Piccolo viaggio antropologico tra i figiani

Dopo avervi fatto un racconto generale sul mio viaggio alle Fiji, oggi voglio portarvi con me a conoscere un pochino meglio gli splendidi abitanti di queste isole!

Abbiamo avuto un assaggio della vita vera al villaggio durante la gita domenicale alla messa del villaggio. Essendo l’unica occasione per visitare Nalauwaki (i turisti non possono avventurarsi fuori dal resort senza guide locali), non ce la siamo fatta scappare, anche se non sapevamo in cosa la messa sarebbe realmente consistita. E neanche sapevamo di che religione fossero i figiani!

???????????????????????????????Accompagnati dal mio figiano preferito, Grandpa T., abbiamo affrontato i 10 minuti che separavamo il resort dal villaggio: su e giù dalla collina, con viste spettacolari sull’isola e l’oceano circostante, passati “allevamenti” di maiali e bambini appollaiati sulle rocce, fino a raggiungere Nalauwaki. Accoccolato lungo un’insenatura dell’isola, tra oceano e colline, il villaggio conta circa 350 persone di tutte le età. Tutti gli abitanti del villaggio lavorano a rotazione nel resort nelle varie mansioni richieste, mentre nel resto del tempo pescano o coltivano. Prima della creazione del resort infatti, Nalauwaki (e immagino anche gli altri villaggi dell’isola) aveva un’economia di sussistenza. Sull’isola si produce tutto tranne farina, zucchero e riso, che vengono comprati dall’isola principale. Per il resto, i nativi sono autonomi: hanno ovini, bovini e pollame (arrivati sull’isola tramite barche… vorrei tanto vedere una mucca attraversare l’oceano sulle loro barchette!), pesce e cocchi a volontà, e tutti i tipi di verdura e frutta che potete immaginare!

I Mataqali vivono in casette in muratura bianche, con cucina (e forse bagni) esterni. Secondo Grandpa T. quando una coppia del villaggio si sposa, tutta la comunità costruisce una casa per loro, gratuitamente. L’elettricità viene loro fornita gratis dal resort, mentre l’acqua arriva dalla sola sorgente dell’isola, perciò gli isolani vivono praticamente a costo zero su Waya, mentre a Nadi devono pagare affitto e bollette. Forse per questo la maggior parte degli isolani restano nel villaggio di origine tutta la vita? Di certo non posso biasimarli! Hanno davvero capito tutto dalla vita!

VillaggioA parte le casette, nel villaggio c’è solo la scuola materna e la chiesa. Un edificio bianco e blu alla fine di una “piazza”di erba. Al nostro arrivo la chiesa era ancora praticamente vuota, ma a poco a poco si è riempita. Alla destra della navata tante donne (e uomini) vestite di bianco (ma la maggior parte erano di una certa età e con figli, quindi non mi spiego il colore), alla sinistra i bambini, e noi stranieri dietro i bambini. E lì mi sono innamorata. Ma quanto sono belli quei bimbi?

Ma l’aspetto più sorprendente dei bambini figiani, a mio avviso, è il rapporto tra questi bimbi e i turisti stranieri. A differenza dei bambini di molti paesi del terzo mondo, che cercano di attirare l’attenzione di turisti in ogni modo e che guardano ai “bianchi” con ammirazione e curiosità, i bimbi figiani crescono a stretto contatto con i turisti del resort e non si fanno ammaliare dai tentativi di abbordaggio degli stranieri. Quando ti vedono ti gridano “bula” dalle rocce dove sono appollaiati e ti battono il 5 quando ti incrociano, ma il loro interesse nei tuoi confronti finisce qui. Non sono davvero piccoli animali in gabbia, che fanno performance per l’intrattenimento e il divertimento dei visitatori; ma piccoli animali selvatici che guardano con controllata curiosità gli escursionisti di passaggio dalla sicurezza del loro habitat naturale. (*) Questi bambini non chiedono niente, né vogliono niente, e per questo i loro sorrisi spontanei sono ancora più belli.

bimbi

E sorprendentemente sono più sgamati di quanto pensassimo. A Nalauwaki c’è la scuola materna e nel villaggio più grande dell’isola c’è la scuola elementare, mentre le scuole superiori ci sono solo nell’isola principale di Viti Levu. I ragazzi delle superiori vivono in collegio durante i trimestri di lezione, e poi tornano a casa durante le vacanze. Il che spiega perché il nostro traghetto verso Waya, all’andata, fosse pieno di ragazzini in divisa che tornavano a casa per le vacanze natalizie. Fin dalla prima elementare i bambini studiano l’inglese a scuola, e dalla prima superiore studiano solo in inglese, mentre il figiano viene comunemente parlato in fuori da scuola. Il che vuol dire che CHIUNQUE sull’isola parla un inglese nettamente migliore della maggior parte degli italiani!

