Cherry Blossom festival: un angolo di Giappone nella periferia di Sydney

Che Sydney sia piena di meraviglie lo si sa: in tutto il mondo la città è rinomata per la sua Opera House, l’Harbour Bridge o l’inconfondibile Bondi Beach. I turisti affollano il CDB e le spiagge in qualsiasi giorno dell’anno e sono sicura che non restano delusi da quello che vedono. Alla fine, Sydney è famosa per quelle cose, e quelle cose loro vogliono vedere. Eppure quest’anno sto scoprendo che la città ha molto di più da offrire di quello che si legge sulle guide turistiche. Vi avevo già raccontato la mia gita alla scoperta dei relitti di Homebush, delle spiagge di Cronulla,  e della meravigliosa natura delle Blue Mountains. Ma non è finita qui. Questo weekend abbiamo approfittato di una giornata finalmente di sole per esplorare un altro gioiello nascosto che questa città ha da offrire. Destinazione: festival dei ciliegi in fiore ai giardini botanici di Auburn.

Premessa: Aubun è un quartiere a 18 km dal centro, a prevalenza turca e lebanese. Scesi dal treno si ha davvero l’impressione di essere in un altro mondo… un mondo molto simile al ghetto. La prima impressione non è delle migliori, mi guardo costantemente alle spalle e mi tengo stretta la borsa al fianco. Non ce ne sarà bisogno, ma devo dire che all’inizio mi sono trovata leggermente spiazzata. I giardini botanici si trovano a circa 5 minuti di macchina della stazione, o a mezz’ora a piedi. In occasione del festival il comune ha messo a disposizione uno shuttle gratuito dalla stazione…. peccato che trattasi di un minibus da 20 posti e che la fila di attesa sia chilometrica. Decidiamo quindi di farcela a piedi e la camminata si può definire all’insegna del kitsch. La provenienza etnica del quartiere è subito evidente quando si passano case e ville dal gusto estetico dubitabile e la cui parole d’ordine è ostentazione. Eccovene alcuni esempi (neanche tra i peggiori):

Ribbet collage

Finalmente arriviamo all’ingresso dei giardini, insieme a una marea di gente… Ad un primo sguardo la maggior parte sembrano essere giapponesi, e questa prima impressione si rivelerà in seguito corretta. Nel momento in cui siamo entrati nei giardini, è stato come essere catapultati in un altro mondo, un paradiso giapponese così lontano dalla realtà di Sydney. L’anno scorso siamo andati fino in Giappone per vedere i ciliegi in fiore, ma purtroppo la stagione era in ritardo e non ne abbiamo visto mezzo. E ora eccoci qua, alla periferia di Sydney, nel mezzo di un viale di ciliegi nel pieno della loro fioritura. Che meraviglia! Non c’è dubbio che questi alberi siano semplicemente spettacolari, e non c’è dubbio che sia un’esperienza unica trovarsi al posto giusto nel momento giusto!

Ribbet collage

Ma i giardini non finiscono qui. Perchè questi 9.2 ettari di parco offrono molto di più. Il viale dei ciliegi divide il parco più o meno in due. Da un lato la parte dei giardini giapponesi, e dall’altra quella del bosco australiano. Nella prima abbiamo trovato un grande lago con tanto di ponticelli (ovviamente in stile giapponese), casette da tè, cascate e alberi ornamentali. Tutto intorno a questo lago c’erano tantissime persone, molte in costumi giapponesi – c’erano tanti ragazzi anche travestiti da cartoni animati giapponesi – che facevano servizi fotografici. E qui anche noi abbiamo fatto un mini picnic in cima a una collinetta che sovrastava il lago. Quello che rende questo parco semplicemente unico e meraviglioso è il colore delle sue acque. Non so cosa dia loro questo colore così speciale, ma posso garantirvi che non lo vedrete da nessun’altra parte.

Ribbet collage2

La ‘reflection pool’ apre la parte australiana del parco. Questa piscina ha un significato importante per gli australiani, in quanto il pino alla fine della vasca è una progenie dello Pino Solitario del Lone Pine Cemetery in Gallipoli, che sorge sul luogo della battaglia di Gallipoli del il 25 aprile 1915 in cui quasi 5.000 soldati australiani e neo-zelandesi morirono. I giardini continuano poi con la foresta pluviale australiana, con piccoli laghetti dai colori impossibili e tante simpatiche oche che popolano il sottobosco.

