Good bye, my Big Willy

Everyone has a biological father. Many people have a dad worth of this name. Few are lucky enough to have two dads. I was among those few, albeit only for a short period. One raised me for 18 years, the other welcomed me into his home for only one year, but has loved me 13 more. When one left me, the other one filled the void. Albeit from far away. And now that he too is gone, who will fill that abyss in my heart? Continue reading “Good bye, my Big Willy”

Goodbye, my friend

Goodbye my friend, I know your going searching although I can still feel ya here
It’s not the end, You gotta keep it strong before the pains turn into fears
So glad we made it, time will never change it
You know it’s to say goodbye,  And don’t forget on me you can rely
I will help you on your way, I will help you everyday

Era il settembre 2007 quando sei entrata nella mia vita durante quella prima orientation per gli studenti stranieri allo IEP di Grenoble. Il tuo accento, la tua dolcezza e la tua simpatia mi hanno colpito subito e la nostra amicizia è cresciuta in fretta, tra uscite Erasmus, feste al Rabot, gite varie e lezioni pietose di tennis ogni giovedì mattina. Sei stata la prima persona a cui ho raccontato del mio primo bacio con l’Avvocato e sei stata quella che mi ha consolato quando lui è ritornato in Australia. La fine dell’Erasmus e il ritorno in Italia non hanno intaccato la nostra amicizia, che è continuata nonostante la distanza. Abbiamo sempre guardato nella stessa direzione (fuori dai confini dell’Italia) e avuto gli stessi sogni, e ho trovato subito un’alleate in te quando ho deciso di trasferirmi in Australia. Continue reading “Goodbye, my friend”

E così saluto anche te, caro nonno

Di una cosa sono certa, lassù ti staranno facendo tutti una grande festa. Così tante persone ti hanno preceduto, che di sicuro non sarai mai solo un attimo. Dopo quasi 12 anni riabbraccerai finalmente la tua amata moglie, quella moglie che hai assistito nella sua lunga malattia, quella moglie che ti eri scelto giovane perchè ti accudisse nella vecchiaia, e che invece il cancro ti ha strappato troppo presto. Quella moglie per cui hai firmato ogni bigliettino di Natale, Pasqua e compleanno da 12 anni a questa parte. E poi tuo fratello, i tuoi genitori, il tuo genero. Ti faranno proprio una bella festa, nonno, perchè te la meriti. Continue reading “E così saluto anche te, caro nonno”

A presto, amica mia

Ho detto tanti addi e tanti arrivederci nella mia vita. Alcuni sono stati per sempre, altri sono stati temporanei. Alcuni mi hanno lasciato il cuore a pezzi, altri sono stati meno dolorosi del previsto. Alcuni sono stati meditati a lungo, altri sono stati presi sul momento. Alcuni sono stati un caso isolato, altri vengono ripetuti con costanza. Alcuni sono stati detti tra le lacrime, altri con il sorriso sulle labbra. Alcuni sono stati detti in aeroporto, altri al telefono. Ho salutato l’Avvocato e la mia famiglia un sacco di volte, senza sapere quando li avrei riabbracciati. Ho salutato amici dall’altro capo del mondo, sapendo che sarebbero passati anni prima di rivederli di nuovo. Ho salutato fidanzati, senza sapere che pochi giorni dopo ci saremmo lasciati. Ho salutato familiari sapendo che non li avrei più rivisti. Ho salutato amiche non sapendo che presto non lo sarebbero state più. Ho saluto bambini, senza sapere che la prossima volta che li avrei visti sarebbero stati già grandi. Qualsiasi sia stata la storia che mi ha portato a salutare una persona, non è mai stata una sensazione piacevole.  Continue reading “A presto, amica mia”

Ciao nonna

Ciao nonna, piccola grande donna…

Oggi ti salutiamo e, dopo una vita passata a pensare sempre agli altri prima che a te stessa, finalmente ti lasciamo andare. 