Ma torniamo alla messa. La messa è stata tipicamente cristiana e tradizionalmente figiana. Tutta rigorosamente in figiano, a parte il saluto del prete a noi turisti. Le uniche cose che abbiamo capito sono state la lettura del Vangelo (fatta da noi in inglese, mentre i bambini si scompisciavano dalle risate), la predica (urlata) del prete e i canti… tanti canti… canti da accapponare la pelle. Quasi canti gospel. Voci così vi giuro che non le avevo mai sentite. 20 figiani cantavano come 200, facendo tutte le note, tutti i registri. Sono semplicemente meravigliosi e hanno fatto la migliore versione di “Venite adoremus” (in figiano ovviamente) che abbia mai sentito. A volte cantava tutta la congregazione (diretti dalle donne e uomini in bianco), a volte singole famiglie (piccole e grandi). A quanto pare questa è una tradizione natalizia, per cui ogni famiglia, ogni domenica, esegue per la comunità uno o più canti natalizi.

coro

E come festeggiano Natale sull’isola? A Nalauwaki i festeggiamenti durano una settimana, in cui la famiglia allargata trascorre tutto il tempo insieme, per poi dividersi di nuovo nei vari nuclei famigliari. Il giorno di Natale mangiano letteralmente di tutto: pesce, manzo, maiale, pollo, frutta e verdura. E dopo aver sperimentato la loro fantastica cucina, mi viene l’acquolina in bocca solo a pensare a quel pranzo di Natale!

Che altro posso dirvi? Ah sì… Partendo tra ragazze, anche se entrambe fidanzate, ovviamente ci siamo dovute subire le raccomandazioni dei nostri uomini pre-partenza. Ora, di resort ne ho visti tanti, di membri dello staff ne ho conosciuti tantissimi, e in nessun posto mi è mai successo quello che è successo alle Fiji. Ovvero niente. Non voglio peccare di presunzione, e non voglio vantarmi di niente, ma nei tanti anni in cui sono stata con la mia famiglia in resort e villaggi, non mi è mai successo di non ricevere NESSUNA attenzione da parte dello staff. Si trattasse pure di piccole attenzioni, che nel 99% dei casi non hanno comunque portato a niente, ma sempre attenzioni erano. Che fosse la Sicilia, la Tunisia o l’Egitto, ho sempre trovato l’animatore o il cameriere che ci provava con me (il più delle volte era bruttino, vecchio o troppo giovane, non vi credete), mentre qui niente. Zero assoluto. E, cosa ancora più incredibile, erano tutti immuni anche al fascino della mia bellissima amica, che può vantare un corpo veramente da capogiro! Niente, non ci ha filato assolutamente nessuno.

Il motivo di questa loro indifferenza? Non lo so, immagino sia una cosa culturale. Non so il resto degli isolani, ma i Mataqali sono metodisti, e i metodisti sono molto rigidi in fatto di disciplina. Ad esempio la nonna dell’Avvocato era metodista, e non ha mai toccato un goccio di alcool in vita sua, neanche per cucinare! Il che ci riporta ai figiani…. Dicevamo che sono metodisti: ora, non so se questo sia il motivo, ma gli abitanti di Nalauwaki non possono bere alcool. Al nostro arrivo al resort infatti ci è stato spiegato questo fatto, chiedendoci quindi gentilmente di non offrire allo staff alcolici (vero E.?). Non sappiamo quanto questa regola venga rispettata, anche perché lungo la strada che porta dal resort al villaggio abbiamo visto varie lattina di birra… Ma è impossibile dire se fossero state consumate dai turisti o dai locali.

Se è vero però che sono molto rigidi da questo punto vista, da un altro sono decisamente molto aperti: riguarda la presupposta diffusione sull’isola dell’omosessualità. Per quel che abbiamo sentito noi, essere gay è molto ben accetto nel villaggio – e nel resort lavoravano vari uomini platealmente gay. Immaginandomi le Fiji come un paradiso pre-coloniale non metto in dubbio che l’omosessualità fosse diffusa, allo stesso modo in cui lo era ai tempi degli egizi, dei grechi e dei romani. E’ sorprendente però come, con l’arrivo della colonizzazione e delle religione, questa pratica sia rimasta così immutata!.

Ed ecco a voi i figiani per come li ho conosciuti io. È vero che ho passato solo qualche giorno sulle isole, e non ho nessuna pretesa di capire o conoscere i figiani… queste sono solamente le osservazioni che ho fatto e le informazioni che ho raccolto chiaccherando con Grandpa T. e con gli altri impiegati del resort. E visto che le Fiji non sono decisamente una meta alla portata di tutti, ho pensato di condividere questo piccolo viaggio antropologico con voi, in attesa che possiate scoprire questo paradiso e i suoi splendidi abitanti da voi.

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(*) Ovviamente con questo paragone non voglio insinuare che i bimbi figiani siano degli animali… è solo metaforico!

4 thoughts on “Piccolo viaggio antropologico tra i figiani

  1. Bellissimo questo post, per un attimo mi è sembrato di esserci stata su quest’isola! E quante informazioni e curiosità interessanti.

    1. 🙂 infatti io ho trovato davvero interessante parlare con i locali e scoprire le loro usanze… andare in un paese cosi diverso e non assorbire niente (se non sole e mare) mi sembra davvero un peccato, e allora ne ho approfittato per acculturarmi un po’!

  2. Bellissimo reportage, mi hai fatto venire una gran voglia di fare una capatina… 😉
    Devo dire che noto ora che sono tornata per un po’ in Italia quanto siano diversi i rapporti di genere da paese a paese. Io mi ero COMPLETAMENTE dimenticata che gli Italiani ci provano con qualsiasi cosa respiri… gli Inglesi sicuro non lo fanno!

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