Un libro in valigia: “Il sale della terra” di Jeanine Cummins

“Il sale della terra” di Jeanine Cummins – il cui titolo originale è “American Dirt” – non è solo un libro che vi farà viaggiare nel lontano Messico, tra la violenza dei cartelli e l’amore di una madre per il proprio figlio. “Il sale della terra” è anche uno dei libri più controversi dell’anno, o forse anche del decennio. Ma io questo non lo sapevo quando ho scelto questo incredibile libro e quando l’ho divorato pagina dopo pagina, senza riuscire a metterlo giù.

La trama

“Il sale della terra” di Jeanine Cummins racconta la storia di Lydia Quixano Pérez, proprietaria di una libreria borghese di Acapulco: la sua vita è bella e agiata fino a quando suo marito, un giornalista investigativo specializzato in report sui narcotrafficanti messicani, scrive il profilo del nuovo boss del cartello, Javier. La storia vuole che questo boss sia anche un carismatico frequentatore abituale del negozio di Lydia, nonché suo amico – almeno fino a quando lei non scopre la sua vera identità. All’uscita dell’articolo, la figlia del boss – ignara di questo suo ruolo – commette suicidio e, per tutta risposta, Javier ordina l’uccisione dell’intera famiglia allargata di Lydia, lasciando accidentalmente in vita solo lei e suo figlio di 8 anni. Il libro racconta il loro tentativo di fuga verso la sicurezza degli Stati Uniti, sul pericolosissimo Bestia, un treno merci che attraversa il Messico parallelo alla costa del Pacifico. Lungo il percorso Lydia e suo figlio si confrontano con il pericolo e la disperazione di un simile viaggio, ma fanno anche amicizia con altri migranti sulla loro strada, condividendo il loro passato tragico e lavorando insieme per un futuro ricco di speranza.

È un ciclo, pensa Lydia. Ogni giorno un orrore nuovo, e quando finisce, subentra quel senso di distacco surreale. Una specie di incredulità verso quanto hanno appena sopportato. La mente ha i poteri magici. Gli esseri umani hanno i poteri magici.

Le critiche

Se il libro è stato molto ben accolto e recensito da scrittori come Stephen King, Don Winslow e John Grisham, ma anche da Oprah Winfrey che lo ha inserito nell’Oprah’s Book Club, “Il sale della terra” è stato anche ampiamente criticato. Le critiche principali che sono state mosse al libro e alla sua autrice sono state sollevate da una rete di scrittori Latinx, DignidadLiteraria, che si è formata sulla scia del rilascio di “American Dirt” per affrontare quello che i suoi membri consideravano razzismo sistemico nell’industria editoriale. Le loro critiche riguardano l’identità della stessa Cummins, e la sua autorità e abilità nel parlare per le comunità emarginate. L’autrice è infatti statunitense e bianca, nonostante sua nonna sia in realtà di Porto Rico. Per questo suo essere bianca è stata accusata di aver raccontato il Messico sbagliato o, peggio ancora, di aver sfruttato l’esperienza dei migranti messicani a beneficio dei lettori bianchi. Secondo i peggiori critici del libro, “Il sale della terra” non fa che perpetuare i peggiori stereotipi sul Messico, dipingendolo come l’inferno a cui contrapporre il paradiso che sono gli Stati Uniti.

Lei e Luca sono migranti per davvero. […] Con la curiosità distaccata delle classi agiate, si è chiesta in che condizioni spaventose vivessero per convincersi a partire. Per convincersi ad abbandonare la loro casa, la loro cultura, la loro famiglia, persino la loro lingua e correre un pericolo terribile, rischiare la loro stessa vita, tutto per il sogno di raggiungere un paese lontano che nemmeno li vuole.

Cummins viene accusata da più parti di scrivere «pornografia del dolore» presentata «con la foglia di fico della giustizia sociale». L’autrice stessa nelle note a fine libro ammette di volersi fare portavoce di chi, secondo lei, non può parlare da solo, e di voler dare un volto ai migranti al confine col Messico, descritti dai media come una massa marrone senza volto, «per rendere omaggio alle centinaia di migliaia di storie che non sentiremo mai». In questo senso Jeanine si presta all’accusa di avere il cosiddetto “complesso del salvatore bianco”, lo spirito missionario di qualcuno privilegiato che crede di poter aiutare chi non lo è e di sapere come fare, con una certa presunzione.

Ma alla fine di tutto, pare che quello che più è stato criticato nelle Americhe non è tanto il libro in sé, quanto più il sistema editoriale statunitense, che favorirebbe gli autori bianchi, a discapito di molti altri libri sullo stesso tema che secondo i critici sarebbero scritti meglio e con maggiore preparazione.

Sul muro che delimita il confine a Tijuana c’è un graffito meraviglioso che per me è diventato il motore di tutto questo lavoro. L’ho fotografato e l’ho impostato come sfondo del computer. Ogni volta che vacillavo o mi scoraggiavo, cliccavo per tornare sul desktop e lo guardavo: “También de este lado hay sueños”. Anche da questa parte esistono i sogni.

La mia opinione

Personalmente, ho molto amato questo libro che ho ingurgitato nel giro di un paio di giorni. Mi è piaciuta molto l’ambientazione del libro in Messico e ho seguito sulla cartina tutti gli spostamenti dei protagonisti. Il Messico è un paese che non conosco profondamente, ma che amo molto perché è proprio qui che abbiamo fatto il nostro viaggio di nozze, un on the road di 3 settimane che ci ha permesso di esplorare – anche se non di conoscere – una gran parte del paese. Ricordo la preoccupazione e l’ansia prima del viaggio, la brutta reputazione e gli stereotipi che caratterizzano questo paese ci hanno in parte rovinato il periodo pre-partenza. Ma è stata tutta ansia sprecata, perché per fortuna il nostro viaggio è andato benissimo, non abbiamo avuto nessun problema, ma siamo consci che non si può generalizzare e che parti del Messico rimangono comunque pericolose.

Ho amato molto il personaggio di Lydia, la sua perseveranza e il suo grandissimo amore verso il figlio che le fanno mettere un piede dietro l’altro verso la tanto agognata salvezza che rappresentano gli Stati Uniti. Cosa non si fa per i figli!

Non si è guardata indietro, non ha compiuto una piccola cerimonia per iniziare la sua nuova vita dall’altra parte. Quel che è fatto è fatto. Adelante.

Mi sono anche molto ritrovata sia in Lydia che nel figlio quando riflettono sulla perdita dei propri padri. Avendo sperimentato sulla mia pelle il lutto per la morte di mio padre da giovane, so bene quanto questa perdita mi abbia influenzato a vita, e mi sono ritrovata in molte parole dell’autrice.

Che dolore immenso aveva provato quando era morto suo padre! La atterrisce pensare all’influenza profonda che ha avuto su di lei da giovane quella singola perdita. Adesso ce ne sono altre sedici. Quando ci pensa, si sente fragile come un frammento, definita non tanto da ciò che la costituisce ma dai contorni di ciò che le manca.

Ho trovato anche molto vera e profonda la riflessione di Luca sull’esigenza contrastante da un lato di ricordare, di aggrapparsi al ricordo del padre molto per non dimenticare neanche il più piccolo dettaglio; e dall’altro dal bisogno di andare avanti, di guarire, di dimenticare gli atroci dettagli della morte e del vuoto lancinante che ha lasciato.

Nel suo cuore è già iniziato il braccio di ferro tra la volontà di ricordare e il bisogno di dimenticare. Nei prossimi mesi, a volte Luca rimpiangerà di aver sprecato quei primi giorni di dolore. Avrebbe dovuto farsi squarciare, farsi distruggere di più. Perché, quando comincerà a dimenticare, gli sembrerà un tradimento.

Infine, nonostante tutte le critiche mosse all’autrice proprio su questo argomento, ho molto apprezzato che questo libro abbia trattato – per la maggior parte – l’argomento dei migranti con umanità e gentilezza. Come rimarca Jeanine nella sua nota al libro, i migranti sono percepiti “nella peggiore delle ipotesi […] come una massa di invasori e di criminali che prosciugano le nostre risorse; nella migliore, come una folla di poveri senza volto con la carnagione scura, che chiedono aiuto a gran voce bussando alle nostre porte”. Vale per gli immigrati del centro-sud America negli USA, come per quelli che attraversano il Mediterraneo verso l’Europa o l’Oceano Indiano verso l’Australia. Questa è una causa su cui ho sempre avuto opinioni molto forti, credo profondamente nel diritto di ogni persona di trovare salvezza e un futuro migliore, e, al contrario dei critici della Cummins, sono molto contenta e grata che l’autrice abbia trattato questo argomento.

Di rado pensiamo a loro come a esseri umani uguali a noi. Persone capaci di prendere decisioni, persone in grado costruire un futuro luminoso non solo per sé ma anche per noi, come hanno fatto prima di loro tante generazioni di immigrati spesso disprezzati.

Ho profondamente amato questo libro: forse sono stata superficiale nella mia lettura, ma io ho preso solo il bello che questo libro e questa autrice mi hanno offerto. Perciò non posso che consigliarvelo!

30 thoughts on “Un libro in valigia: “Il sale della terra” di Jeanine Cummins

  1. L’ho letto queste estate e ne sono rimasta coinvolta fino a leggerlo quasi tutto d’un fiato in pochissimi giorni. Crudo e severo ma molto inteso e suggestivo. Ho viaggiato in un Messico diverso, meno turistico ma più reale. Ma ho viaggiato e un libro deve riuscire a fartelo fare.

    1. Queste sono state le mie stesse sensazioni, un libro che mi ha coinvolto tantissimo e che ho molto apprezzato. Tutto il resto mi sembra una chiacchera inutile

  2. Spesso dai libri bisogna prendere quello che ci serve e non quello che i critici vogliono inculcare. Da questa storia si possono imparare molte lezioni, senza metterci troppa politica in mezzo.
    Si nota come tu l’abbia amato e il tuo trasporto è coinvolgente, darò un’occhiata anche io la prossima volta in libreria.

