L’Australia ai tempi del Covid – un anno dopo

Il totale dei casi in Australia dall’inizio della pandemia è appena al di sopra dei 30.000, in un Paese di oltre 25 milioni. Un totale di 910 persone sono morte a causa del coronavirus in Australia. Negli Stati Uniti, quel numero ha superato 528.000. Il bilancio delle vittime in Brasile supera i 268.000. Nel Regno Unito sono più di 125.000. L’eccezionale risposta in Australia – lockdown rapidi e rigide regole di quarantena – ci ha dato alcune grandi libertà. Un anno dopo da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato ufficialmente la pandemia, l’Australia offre un piccolo assaggio di come potrebbe essere il futuro. La crisi non è finita, e non siamo nemmeno d’accordo su cosa significhi veramente “la fine” scientificamente o socialmente. Ma in Australia, la fine sembra più vicina che mai. In questo luogo pseudo-futuro, abbiamo trovato una parvenza di normalità, mentre gran parte del mondo lotta ancora per tenere sotto controllo le epidemie e soffre le perdite quotidiane. È una sensazione incredibilmente strana.

Il coronavirus in Australia nel 2021 è stato praticamente sterminato. Ci siamo abituati presto a giorni con zero casi. Li abbiamo anche soprannominati! “Giorni ciambella“, dicevamo. Inizialmente, abbiamo celebrato ogni successivo con un flusso di tweet e notizie dell’ultima ora. Abbiamo aspettato le conferenze stampa mattutine, in cui i leader di stato hanno consegnato il nuovo conteggio dei casi. 5, 2, 1, 2, 0, 0, 0, 0, 0.

Adesso, ogni “giorno ciambella” è routine.

Come ci siamo arrivati? La gestione da parte dei nostri servizi sanitari statali nel contenere e tracciare i contagi, oltre a una rigorosa politica di quarantena per coloro che tornano dall’estero, ha impedito a qualsiasi piccolo cluster di degenerare in crisi ingestibili. A volte, ci è sembrato che fosse una tattica un po’ troppo drastica: quando un singolo caso della variante britannica è stato scoperto in un lavoratore in quarantena, la città di Brisbane è stata chiusa per tre giorni. Melbourne, nella stessa situazione, ha chiuso per cinque giorni. In entrambi i casi, il metodo ha funzionato e la variante, che gli scienziati ritengono più trasmissibile, non è entrata nella comunità. 

Giorni ciambella per tutti. 

È una posizione incredibilmente privilegiata in cui trovarsi, sentirsi al sicuro e liberi, visitare amici e parenti o partecipare a matrimoni e feste di compleanno o semplicemente andare al cinema a guardare un film mentre si vede il totale dei casi giornalieri in altre parti del mondo che continua a crescere. So che siamo fortunati in Australia. Abbiamo (per lo più) vissuto la pandemia in modo facile. Abbiamo il vantaggio di essere un’isola con ottimi controlli alle frontiere. Il nostro sistema sanitario pubblico finanziato dai contribuenti è di prim’ordine. Pochissimi paesi se la sono cavata come noi. Ma rimanere al sicuro nella nostra prigione dorata, tagliati da qualsiasi contatto fisico con il resto del mondo, è veramente una soluzione sostenibile nel lungo periodo?

Covid in Australia nel 2021: vita di tutti i giorni

A parte i periodi di lockdown (vedi sotto) in cui diverse città sono stati sottoposti a misure restrittive molto severe, da quando ho scritto il mio primo post sul coronavirus in Australia un anno fa, in generale il paese è tornato a una vita il più simile al pre-Covid possibile. Al momento, nel South Australia, come più o meno nel resto del paese, tutto quello che resta delle misure preventive dell’anno scorso è l’obbligo di scannerizzare i codici QR in tutti i locali pubblici (ma anche in alcune spiagge e parchi), cartelli e poster ovunque che invitano a mantenere il metro e mezzo di distanza, presenza di gel per le mani in tutti i luoghi pubblici, e il divieto a entrare praticamente ovunque se si ha qualsiasi sintomo del Covid (incluso portare un bambino con tosse dal medico senza aver fatto il tampone). Ci sono poi vari business che incoraggiano i visitatori ad indossare masche, come studi medici o dentistici, ma questo è al momento volontario; l’unica eccezione sembrano essere gli aerei, dove credo che sia obbligatorio indossare la maschera per tutta la durata del volo.

