immobiliare australiano sembra molto più dinamico di quelli europei. La frequenza dell’acquisto e della vendita casa è un qualcosa che sorprende chi è appena arrivato in Australia. Il mercato mobiliare è visto alla stregua del mercato azionistico. L’investimento nella proprietà è uno dei passatempi maggiori degli australiani che vedono il possesso di un gran numero di case come passaporto verso una vita di rendita. Continue reading “Consigli pratici #4: acquistare una casa in Australia”

Consigli pratici #3: affittare una casa o una camera in Australia

In base alle statistiche più recenti, l’Australia è ancora la nazione più cara al mondo: Sydney si trova al 3° posto nella classifica della città più costose, seguita da Melbourne al 5° posto. Ovviamente l’Australia non è un paese dove andare con due lire in tasca, sperando di trovare una casa decente in una zona centrale. L’Australia ha le case meno accessibili finanziariamente del mondo anglosassone, secondo un articolo nel quotidiano The Age, che suggerisce che la ‘bolla’ immobiliare stia per scoppiare. Un confronto tra il prezzo medio di una casa ed il reddito medio di una famiglia in Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti rivela che l’Australia ha il maggior numero di città nella fascia “meno accessibile”, nella quale i prezzi delle case sono cinque volte più grandi dei redditi.

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Quando manca l’aiuto giusto

Se mi seguite con constanza, sicuramente vi ricordete del mio simpatico vicino alcolizzato…. Che tanto simpatico non è mai stato, e lo è ancora meno da quando ha cominciato a stalkerizzarmi… Ma non pensate subito al peggio, per favore. Vi avevo già raccontato nello scorso post della sua orribile abitudine di bussare per ore alla mia porta, senza nessun motivo, o del suo tentativo di entrare nel mio appartamento. Ma c’è altro. Perchè da qualche settimana a questa parte, ogni volta che lui ha una delle sue nottate di bravate, a cui segue un’intera giornata di bevute, urla, e schiamazzi, e io esco di casa, lui apre la sua porta, mi urla frasi più o meno comprensibili e più o meno appropriate, e a volte mi segue giù dalle scale. Vi spiego meglio: noi abbiamo delle porte con dead bolt per cui basta tirarsi la porta dietro per chiuderla… Il problema è che questa porta, quando si chiude, fa parecchio rumore. Ecco, io esco di casa, mi chiudo la porta alle spalle e mi avvio verso le scale; lui sente la mia porta chiudersi, apre la sua (attaccata alla mia) e mi parla/segue. Io ovviamente non gli rispondo, a volte neanche lo guardo, e tiro dritto giù per le scale, senza correre ma senza fermarmi. E lui di solito a quel punto se ne torna a casa. Ecco, questo è quello che succede da qualche settimane, una o due volte la settimana. Non è niente di eccessivo, non ha mai provato a toccarmi o a fermarmi (e ci mancherebbe!), e non mi ha mai seguito in strada… Ma per me è abuso, è stalking, è mancanza di rispetto e voglia di invadere la mia privacy e minare la mia sicurezza. Non è una violenza fisica, ma è violenza mentale.

E così oggi abbiamo fatto l’ennesimo passo per provare a risolvere questa situazione. Non so come funzioni in Italia, ma qui in Australia per quanto riguarda le liti/dispute tra vicini, esiste un protocollo abbastanza rigido da seguire per cercare di risolvere il problema. Il primo step ovviamente è quello di cercare di parlare con il vicino in questione e chiedergli di interrompere l’atteggiamento che crea il problema. Noi l’abbiamo fatto di persone appena trasferiti qui, ma poi, visto il soggetto che avevamo di fronte, abbiamo deciso di affidarci all’amministratore del condomiio, che ha mandato lettere su lettere al vicino chiedendo di piantarla. Lettere che ovviamente non hanno avuto nessun effetto. Il secondo step è quindi di inviare una notice to comply, ovvero una richiesta formale da parte dell’amministrazione di rispettare una regola, in questo caso il silenzio. Se questo non dovesse venire entroun determinato termine di tempo (nel mio caso, immediatamente), il vicino può essere multato fino a $550. Qualora anche questo non dovesse funzionare, il terzo step è quello di ricorrere alla mediazione. Questo servizio a basso costo viene offerto dal dipartimento del Fair Trading, che si occupa, tra le altre cose, anche di dispute tra vicini. La mediazione è volontaria e si tratta appunto di mediazione, per cui le due parti cercano di trovare una soluzione al problema con l’aiuto del mediatore. Qualora una soluzione non si trovi, allora il quarto step è chiedere un’udienza al tribunale civile e amministrativo dello stato, che può imporre sentenze e multe, ed ordinare che determinate azioni avvengano.

E quindi, tornando a noi, questa mattina abbiamo avuto il nostro incontro di mediazione, per cui eravamo estremamente in ansia, non sapendo a cosa andavamo incontro. Mille scenari ci si aprivano davanti: che all’incontro venisse solo la sorella (proprietaria di casa), che venisse anche lui, che negassero tutti, che fossero aggressivi, ecc. Ci siamo preparati al peggio, e forse questo ci ha aiutato a reagire meglio oggi. All’incontro sono venuti la sorella e il marito. Ci hanno lasciato esporre la nostra posizione, e poi, con gli occhi bassi, hanno ammesso che fosse tutto vero. Hanno ammesso che, nonostante non fossero a conoscenza di alcuni dettagli (come i suoi abusi nei miei confronti), sia consci di come questo problema vada avanti da anni. E che il motivo è l’alcolismo del fratello. E i suoi problemi di schizofrenia. E questo noi non lo sapevamo: così adesso sappiamo che abbiamo a che fare con un vicino schizofrenico, oltre che alcolizzato. Combinazione esplosiva? Per la mia ignoranza sì, ma mi affido volentieri a qualche esperto per consigli e suggerimenti. Detto questo, la sorella ha ammesso di non sapere cosa fare e di avere le mani legate. Perchè nel New South Wales (non so nel resto d’Australia) non esiste la possibilità di ricoverare una persona per alcolismo (o altre dipendenze) contro la sua volontà. E lui chiaramente non vuole curarsi. E quindi loro (e noi) si trovano davanti a un impasse: vogliono risolvere il problema, vogliono aiutare il fratello, ma non sanno come farlo.

E questo è decisamente triste per tutte le persone coinvolte: la persona che continua a essere vittima della sua dipendenza, la famiglia che vorrebbe aiutare il malato, i vicini che devono subirne gli abusi, e la comunità in generale che non è protetta da un individuo potenzialmente pericoloso. Il tutto per salvaguardare la libertà di ogni individuo, che non può essere negata a meno che non venga imprigionato. Ma a me pare che in questa situazione, siamo tutti a perderci…

La violenza della porta accanto

Ad agosto saranno 2 anni che abitiamo nel nostro appartamento tra gli alberi. Mi piacerebbe poter dire che non vorrei mai andare via di qui, che non c’è altro posto al mondo dove vorrei essere, e che la mia vita qui è semplicemente perfetta. Ma direi una manciata di palle. Come forse vi ricorderete, mi avevo già raccontato qui come il mio palazzo sia un po’ “particolare”. The understatement of the year!

Purtroppo infatti non siamo stati benedetti con vicini gentili e amorevoli, che mi invitano a casa loro per un caffè o si offrono di badare a Bailey quando noi non ci siamo. Oh meglio, tra gli 11 vicini che abitano nel nostro palazzo, una sola è così, e infatti è la nostra unica amica. Ma il nostro vicino della porta accanto, quello con cui condividiamo il muro della sala e della camera da letto, è semplicemente un mostro.