Nonna, avevi un carattere forte e testardo eppure quando ero piccola e giocavi con me vedevo la tua grande dolcezza, e i tuoi occhi che si illuminavano davanti alle cose che ogni giorno imparavo. Per un bambino ogni giorno è una scoperta  e tu eri per me una parte importante  di quel mondo ancora tutto da vivere. Tu eri sempre lì… ricordo i giorni d’inverno in casa al caldo con te, le serate sul divano in cui mi tenevi i piedi in grembo per tenerli al caldo… e poi ricordo le estati meravigliose passate in campeggio, i pomeriggi a giocare a dama o a sette bello, perché quelli erano gli unici giochi che conoscevi.  

 

Per anni, a scuola, mi sono sentita diversa dagli altri bambini, perché i miei genitori non mi portavano mai a scuola, né mi venivano a prendere. Mentre le mie amichette avevano le mamme che facevano comunella ed erano sempre a casa a preparare merende e a scorrazzare le bambine da una pare all’altra, io avevo la mia nonna. La mamma rientrava dal lavoro solo in serata, e la nonna si occupava di noi in settimana. Sono cresciuta con la nonna, coccolata e viziata dal suo amore incondizionato; e se da bambina mi dispiaceva che al mio fianco ci fosse sempre e solo lei, invece che mia madre, con gli anni ho imparato ad apprezzare l’enorme fortuna che ho avuto. Ogni ricordo che ho fino ai ventiquattro anni è legato indissolubilmente a te perché tu ci sei sempre stata. 

Nonna, porterò sempre con me i due insegnamenti più grandi che mi hai lasciato. Il primo è l’amore assoluto per i figli e i nipoti, che agli occhi tuoi non sbagliano mai. Fin dall’asilo, quando commettevo qualche guaio, lei mi ha sempre coperto. Quanti segreti ha tenuto per me! Se c’era una persona su cui potevo sempre contare, era senz’altro lei. Un ‘no’ nei miei confronti proprio non rientrava nel suo vocabolario… E se questo sicuramente ha creato dei conflitti con i miei genitori, è pur vero che non sarei la persona che sono oggi se mia nonna non mi avesse cresciuto così. 

La seconda cosa che mi hai insegnato è che si può sopravvivere a tutto, anche al dolore più grande e inimmaginabile. La vita non è stata per niente gentile con te. Hai conosciuto il dolore di perdere il papà a soli 6 anni e nonostante il marito e tre figli, non penso tu abbia mai avuto una vita particolarmente felice. La tua quotidianità è sempre stata fatta di lavoro e doveri; gli altri venivano sempre prima di te, marito, figli o nipoti che fossero. A 60 anni sei rimasta vedova, per poi vederti strappare due figli nel giro di 10 anni. Non penso ci siano dolori peggiori di quelli a cui sei sopravvissuta, eppure ce l’hai fatta. Hai saputo andare avanti con una forza incredibile, riuscendo lo stesso a occuparti non solo di te stessa, ma di tutta la nostra famiglia. Eri la mia roccia, eri la mia ancora, la mia sicurezza, ma certi dolori lasciano il segno e aver perso il tuo secondo figlio (mio padre) ti ha dato una botta da cui non ti sei più ripresa. 

Negli ultimi anni eri stanca e vivevi un giorno alla volta. Non ne potevi più. Ogni giorno dicevi che voleva solo addormentarti e smettere di soffrire. E se questo da un lato ci ha spezzava il cuore, dall’altro sapevamo che avevi vissuto e sofferto abbastanza. E così oggi ti salutiamo nonna, e ti lasciamo finalmente riposare.

Ciao nonna e grazie per una vita di ricordi e di amore. Ti porteremo sempre con noi.  