La presenza dei bambini e ragazzi in asili e scuole è stata quasi sempre garantita nell’ultimo anno, anche durante i vari lockdown temporanei e questo è senza dubbio stato un aiuto enorme per le famiglie. Luoghi pubblici al chiuso possono avere un massimo di 3 persone per 4 metri quadrati, mentre residenze private possono avere fino a 50 persone senza nessun obbligo (se si hanno dalle 50 alle 200 persone bisogna avere un COVID-Safe Plan, un COVID Marshal e fornire il QR code per fare il COVID SAfe Check-in).

In Australia nell’ultimo anno, la vita è tornata alla routine di una volta: siamo tornati al cinema, a teatro, al ristorante, allo stadio. Siamo tornati a dare per scontato quella libertà che avevamo prima del 2020 e che nell’ultimo anno è venuta a mancare in così tanto paesi nel mondo. Siamo tornati così velocemente al “prima” che adesso diamo di matto quando le restrizioni tornano in vigore, quando i confini interni chiudono e viaggi vengono cancellati. Perché, diciamocelo, l’unico modo in cui l’Australia è riuscita a tenere sotto controllo questo terribile virus è stato agendo immediatamente e in modo decisivo, isolando tutti e tutto prima che il contagio si diffonda.

covid in Australia 2021

Libertà di entrata e uscita

Il 9 luglio 2020, gli stati e territori australiani hanno deciso di ridurre i voli e gli arrivi in ​​Australia da 8.000 a 4.000 a settimana per alleviare il carico sul sistema di quarantena in hotel. Da questo momento, il governo australiano ha iniziato a far pagare ai viaggiatori la quarantena dell’hotel, al modico costo di $3000 per il capofamiglia, $1500 per il partner e $500 per figlio. A metà settembre, gli stati hanno deciso di aumentare il numero di arrivi a 6.000 a settimana, per aiutare nel rimpatrio di decine di migliaia di australiani bloccati all’estero. Entro il 15 dicembre 2020, 39.000 australiani sono stati registrati presso il governo come bloccati all’estero, con molti altri non registrati (in quanto il governo ha consigliato la registrazione solo per coloro che necessitano di assistenza per il ritorno). Dopo ripetute cancellazioni di voli e senza accesso all’assistenza sanitaria fornita dal governo o ai benefici sociali, molte famiglie hanno riferito di essere state costrette a prolungare i visti, bruciare risparmi e indebitarsi per pagare gli alloggi. Dovendo pagare migliaia di dollari per i biglietti di andata e ritorno e la quarantena obbligatoria in hotel, alcuni hanno scelto di rimandare indietro un solo membro della famiglia per riprendere il lavoro e guadagnare abbastanza soldi per pagare il resto. Tra il 13 marzo e il 15 luglio 2020, più di 357.000 persone sono tornate in Australia.

Il 2 marzo 2021, la chiusura generale dei confini internazionali dell’Australia è stata prorogata di altri 3 mesi, fino al 17 giugno 2021. Ad aprile 2021, c’erano ancora circa 40.000 australiani bloccati all’estero a causa dell’alto costo dei biglietti aerei e del limite al numero di persone nel sistema di quarantena, che è stato criticato per il trattamento speciale riservato agli sportivi e alle celebrità. L’Australia in generale è stata criticata dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha chiesto un pronto ritorno per i cittadini del paese; in risposta, il governo ha distribuito 29 milioni di dollari australiani a circa 3.900 persone bloccate come ultima risorsa e ha operato 28 voli di rimpatrio.

Il 18 aprile 2021 è stata attivata la travel bubble tra Australia e Nuova Zelanda che permette di viaggiare tra i due paesi senza bisogno di fare il tampone o quarantena. Il sistema è stato da subito abusato da chi cercava di raggiungere altri paesi esteri passando dalla Nuova Zelanda, perciò l’Australia si è affrettata a modificare il Biosecurity Act vietando espressamente questo e che punisce con multe e il carcere fino a 5 anni.