    1. Sono d’accordo, penso che il voler trovare sempre qualcosa da criticare renda la vita molto amara. Questo è un bellissimo libro dal messaggio importante e così dovrebbe essere recepito!

  3. La tua recensione mi ha incuriosito e credo che non tarderò a leggere il romanzo cercando di fare astrazione da tutti i dibattiti e polemiche di cui è stato oggetto.

  4. Adoro i libri che ti portano a viaggiare con la mente, e proprio stasera andrò in libreria a prendermi qualche nuova lettura, darò sicuramente una spulciatina anche questo libro.

    1. Se trovi qualche altro titolo interessante, fammi sapere che sono sempre alla ricerca del prossimo libro!

  5. Non conoscevo questo libro ma dopo aver letto la tua super recensione mi hai decisamente incuriosita. La pensiamo esattamente allo stesso modo sulla questione migranti e trovo abbastanza surreali certe accuse mosse alla Cummins. Mi hai fatto venire voglia di leggerlo, grazie! 🙂

    1. Mi fa molto piacere averti incuriosito su questo libro. Penso che a parte tutte le discussioni politiche, la storia sia molto coinvolgente e io l’ho divorato in pochi giorni!

  6. Ancora non capisco come si possa fare un dibattito del genere su storie così!
    Alla fine, un libro è buono proprio perché suscita reazioni e qui direi che ne ha suscitate parecchie!
    Sarei proprio curiosa di leggerlo!

    1. Dicono che non esista cattiva pubblicità. Pensa a tutte le vendite che sono seguite all’enorme dibattito su questo libro!

  7. Ho sentito parlare di questo libro ma non ho ancora avuto occasione di leggerlo. Mi sembra però nelle mie corde quindi mi attrezzerò per reperirlo, magari in biblioteca. Poi ti dirò se mi è piaciuto!

  8. Come te anche io ho amato tantissimo questo libro. Ricordo di averlo letto durante uno dei tanti lockdown, e di averlo messo giù solo la sera per andare a dormire. Al di là delle critiche, per quanto mi riguarda mi sono trovata catapultata nel bel mezzo di una storia terrificante, e pur non avendo figli, ho provato un’ansia incredibile nei passaggi che hanno fatto temere il peggio per Lydia e suo figlio. Ti prende davvero al cuore.

    1. Sono contenta che anche a te sia piaciuto e sono altrettanto contenta di averlo letto senza l’influenza delle critiche che ho scoperto dopo

  9. Da lettrice appassionata ho molto apprezzato la tua recensione. Mi incuriosisce il fatto che la scrittrice sia bianca e americana e per questo molto criticata. Lo leggerò senza dubbio e ti farò sapere cosa ne penso anche se a priori posso dirti che il tema dei migranti è attuale e scottante ed è assolutamente importante portare a conoscenza dei più il dramma di queste vite.

    1. Personalmente non credo che si debba appartenere a una certa categoria per parlarne, a meno di essere definita “parte” quando non lo si è

  10. Molto significativo il graffito. Comunque non conoscevo questo libro e ora penso proprio che lo andrò a comprare. Trovo che il successo editoriale sia dato anche dal fatto che susciti reazioni, e mi pare che questo l’abbia fatto. Se poi ci sia razzismo o meno, è sempre relativo e dipende da quale parte tu fai un’accusa del genere. Non avendolo ancora letto non posso esprimere un mio parere, ma credo che certi fatti vadano narrati, con o senza il consenso di tutti quanti.

    1. Devo ammettere che non ho ancora letto questo libro pur avendone sentito parlare . Il tema della migrazione è quanto mai attuale e sicuramente uno di quelli che divide la critica . Grazie del consiglio , non vedo l’ora di cominciarlo

      1. Essendo così attuale e discusso, ne parlano in tanti ma quello che ho apprezzato di questo libro è l’umanità che l’autrice vuole ridare ai migranti. L’ho trovata una cosa importante e molto bella

    2. La penso come te, certe storie vanno raccontate e basta. Più ne si parla e meglio è! Tutto il resto secondo me sono chiacchere abbastanza inutili

  11. La tua recensione mi ha davvero incuriosito. Credo che leggerò questo libro sotto l’ombrellone perdendomi nelle avventure dei personaggi sotto il sole di settembre. Grazie della dritta!

    1. Pensa che io ho scoperto tuttoil dibattito dopo, prima mi sono goduta questo bellissimo libro per quello che è!

  12. Il tuo entusiasmo incita alla lettura del libro!
    Io credo comunque che dare voce a chi non è ha e raccontare la storia sia sempre una cosa buona, soprattutto se questa arriva a qualcuno in più, non importa da chi.
    Del resto comunque non si fa mai bene per tutti, per cui va bene cosi’ , di libri belli e che appassionano ce n’è sempre bisogno!

    1. La penso anche io così, più siamo a raccontare una storia che merita di essere conosciuta e meglio è!

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