Saper chiedere aiuto all’estero

Quando mi preparavo alla partenza per il mio anno di scambio negli USA, i volontari di AFS amavano ripeterci un mantra che, negli anni, si è poi radicato nella mia mente e ha influenzato il mio comportamento in determinate situazioni:

“Quando siamo all’estero, è inutile lamentarsi e chiedere aiuto a chi abbiamo lasciato in Italia. Loro non saranno nella posizione di aiutarci, con i nostri problemi li faremo solo preoccupare, e nessuno dei due ne trarrà beneficio. Meglio invece chiedere aiuto in loco a chi è effettivamente nella posizione di poter fare qualcosa per risolvere i nostri problemi”.

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Mancata integrazione

Dylan è ormai in Italia da un paio di mesi, ha cominciato il liceo e sta frequentando un corso di italiano messogli a disposizione da Intercultura. Ha ormai conosciuto buona parte della mia famiglia e si è ambientato in casa come non avesse mai vissuto altrove. Sicuramente per lui, così come per mia mamma e Little B, l’impatto culturale al suo arrivo è stato significativo, soprattutto considerando che Dylan non parla né l’italiano né l’inglese: la comunicazione è quindi molto difficile, le incomprensioni sono all’ordine del giorno, e i progressi sono molto lenti. Non c’è niente di strano o anomalo in tutto questo, anzi, è un processo molto comune soprattutto per gli studenti che non conoscono già la lingua del posto e che vengono da una cultura nettamente diversa. Questi studenti in particolare sono come bambini piccoli a cui bisogna letteralmente far vedere e spiegare tutto nei minimi dettagli. Non li si può lasciare soli un attimo, né si può fare affidamento su di loro, perché ancora non camminano sulle loro gambe. Nonostante non sia inusuale tutto ciò per uno studente straniero, per la famiglia ospitante tutto questo può diventare logorante e stancante. Continue reading “Mancata integrazione”