 

Ciao piccola grande Talia…


Oggi potrei scrivere di tante cose: del 58° compleanno del mio papà, del 95° di Nelson Mandela o degli ostacoli che sto incontrando nella mia ricerca… Invece ho deciso di raccontarvi la storia di una ragazzina che mi ha toccato il cuore. 
Il suo nome è Talia Castellano. Talia nasce nel 1999 a Orlando, Florida. Per ironia della sorte, proprio il giorno dei San Valentino del 2007 le viene diagnosticato un neuroblastoma al petto, una forma di tumore rara per un bambino, a cui solo il 30% sopravvive. Dopo terapie e trattamenti vari, sembrava che il cancro fosse scomparso. Per 13 mesi tutti i risultati sono stati negativi. Ma il mostro è ritornato nel 2008. Anche questa volta le terapie sono riuscite a eliminare ogni traccia di tumore per più di un anno. Il 13 agosto 2010 è stata la stessa Talia ad ammettere ai suoi amici di facebook che il cancro era tornato. Dopo 5 anni di interventi, trattamenti, cure e terapie, nell’agosto 2012 a Talia è stato diagnosticato un secondo tipo di tumore, MDS pre-leucemia nel midollo osseo dell’anca. Purtroppo non ci sono cure né terapie che trattino contemporaneamente il tumore osseo o quello dei tessuti molli. Durante quest’ultimo anno Talia ha continuato le cure pur sapendo che non esisteva nessuna possibilità di cura, ma sperando di rallentare la progressione del tumore e prolungare la sua vita. 

Nonostante questa terribile malattia, Talia non ha mai perso il sorriso e seppure così piccola e fragile è riuscita a toccare la vita di milioni di persone. Tramite un’amica della madre, all’età di 7 anni Talia ha scoperto la magia del trucco. Dal 2011 Talia ha registrato moltissimi video-tutorial, che ha raccolto su nel suo canale su YouTube, seguito da milioni di persone. In questi video Talia ha sempre indossato un meraviglioso sorriso sulle labbra nonostante il tumore e le sue gravi condizioni di salute ed ha sfruttato il make up per far capire alle ragazze malate di cancro che è comunque possibile sentirsi belle, sentirsi bene con se stesse e con il mondo, sentirsi allegre e felici nonostante tutto. Il suo motto era infatti ‘Il make up è la mia parrucca‘.

Negli ultimi 2 anni Talia è diventata un vero e proprio guru nell’ambito del trucco e della moda. Nel 2012 è apparsa al The Ellen DeGeneres Show, dove è stata dichiarata la modella onoraria di per la linea di trucchi di CoverGirl. In seguito è apparsa sulla rivista CoverGirl e in varie campagne pubblicitarie. Nel maggio 2013, Talia e la designer di moda Urbana Chappa hanno completato una linea di vestiti chiamata “That Bald Chick”. Da anni inoltre Talia collabora con la Children’s Cancer Foundation in un programma che offre supporto ai bambini malati di cancro e alle loro famiglie. Talia diceva di voler essere ricordata come “la ragazza spumeggiante che era la voce del cancro infantile”.

A gennaio i medici le avevano dato dai 4 ai 12 mesi di vita. E negli ultimi 6 mesi Talia ha praticamente vissuto in ospedale, uscendo solo per qualche giorno alla volta. In un video registrato proprio dalla sua camera di ospedale Talia parlava ai suoi fan affermando di essere felice di essere lì, in un posto sicuro in cui c’era sempre qualcuno pronto ad intervenire in caso di bisogno, un posto tranquillo dove potevano monitorare la sua situazione. Nel video Talia ha detto ai suoi fan di amarli e gli ha promesso che dopo qualche settimane circa sarebbe ritornata a casa.


Purtroppo invece Talia è morta, il 16 luglio, un mese prima del suo 14° compleanno. Ma non è vero alla fine che la malattia ha vinto, Talia ha perso la vita ma fino all’ultimo momento è alla vita che ha sorriso ed è la vita che ha colorato con i suoi meravigliosi trucchi. La mamma e la sorella di Talia hanno affermato di voler continuare la battaglia di Talia, di voler portare avanti i progetti a cui lei aveva dato vita e continuare così ad aiutare tutte le ragazze che come Talia sono malate e che hanno bisogno di una speranza in cui credere. 