Non sto scherzando e non sto esagerando. Vi avevo già parlato di lui nel post di prima: lui è il mio vicino alcolizzato e (probabilmente) psicopatico con qualche problema mentale. Non è la prima volta che vi racconto del problema dell’Australia con l’alcol. Non lo sapevo quando ho scritto quel post e non lo so adesso cosa spinga gli australiani a sfondarsi in quel modo. Quello che so è che nei quasi 2 anni da quando abito qui visto davvero il peggio che l’alcol può fare. Ho sopportato notti insonni, quando lui torna a casa ubriaco marcio da una nottata di bevute. Ho sopportato giornate di mal di testa, quando lui tiene la tele o lo stereo a un volume semplicemente assordante. Ho sopportato urla, grida e litigate con sua madre, con la tele, con i passanti, con i suoi amici immaginari. Ho sopportato porte sbattute, pugni sui muri, finestre scorrevoli aperte e chiuse in continuazione. Ma peggio di tutto ho dovuto sopportare i suoi abusi quando decide di rifarsi su di noi e passa ore a bussare alla mia porta senza nessun motivo. Ho dovuto sopportare il suo tentativo più o meno cosciente di entrare nel mio appartamento.

Sono 2 anni che sopporto tutto questo più o meno giornalmente. Sono 2 anni che mi addormento con i tappi nelle orecchie. Sono 2 anni che dormo decisamente meno e peggio di quello che vorrei. Sono 2 anni che non rispondo alla porta se qualcuno bussa. Ma soprattutto, sono 2 anni che esco o rientro a casa con la paura di incontrare lui sulle scale. Sono 2 anni che non mi sento sicura a casa mia.

E non c’è sensazione peggiore. Ve lo posso garantire.

So di non essere la sola purtroppo. La cronaca è piena di casi simili al mio, casi purtroppo finiti come io non voglio assolutamente finire. Per cui mi sto muovendo con i mezzi leciti a mia disposizione per evitare di diventare l’ennesimo nome su un giornale. L’Australia è un paese che funziona, le autorità esistono e i diritti vengono rispettati. Ma l’Australia non è un paese perfetto, e anche qui certe cose non funzionano. Purtroppo.

Ma qualcosa si può fare. Forse un giorno vi racconterò della procedura che sto seguendo. Per ora sappiate che sto vivendo questa situazione davvero brutta. Ed è tutta colpa dell’alcol, che (assunto in quelle quantità) annebbia il cervello, elimina ogni freno, e porta alla violenza. Quello che spero con tutto il mio cuore è che se un giorno vedrete il mio nome sui giornali, sia perché ho fatto qualcosa di bello con la mia vita, e non perché Martin è uscito di testa… Fingers crossed!

In Via dei Matti numero zero 1.0

Martedì mattina. Ora 9:00. S&L sono in partenza da Sydney, e io li accompagno in strada a prendere l’autobus. Non appena usciamo dal portone, incontriamo Berry, un anziano che abita al primo piano. Questo vecchietto un po’ burbero solitamente sempre elegante e curato, quella mattina girava a piedi nudi e in pigiama. Come ci ha visto ha cominciato a dirci qualcosa, ma non si capiva di niente di quello che diceva. Mentre aspettavamo l’autobus, lo vedevo andare su e giù dal corsello dei box, come in cerca di qualcosa. Salutati S&L, faccio per salire in casa, quando me lo trovo di nuovo davanti. Gli chiedo se voglia salire, e così entra nel portone con me. Dovendo passare dal suo appartamento per salire al mio, gli chiedo se ha con sé le chiavi di casa (abbiamo le serrature a “deadlock”, perciò senza chiavi la porta non si apre) e mi risponde che gliele hanno rubate la sera prima. Mi parla e quello che dice non ha senso. Mi sembra chiaramente in stato confusionale e io non so che fare per aiutarlo. Fa per aprire la sua porta di casa, ma è chiusa e così comincia a provare tutte le porte dei vicini. Io nel frattempo salgo a casa, e attraverso la porta lo sento salire e scendere e continuare a provare tutte le porte, nella speranza che qualcuna si apra. Non sapendo cosa fare, decido di chiamare la polizia: gli spiego che il mio vicino anziano è in stato confusionale e che si è chiuso fuori casa. Nel giro di mezz’ora due macchine e una decina di agenti si aggirano per il palazzo. Per fortuna Berry non si è allontanato, e per le successive due ore gli agenti stanno con lui, fino all’arrivo del fabbro che riesce a farlo rientrare in casa. Mezz’ora dopo me lo ritrovo di nuovo che fa su e giù per le scale, provando ad aprire tutte le porte… Continue reading “In Via dei Matti numero zero 1.0”

Tornare a casa… ma la casa dov’è?