Nel maggio 2021, in occasione della presentazione del bilancio annuale, il governo di Morrison ha annunciato che le frontiere australiane rimarranno chiuse almeno fino a metà 2022. Questo annuncio è stato ovviamente accolto molto aspramente da più parti, soprattutto da chi, come me, ha la famiglia all’estero che non vedrà per almeno due anni. Infatti, cittadini e residenti permanenti non possono lasciare l’Australia a causa delle restrizioni per il COVID-19 a meno che non venga loro concessa un’esenzione. Anche i residenti temporanei che intendano rientrare in Australia dopo un breve viaggio all’estero hanno bisogno di richiedere un’esenzione. Per poter ottenere l’esenzione bisogna poter dimostrare che:

  • Rimarranno fuori d’Australia per motivi impellenti per un periodo uguale o superiore a tre mesi
  • Il viaggio fa parte della risposta all’epidemia di COVID-19, compresa la prestazione d’aiuto
  • Il viaggio è per motivi di lavoro
  • Il viaggio è per ricevere cure mediche urgenti che non sono disponibili in Australia
  • Il viaggio è condotto per ragioni umanitarie o compassionevoli
  • Il viaggio è nell’interesse nazionale.

In generale, le restrizioni alle frontiere hanno avuto un ampio sostegno pubblico, anche se da più parti è stato suggerito che la sicurezza possa essere migliorata costruendo più centri di quarantena all’aperto piuttosto che fare affidamento su hotel urbani, che sono stati all’origine della maggior parte dei focolai del paese. Il governo non ha una lista ordinata di rimpatriati: al di fuori dei voli di rimpatrio, l’ordine in cui le persone ritornano è determinato dalle compagnie aeree commerciali, con il risultato che i cittadini australiani rappresentano meno della metà dei viaggiatori in arrivo.

Covid in Australia nel 2021: vaccinazioni

Sebbene il Primo ministro australiano, Scott Morrison, abbia affermato che l’Australia sia “in prima fila” e il Ministro della salute, Greg Hunt, abbia affermato che l’Australia sarebbe stata tra i primi paesi a ricevere i vaccini COVID-19, altri 61 paesi avevano già iniziato a vaccinare i propri cittadini entro la fine di gennaio 2021, quando il lancio della vaccinazione in Australia non era neanche iniziata.

Il 15 febbraio 2021, 142.000 dosi del vaccino Pfizer sono arrivate in Australia con le prime dosi somministrate il 22 febbraio a un residente di una casa di riposo di 84 anni e al primo ministro Morrison e al direttore medico. Il 28 febbraio 300.000 dosi del vaccino AstraZeneca sono arrivate all’aeroporto di Sydney, con la prima dose somministrata a un medico nell’Australia meridionale il 5 marzo 2021 al Murray Bridge Hospital. Secondo i piani iniziali, la maggior parte degli australiani sarebbe dovuta essere immunizzata con l’AstraZeneca, prodotto in maggior parte in Australia. Il 5 marzo, l’Italia e l’Unione Europea hanno bloccato una spedizione di 250.000 dosi del vaccino AstraZeneca dall’Italia all’Australia, citando il basso numero di casi di COVID-19 in Australia e la limitata disponibilità di vaccini nell’UE.

Il governo australiano aveva anche firmato un accordo con Novavax per 51 milioni di dosi del suo vaccino, con fornitura originariamente prevista per “metà del 2021”. Ad aprile 2021 però, questo doveva ancora essere approvato dal TGA. Non è prodotto in Australia, quindi come gli altri vaccini importati, la sua disponibilità resta incerta. Negli studi è stato riportato che è efficace per il 95,6% contro il COVID-19 e per l’86,3% contro la variante identificata nel Regno Unito. La società statunitense Moderna ha firmato un accordo con il governo federale australiano, annunciato il 13 maggio 2021, per fornire 25 milioni dosi del suo vaccino, soggetto all’approvazione TGA.

Dopo i casi di trombosi in Italia e in Europa legati al vaccino AstraZeneca, dall’aprile 2021 questo vaccino è stato riservato agli over-50. Ma nel maggio 2021 il ministro della Sanità Greg Hunt ha affermato che le persone di età superiore ai 50 anni che sono attualmente idonee per il vaccino AstraZeneca possono scegliere invece di aspettare le dosi di Pfizer o Moderna, previste verso la fine di quest’anno. Dichiarazione che ha provocato molto scandalo, perché non incoraggia ovviamente la popolazione a vaccinarsi il prima possibile!

Purtroppo a oggi, le dosi somministrate in Australia sono solo di poco superiori ai 5 milioni, molto al di sotto della soglia di tanti altri paesi del primo mondo e molto inferiori alle aspettative e agli annunci del governo, che nel corso degli ultimi mesi ha continuamente posticipato la data in cui ci si aspetta che la maggior parte della popolazione adulta sarà vaccinata. Al momento, i vertici del governo si aspettano che entro fine 2021 tutti gli australiani avranno avuto la possibilità di ricevere almeno la prima dose di vaccino, e possibilmente anche la seconda. Purtroppo al momento la popolazione australiana è piuttosto restia all’idea di vaccinarsi, a causa anche dei continui ritardi nella fornitura dei vaccini, dei problemi nella gestione delle somministrazioni, della confusione al riguardo da parte del governo e, soprattutto, ai fortissimi dubbi e timori sugli effetti collaterali dell’AstraZeneca.

Ogni stato e territorio ha autonomia nel gestire la somministrazione dei vaccini e tutto il piano per il rollout dei vaccini può essere consultato sul sito del governo australiano. Alcuni sono decisamente più avanti di altri: il Western Australia da oggi offre il vaccino agli over 30, nel NSW, South Australia e Victoria per esempio sta vaccinando tutte le persone sopra i 40 anni (ma in South Australia chiunque sopra i 16 anni nelle zone rurali può ricevere il vaccino), mentre in tutti gli altri stati sono ancora agli over 50.

covid in Australia 2021

Focolai e lockdowns

Il lockdown principale in Australia è durato, come in tanti paesi del mondo, molti mesi a partire da marzo 2020. Al momento di scrivere il mio primo post sulla situazione australiana duranta l’epidemia, a inizio maggio 2020, le restrizioni principali erano state tolte, ma ci sarebbero voluti ancora molti mesi prima di tornare a una pseudo-normalità. Come potete vedere dalla mia cronologia qua sotto, l’Australia ha adottato il pugno di ferro per qualsiasi nuovo focolaio, prendendo misure molto drastiche (come un lockdown completo) anche per un solo caso. In questo caso si è parlato di circuit-breaker lockdowns, messi in atto per limitare la circolazione della popolazione mentre si individuano tutti i possibili contagi dei casi positivi conosciuti. Se da una parte queste azioni possono sembrare sicuramente estreme, dall’altro hanno indubbiamente evitato contagi più grandi e hanno permesso di tenere i focolai sotto controllo.

Questi sono i focolai e i lockdown avvenuti in tutta Australia dopo la fine del lockdown principale tra marzo e maggio 2020 a oggi:

  • Dal 28 maggio 2021 Melbourne e lo stato del Victoria sono entrati in lockdown per 7 giorni per 34 casi. Nella settimana successiva però i casi sono aumentati velocemente grazie alla variante indiana del virus e il lockdown è stato prolungato per altri 7 giorni. Questo è ancora in corso al momento in cui scrivo, i casi sono saliti a 80, e non si può prevedere quando effettivamente finirà.
  • Il 23 aprile 2021 Perth è andata in lockdown per 3 giorni per 1 solo caso.
  • Il 29 marzo 2021 sono stati annunciati 3 giorni di lockdown a Brisbane per 10 casi.
  • Il 12 febbraio 2021 Melbourne ha subito 5 giorni di lockdown, poi saliti a 22.
  • Il 31 gennaio 2021 Perth è andata in lockdwon per 5 giorni per 1 solo caso.
  • Il 8 gennaio 2021 hanno annunciato 3 giorni di lockdown a Brisbane.
  • Il 19 dicembre 2020 è stato dichiarato il lockdown nelle Northern Beaches di Sydney per 68 casi ed è durato 3 settimane con un totale di 150 casi positivi nell’Avalon Cluster.
  • Il 17 novembre 2020 Adelaide si è trovata in lockdown per 6 giorni, poi ridotti a 3 quando si è scoperto che uno dei positivi aveva mentito sulle circostanze del contagio.
  • Il 30 giugno 2020 Melbourne si è trovata in lockdown completo, che ha trovato l’apice nella dichiarazione dello “state of disaster” il 2 agosto 2020. Il picco del contagio ha raggiunto gli oltre 700 nuovi casi al giorno intorno a metà agosto e lockdown e restrizioni sono continuate fino a fine ottobre 2020.

Chiamano l’Australia “the lucky country” e in questi ultimi 15 mesi lo siamo stati davvero. L’azione rapida e decisa del governo ha fatto sì che il peggio del virus sia rimasto fuori dal continente e che la vita per noi australiani sia continuata il più normalmente possibile. Sono grata e felice di essermi trovata proprio qui mentre nel resto del mondo la pandemia mieteva milioni di vittime. Quello che mi spaventa ora è l’assenza di un piano concreto per il futuro, un piano per uscire da questo isolamento auto-imposto, un piano che mi permetterà di riabbracciare la mia famiglia dopo troppo tempo. E spero con tutto il cuore di non dover scrivere un terzo post sul Covid in Australia!

18 thoughts on “L’Australia ai tempi del Covid – un anno dopo

    1. È molto più facile farlo però su un’isola continente che ha accessi solo via aerea che in Europa

  1. Ho un occhio di riguardo per l’Australia, forse perchè la terra di mia madre e l’ho sempre seguita con attenzione. Penso che l’Australia abbia sempre una marcia in più, e l’ha dimostrato anche nella gestione di questa triste pandemia, dove finalmente al contrario dell’Italia se n’è praticamente liberata.

    1. Questo è vero, ma per quanto potremo continuare a rimanere così isolati dal mondo?

  2. Un bel report su un Paese che ormai conosci a menadito. Sicuramente la stretta scelta dall’Australia ha ripagato gli sforzi di chi come te ha vissuto questa situazione. Si è scelto il pugno duro e questo ha sicuramente portato un beneficio, speriamo ora che le politiche si ammorbidiscano!

    1. L’assenza di un piano concreto per il futuro è quello che mi spaventa, il non avere un’idea di quando potremo uscire è quello che fa male

  3. Tanti l’hanno criticata perché si è isolata dal resto del mondo, ma così dovevamo fare tutti. Chiudere tutto e aspettare che i casi si riducessero. Sono stati davvero avanti sotto questo punto di vista, sperando si possa tornare a una completa normalità!

    E viva i giorni ciambella!

    1. L’atteggiamento è stato giusto ma al momento non c’è una fine in programma per questo isolamento e questo spaventa

  4. La politica adottata in Australia ha portato i suoi frutti, sicuramente decisioni restrittive ma efficaci, vedrai che la situazione migliorerà ulteriormente

    1. Dal punto di vista del contagio, sicuramente. Ma dal punto di vista psicologico ci sono troppe famiglie che sono ancora separate e questo ha un impatto devastante

  5. In Spagna, così come in altri paesi, ad un certo punto le restrizioni sono diventate solo ed esclusivamente un dibattito politico, come per ogni cosa. Gli apri e chiudi continui sono stati insostenibili, peggio della chiusura totale, che probabilmente avremmo tollerato meglio. Ad oggi, tiriamo un sospiro di sollievo e speriamo che il trend positivo continui. Dovremmo concentrarci ora più che mai sui paesi ancora in difficoltà per inviare loro tutti i mezzi possibili per combattere questo virus.

    1. Sicuramente la Spagna se l’è vista brutta per un certo periodo. Qui l’apri e chiudi lo fanno solo con i micro lockdown ma per fortuna non capita così spesso!

  6. Noi siamo state colpite pesantemente dal COVID. A livello famigliare abbiamo perso delle persone e noi stesse siamo state colpite. Adesso ci stiamo riprendendo bene e non vediamo l’ora di ricominciare a vivere come prima.. ma il percorso è ancora lungo. Fortuna che la tecnologia ci ha aiutato tanto!

    1. Mi spiace moltissimo per la vostra sofferenza, mi rendo sicuramente conto quanto siamo stati fortunati qui in Australia

  7. Io sono fermamente convinta che l’Australia abbia usato una tecnica geniale, che se fosse stata applicata in ogni stato o nazione a quest’ora non staremo ancora combattendo con quarantene e tamponi. Per me applausi.

  8. Forza, vedrai che non ci sarà un terzo post sul Covid! Spero presto che tu possa tornare qui, ma l’importante comunque è sempre che la tua famiglia stia bene. Per fortuna esistono tutti quegli strumenti per continuare a tenersi in contatto…

    1. Mi rendo conto di essere molto fortunata ad avere una famiglia felice e in salute sia qui che in Italia e la tecnologia sicuramente aiuta a mantenere i contatti, ma niente può rimpiazzare il contatto umano

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