Personalmente ho conosciuto Talia guardando The Ellen DeGeneres Show; da allora non mi sono persa un suo video su YouTube. Sia che fosse un tutorial sul trucco o un vlog sulla sua malattia, negli ultimi mesi ho seguito il lento deteriorarsi di questa bellissima persona… Ho il doppio dei suoi anni, ma posso dire con tutta tranquillità che Talia mi ha insegnato tanto e sono convinta che i suoi video resteranno la sua impronta nel mondo, un’ispirazione per milioni di persone. Ciao piccola grande Talia, grazie per aver condiviso la tua breve ma intensa vita con il mondo intero!

In memoria di Alessandra

Per quasi un anno ormai ho tenuto questo blog, tenendovi aggiornati sulla mia vita qui in Australia, parlando del più e del meno, a volte di cose futili e poco importanti. Per questo, non posso non dedicare una pagina in ricordo di un’amica che da qualche giorno è volata in cielo per colpa di un tumore.

Non farò finta che fosse una mia grande amica, ma Alessandra era una mia compagna di università e siamo diventate amiche durante la specialistica. Era una persona solare, piena di vita, sempre positiva ed energetica. Durante il secondo anno di specialistica ci siamo conosciute meglio durante un corso di storia, per cui eravamo in gruppo insieme per un progetto sulla CIA. Eravamo un gruppo di 7 persone, abbastanza piccolo per riuscire ad approfondire la  conoscenza reciproca. Durante il progetto Ale è andata in viaggio in Tailandia per 2 settimane, e quando è tornata ricordo che ci ha raccontato tutto del suo viaggio e ci ha portato dei regalini tipici. Ad Ale piaceva viaggiare e spesso ci siamo confrontate sui viaggi che avevamo fatto e che ci sarebbe piaciuto fare. Ci sono così tanti paesi che lei avrebbe voluto vedere e che purtroppo non avrà mai la possibilità di vedere…

Non posso non spendere due parole su questa ragazza di appena 26 anni, che per un anno ha combattuto con un tumore all’addome. Non le ero accanto quando ha scoperto la sua malattia, non le ero vicino durante la sua battaglia, non ero con lei durante i suoi ricoveri ospedalieri, ma ho saputo che ha affrontato il dolore, la paura, e l’ansia sempre con un sorriso sulle labbra. E’ riuscita a rendere solare un posto triste come l’ospedale, è riuscita a sopportare tre ricoveri nell’ultimo mese senza rinunciare al suo buonumore, è riuscita a non perdere la sua fede, nonostante l’ingiustizia di questo tumore.

Un anno, un solo anno, da quando Alessandra ha scoperto la sua malattia, a quando ci ha detto addio. Solo un anno. A 26 anni Ale ha perso la sua battaglia contro la vita, senza aver avuto modo di realizzare i suoi sogni, senza essere riuscita a ottenere quel successo a cui era sicuramente destinata. Ale ha finito l’università con il massimo dei voti, era una ragazza estremamente intelligente e volenterosa, e sicuramente sarebbe arrivata in alto. Purtroppo la vita aveva altri progetti per lei, e non le è stato dato modo di provare quanto valeva. Ma chiunque ha avuto la fortuna di conoscerla sa quanto valesse, sa quanto poteva dare a chi le stava intorno. Non ha mai negato un sorriso a nessuno, ed è così che la voglio ricordare. 

Ciao piccola grande leonessa!

Ciao Natalino!

Addio micio mio.

Dolce micione, sei entrato nella mia vita in una fredda sera d’inverno, quando avevo solo 5 anni.  Per mesi ho chiesto al mio papà ogni sera di portarmi un gatto bianco… e finalmente una sera sei arrivato tu, pallottolina di pelo, non bianco ma arancione. Bellissimo! Per anni hai sopportato le mie “torture”, ti sei prestato ad essere la mia bambola, il mio peluche e molto altro. Non ti sei mai ribellato, non mi hai mai graffiato o morso, hai sempre avuto un’enorme pazienza. Avevi una personalità tutta tua: da buon felino che eri, non ti si poteva costringere a fare niente. Non stavi in braccio a nessuno, non venivi se chiamato e quando avevamo ospiti a casa stavi nascosto per ore dietro il divano. Ma nonostante questo, a noi hai sempre dato tantissimo. Non appena uno di noi entrava in casa, non importa cosa stessi facendo e non importa che ora fosse, sei sempre venuto alla porta a salutare, come un cagnolino. Invecchiando ti sei ammorbidito, hai cominciato a seguirci ovunque, a sederti sul divano accanto o in braccio a noi, e non ti sei più nascosto se arrivava qualcuno in casa, anzi. Hai continuato a fare di testa tua in tante cose: una settimana andavi pazzo per un tipo di scatoletta, e la settimana dopo non ne assaggiavi neanche un boccone. Un mese dormivi solo nella tua cuccetta, quello dopo ne scappavi fuori ogni volta che provavamo a metterti dentro. Sei perfino riuscito a mangiare i miei sei pesci rossi un sabato pomeriggio che non eravamo in casa! Non ho mai conosciuto un gatto come te: di una dolcezza infinita, ma con una personalità e individualità quasi umane!

Negli anni hai visto partire e tornare tutti noi un sacco di volte. Ci hai accompagnato per anni nelle vacanze: quando eri piccolo venivi nella roulotte con noi, e rigorosamente riuscivi a liberarti dal guinzaglio e a scappare. Con la casa in montagna ti si è aperto un mondo e hai esplorato i dintorni come un tigrotto. Un giorno hai visto uscire il papà di casa e non l’hai mai più visto rientrare: nei giorni che sono seguiti a quella disgrazia, eri confuso e spaesato quanto noi. Mi hai sempre aspettato in tutti i viaggi che ho fatto, non importa quanto stessi via. Questa volta no: non mi hai aspettato, ma a modo tuo, passando i tuoi ultimi giorni sul mio letto, a modo tuo credo mi stessi salutando. E allora vai micio mio, ritrova la tua giovinezza e corri spensierato per i prati del paradiso. Vai a salutare il papà e fatti coccolare da lui! Ciao Natalino, ci mancherai! Con tutto il mio cuore.

Ode al Gatto di Pablo Neruda

Gli animali furono imperfetti
lunghi di coda
plumbei di testa
piano piano si misero in ordine
divennero paesaggio
acquistarono nèi grazia volo
il gatto
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso
nacque completamente rifinito
cammina solo
e sa quello che vuole.

L’uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l’ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d’oro.

Non c’è unità come la sua
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione
è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l’elastica linea de suo corpo
salda e sottile
è come la linea della prua
di una nave
i suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi
le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz’orbe
conquistatore senza patria
minima tigre di salotto
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi e posi
quattro piedi delicati
sul suolo
fiutando
diffidando
di ogni cosa terrestre
perché tutto
è immondo
per l ‘immacolato
piede del gatto
oh fiera indipendente
della casa
arrogante vestigio della notte
neghittoso ginnastico
ed estraneo
profondissimo gatto
poliziotto segreto
delle stanze
insegna
di un irreperibile velluto
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno
forse non sei mistero
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no
io non sono d’accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno
della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale
del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
l’atavismo azzurro
del sacerdote
ma non riesco
a decifrare un gatto
sul suo distacco
la ragione slitta
numeri d’oro
stanno nei suoi occhi.

In memoria di Steve Jobs, papà della Apple

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?

Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.

Steve Jobs