Ricordo come fosse ieri la prima volta che ho volato sopra New York. Era il dicembre 2003 e stavo per passare il mio primo (e per il momento ultimo) Natale americano nella Grande Mela. Ricordo che il mio host dad insistette per farmi sedere vicino al finestrino per farmi ammirare il panorama della città illuminata… E che panorama! Milioni e milioni di luci che si estendevano in ogni direzione, intervallate ogni tanto da buchi neri là dove l’oceano incontrava la città. Con il naso incollato al finestrino, guardavo a bocca aperta lo spettacolo di New York sotto di me… Non credevo di poter vedere niente di più bello! Finché non sono ritornata a Seattle, e sorvolando le magnifiche montagne innevate dello Stato di Washington, ho capito che ai miei occhi l’artificialità di qualsiasi città non potrà mai battere la bellezza della natura.

Finché non sono arrivata a Sydney: dopo il giallo e il rosso dell’outback australiano, e il verde delle montagne alle spalle della città, improvvisamente iniziano gli infiniti quartieri della Greater Sydney, con le sue casette e le piscine… E man mano che ci si avvicina alla città, ecco spuntare i primi rami della baia, che come un polipo si addentra nei quartieri cittadini. Gli yacht, le barche a vela, i traghetti: la bellezza di Sydney è tutta qui, in queste baie, in queste spiaggette… qui dove natura incontra la città. Sydney è la città che mette in discussione ogni mia certezza, Sydney è la città che mi confonde, Sydney è la città delle contraddizioni. Ma Sydney è casa mia. La mia casa lontano da casa.

Photo courtesy of www.johnanthonycurran.com
Photo courtesy of www.johnanthonycurran.com

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Il silenzio assordante delle mie giornate

Finito. Si è da poco conclusa l’ultima lezione del mio secondo corso di supporto al dottorato. Finalmente è finito. Una completa perdita di tempo, se proprio lo volete sapere. Ma non ho scelta, è un corso obbligatorio al fine di conseguire il dottorato. L’unica nota positiva è che mi costringeva ad andare in università e a passare due ore ogni mercoledì con alcuni dei miei colleghi. Sicuramente un cambio di routine positivo, dopo le lunghe giornate solitarie trascorse a casa. Chi l’avrebbe mai detto che quest’esperienza di ricerca si sarebbe rivelata così mentalmente difficile? Continue reading “Il silenzio assordante delle mie giornate”

I was once happy here

Prendete una domenica “invernale” come solo Sydney sa regalare…

Prendete un fidanzato impegnato a giocare ai 4 moschettieri…

Prendete la mia noia alla suddetta attività…

Ed ecco che mi ritrovo a spasso tra le vie di quello che fino a un anno fa era il mio quartiere. Annandale. Erano molti mesi che non mi ritrovavo da queste parte, e così ho approfittato di questo pomeriggio di sole per fare un giro tra queste vie piene di ricordi.

Ribbet collage2

Il quartiere non è cambiato quasi per niente, fatta eccezione per una palazzina nuova che rimpiazza una ex scuola. Quello che mi era così familiare un anno fa, è ancora dove l’ho lasciato e come me lo ricordo. Ecco due tra le mie case preferite, ecco la casetta che sembra una chiesa, ecco quella che ho soprannominato la casa Dr. Jekyll e Mr Hyde. Ma c’è qualcosa di diverso: la metà di Mr Hyde (quella di sinistra), non è più cadente come una volta, è stata sistemata e ridipinta. Caro Mr Hyde, mi sa che questa volta sei tu che non hai resistito al fascino del Dr. Jekyll…

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