Tornerò mai a Milano?

Vivi in Australia ormai da 5 anni, sei diventata cittadina australiana, hai sposato un australiano, hai comprato casa in Australia, stai cercando di avviare una carriera in Australia… e c’è ancora chi ti chiede quando tornerai a Milano?!? Forse è nella natura umana credere solo quello che vogliamo credere, vedere solo quello che vogliamo vedere e sperare che gli altri facciano quello che vorremmo che facessero. Ma quanto è realistico pensare che un giorno più o meno lontano tornerò di nuovo a Milano in pianta stabile? Continue reading “Tornerò mai a Milano?”

Fate quello che vi fa felici

Non avevo neanche 5 anni quando ho cominciato a fare danza classica. Ero uno stecchetto alto ma molto magro. Non ricordo se fossi stata io a chiedere di iscrivermi a danza o se fosse la sola opzione disponibile all’epoca nel mio paesello. Ma danza fu, e danza rimase fino ai miei 12 anni. Non penso di essere mai stata portata per la danza classica: ero goffa, mentre le altre si muovevano con grazia, i piedi non si piegavano quanto avrebbero dovuto, e certe torsioni decisamente non mi venivano naturali. Quando poi, precocemente, ho cominciato a svilupparmi, tutto è diventato  ancora più difficile, pesante e ingombrante. Nei saggi e nelle foto ero sempre quella in fondo, perché un paio di spanne più alta delle altre. Ero quella che non riusciva mai a trovare le scarpette da classico, perché già a 10 anni portavo il 41. Ho avuto una relazione molto complicata con la danza classica, fatta di molto amore e moltissime umiliazioni. Quando a 12 anni ho deciso di mollare – perché non sarei mai arrivata da nessuna parte, così mi era stato detto – lo feci con il cuore a pezzi, tirando un sospiro di sollievo. Continue reading “Fate quello che vi fa felici”

Egoismo o ricerca della felicità?

Un pomeriggio, una splendida foto scattata in Nuova Zelanda e pubblicata dalla mia amica Emy sulla sua pagina facebook genera una conversazione che sfocia nella dubbio amletico più atroce per noi expat: “Nella vita conta di più la mia felicità o quella della mia famiglia?”.

E poi leggo un post della mia amica down under che mi spezza un po’ il cuore. E proprio lei, coraggiosa e sincera come sempre, ha il coraggio di fare la domanda che nessuno si vuole porre: “E cosi’ baratto. Mio fratello per una vita in Australia?”.

Passa qualche giorno, e ricevo questa email da una mia lettrice:

“(…) Sto cominciando a pensare di trasferirmi in Australia. Sopratutto per lui, che in Australia ha sicuramente un futuro migliore, ma anche per me perchè mi piacciono le sfide. Anche se già so che non sarà semplice per via dei costi, dei visti, etc. Però sono molto combattuta! A volte mi sento molto in colpa a partire per la mia famiglia, sopratutto per mio papà ( che preferirebbe rimanessi) e il mio cane. So che sono sopravvissuti benissimo anche nei 9 mesi che ho trascorso in Australia e so che si adatteranno. Ma a volte mi sento come egoista a pensare solo per me stessa. (…) Scusa questa LUNGHISSIMA mail, in tutto ciò, quello che poi in realtà volevo chiederti è: tu come vivi questa separazione dalla tua famiglia? E loro come la vivono? Tutto ciò che si può trovare in Australia…ovvero migliore stile di vita, carriera (ovviamente facendosi il culo), paesaggi magnifici, etc… compensa la mancanza della famiglia?”

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Chi sceglie di partire allora è egoista? Noi expat scegliamo la nostra felicità contro quella dei nostri cari? Sì e no… cioè, di fondo sì, ma non è giusto porsi o porre queste domande, nè pretendere una risposta.

Non è la prima volta che sento frasi del genere, o che ricevo email da giovani che vorrebbero partire e/o rimanere all’estero, ma si sentono in colpa nei confronti di amici e famiglia che lasciano a casa, e mi chiedono un parere. Ecco il mio punto di vista.

Partiamo da una premessa: nessun viaggio è a senso unico. Per fortuna viviamo in un’epoca dove i biglietti aerei costano relativamente poco, ci sono mezzi di collegamento con città in tutto il mondo, e non esiste più il concetto di “biglietto di sola andata”. Se partite oggi, non avrete la sensazione dei migranti di una volta di non rivedere mai più la propria famiglia e di non mettere più piede sul suolo natio. State tranquilli. Ovunque voi decidiate di andare, potrete sempre tornare a trovare le vostre famiglie e loro potranno venire a trovare voi. Non sarete abbandonati e non abbandonerete le vostre famiglie. Si tratta solo di decidere dove passerete il prossimo periodo della vostra vita.

Non siete i primi a sentirvi egoisti per aver scelto di vivere lontano. Io l’ho fatto per anni. Mi si sono sentita e mi ci hanno fatto sentire. Ma poi mi sono resa conto che non dovevo scegliere tra la mia felicità e quella della mia famiglia, perché i miei cari vogliono comunque che io sia felice. Se lo sono io, lo sono anche loro. Se voi siete più felici all’estero, loro saranno felici per voi. Certo, qualsiasi genitore preferirebbe avere i propri figli accanto, piuttosto che a decine di migliaia di chilometri, e mia madre ancora mi fa pesare il fatto di essere all’estero. Ma parliamoci chiaro: la vita è la vostra. Se in questo momento della vostra vita avete il desiderio di partire, fatelo. Siete sempre in tempo a tornare a casa. E se qualcuno oserà darvi dell’egoista, voi rispondetegli che il vostro non è egoismo, ma coraggio. Perchè ci vuole coraggio per lasciare una vita che ci rende infelici, alla ricerca della nostra felicità.

Il mio consiglio è di non vivere questa scelta come una scelta di vita… Ma come una delle tante decisioni che dovrete prendere nella vita… Fate quello che sentite sia giusto per voi, adesso, in questo momento della vostra vita. In futuro poi vedrete!

Io tifo per l’estero, e per chi decide di partire!

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ps: con questo non voglio dire che siano tutte rose e fiori, e che non senta la mancanza della famiglia. A volte mi sento molto sola e vorrei solo avere la mia mamma e le mie amiche accanto. Ma per il momento sento che il mio posto è qui. Nel momento in cui tutto questo non sarà più abbastanza, allora sarà giunto il momento di spostarmi altrove.