Ribbet collage5

 Questi giardini infatti sono molto famosi per i suoi uccelli. I più apprezzati sono senza dubbio i pavoni blu e verdi. Ce ne sono vari in giro per tutto il parco e abbiamo aspettato in vano che facessero la ruota, ma purtroppo senza fortuna.

Ribbet collage4

Oltre ai pavoni abbiamo visto anche oche, anatre, ibis, tacchini selvatici e altri uccelli nativi australiani.

Ribbet collage3

E infine siamo arrivati a quella che pensavo sarebbe stata la mia parte preferita, ovvero il mini zoo di animali australiani. C’erano infatti vari canguri e wollabies, tra cui Lily, una bellissima wollaby albina, piuttosto rara in natura. C’erano anche un paio di emu (che proprio non riesco a farmi piacere, nonostante sia uno dei due simboli dell’Australia) e un wombat che non siamo riusciti a vedere, perchè nascosto sottoterra. Normalmente sarei impazzita per un posto del genere, ma gli animali qui sembravano tutti un pò tristi. Sicuramente non hanno tantissimo spazio, anche se normalmente ci sono davvero pochi visitatori, quindi almeno non sono disturbati.

Ribbet collage6

Con l’ingresso gratuito in settimana e a soli 4$ del weekend, davvero mi chiedo come mai questo angolo così magico non sia preso d’assalto dai turisti. La risposta è facile da trovarsi: nessuno sa della sua esistenza (a parte i locali)…  All’uscita del mini zoo abbiamo potuto scambiare due parole con uno dei guardiani del parco, che ci ha confidato che il comune di Auburn non ci tiene a far conoscere il giardino, in modo da preservarlo nell’ottimo stato in cui è. Sicuramente è una scelta saggia, anche se penso che questo angolo di Giappone piacerebbe davvero a tantissime persone. E così ci portiamo a casa la sensazione di aver scoperto un angolo segreto di Sydney, un luogo magico di cui sono pochi eletti sono a conoscenza…. Grazie Sydney per le bellissime sorprese che continui a riservarmi!

Ribbet collage2

ps. dall’altra parte della strada rispetto ai giardini si trova una voliera con tantissime specie di uccelli nativi… ovviamente anche questa è gratis!

————————————————————————————————————————————————————

Auburn Botanic Gardens

Chiswick Rd, Auburn NSW 2144, Australia
(02) 9735 1222

Sito web

18 thoughts on “Cherry Blossom festival: un angolo di Giappone nella periferia di Sydney

  1. L’ Australia e’ piena si posti pazzeschi che in Europa sarebbero famosi e visitatissimi ma qui li “tengono nascosti” o forse non sono molto bravi a promuovere.
    Dove abito io si dice, appunto, che ci sia una meravigliosa piscina all’aperto ma i locali non vogliono che vengano messi cartelli per indicarla perche’ la vogliono tenere ” segreta”…e poi dici che gli australiani non sono egoisti?!
    Comunque bello il tuo post, foto stupende, grazie di aver diffuso questo posto meraviglioso alla faccia degli australiani!

    1. Non so se si tratta di egoismo, sai? In realtà secondo me è tutto legato al fatto che l’Australia per milioni di anni è stata un continente a sè, si è evoluto per conto suo senza contaminazioni esterne e questo ha un pò influenzato il modo di essere degli australiani. Sono molto gelosi di quello che hanno, sanno di essere un habitat unico e prezioso e vogliono giustamente preservare quello che hanno. Lo fanno nelle grandi cose (come tutte le restrizioni alle importazioni per paura di batteri) e nelle piccole cose come questi giardini che rimangono segreti. Penso che la loro filosofia sia: meno persone lo conoscono, meno persone ci vengono e meglio lo conserviamo. Non so se sia giusto o meno, ma sicuramente è un punto di vista valido.

      1. Si validissimo ma gli Australiani sono arrivati solo pochissime generazioni fa, quelli che hanno conservato il continente per milioni di anni sono gli aborigeni che non sono molto presenti nella cultura e nella vita attuale dell’Australia.
        Un giardino, una piscina, non volerli condividere per preservarli non mi convince tanto.
        Forse dovremo copiare un po’ il loro atteggiamento allora e smetterla di mostrare al mondo il nostro Michelangelo, Leonardo, Botticelli ecc….vabe’ ma io in fondo sono figlia dell’ Europa e della sua cultura, forse per questo non capisco la loro mentalita’…

    1. si, fortuna che siamo riusciti a vederli, perchè sono molto delicati e non durano molto. non li abbiamo visti in 2 viaggi in Giappone, ma finalmente a Sydney ci siamo riusciti 🙂

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *