100 anni di ANZAC

Mentre in Italia si festeggiano i 70 della liberazione, in Australia ricorrono i 100 dell’ANZAC ( = Corpi dell’Esercito Australiano e Neozelandese). Come vi avevo già raccontato qui, il corpo dell’ANZAC venne formato in Egitto nel 1915 e prese parte alla Battaglia di Gallipoli, uno dei fallimenti più catastrofici della storia, che comportò lo scioglimento del corpo. Nato per commemorare i caduti della Battaglia di Gallipoli, l’Anzac Day si è quindi trasformato in una commemorazione per tutti i caduti australiani e neozelandesi che hanno servito e sono morti in tutte le guerre, i conflitti e le operazioni di peacekeeping. Continue reading “100 anni di ANZAC”

Svenitrice cronica

Era il gennaio 1996. Eravamo a Folgarida. L’anno in cui anche mia madre si è fatta convincere a provare a sciare, e anche i bambini del baby club la prendevano in giro perché lei in piedi proprio non riusciva a starci. Era anche l’anno in cui io, Big Brother e papà avevamo preso un maestro di sci tutto per noi. La mattina era stata stancante, come sempre sugli sci, e il pranzo era una pausa ben accolta. Ma il self-service era affollato e la coda era piuttosto lunga. Non ricordo quanto avessimo aspettato in piedi, ma ricordo la sensazione di calore, la fastidiosa mancanza di aria e la testa pesante… e poi leggera, molto leggera… Mi sono svegliata tra le braccia del mio papà che cercava di rifarmi prendere conoscenza su un tavolo di quel self-service. Avevo 10 anni e quella era la prima volta che svenivo. Continue reading “Svenitrice cronica”

Decalogo dei viaggiatori-tipo

Durante il mio viaggio alle Fiji di qualche mese fa, ho avuto modo di osservare da vicino la razza dei viaggiatori giramondo. Ovviamente ho viaggiato molto anche in passato, in Italia, in Europa, e nel resto del mondo. Ma chissà perchè non mi sono mai dedicata ad analizzare questa strana specie umana. O forse solo in alcuni posti si trovano questi viaggiatori particolari! Perchè, lasciatemelo dire, alle Fiji c’è davvero tantissimo materiale per uno studio approfondito di antropologia. E allora ecco il decalogo (ironico) dei viaggiatori-tipo che ho trovato alle Fiji (ma sicuramente presenti anche in altri habitat): Continue reading “Decalogo dei viaggiatori-tipo”

In Via dei Matti numero zero 1.0

Martedì mattina. Ora 9:00. S&L sono in partenza da Sydney, e io li accompagno in strada a prendere l’autobus. Non appena usciamo dal portone, incontriamo Berry, un anziano che abita al primo piano. Questo vecchietto un po’ burbero solitamente sempre elegante e curato, quella mattina girava a piedi nudi e in pigiama. Come ci ha visto ha cominciato a dirci qualcosa, ma non si capiva di niente di quello che diceva. Mentre aspettavamo l’autobus, lo vedevo andare su e giù dal corsello dei box, come in cerca di qualcosa. Salutati S&L, faccio per salire in casa, quando me lo trovo di nuovo davanti. Gli chiedo se voglia salire, e così entra nel portone con me. Dovendo passare dal suo appartamento per salire al mio, gli chiedo se ha con sé le chiavi di casa (abbiamo le serrature a “deadlock”, perciò senza chiavi la porta non si apre) e mi risponde che gliele hanno rubate la sera prima. Mi parla e quello che dice non ha senso. Mi sembra chiaramente in stato confusionale e io non so che fare per aiutarlo. Fa per aprire la sua porta di casa, ma è chiusa e così comincia a provare tutte le porte dei vicini. Io nel frattempo salgo a casa, e attraverso la porta lo sento salire e scendere e continuare a provare tutte le porte, nella speranza che qualcuna si apra. Non sapendo cosa fare, decido di chiamare la polizia: gli spiego che il mio vicino anziano è in stato confusionale e che si è chiuso fuori casa. Nel giro di mezz’ora due macchine e una decina di agenti si aggirano per il palazzo. Per fortuna Berry non si è allontanato, e per le successive due ore gli agenti stanno con lui, fino all’arrivo del fabbro che riesce a farlo rientrare in casa. Mezz’ora dopo me lo ritrovo di nuovo che fa su e giù per le scale, provando ad aprire tutte le porte… Continue reading “In Via dei Matti numero zero 1.0”

Insofferenza

La mia insofferenza verso gli italiani comincia all’imbarco del volo Singapore-Milano: per me sono quasi le 2 di mattina, sono già esausta e mi aspettano ancora due terzi del viaggio, e la mia tolleranza verso i miei connazionali è ai minimi storici…

Chi salta la coda…
Chi si lamenta di dover mostrare di nuovo il passaporto…
Chi si arrabbia perché in dogana gli hanno trattenuto i due chili di marmellate che aveva in valigia…
Chi urla come un pazzo al telefono…

E prosegue una volta salita a bordo.
Chi blocca il corridoio…
Chi spinge…
Chi fa commenti ad alta voce convinto che nessuno lo capisca…
Chi si lamenta del posto avuto…
Chi non spiccica una parola di inglese e quindi non capisce gli annunci, facendo l’opposto di quello che gli viene detto…
Chi esulta per le penne sul menù e schifa le portate più esotiche…

E finisce con mia madre che mi stressa affinchè mi vesta cosi e cola per fare bella figura con parenti e amici che non vedo da tanto tempo…
Con le commesse dei negozi e supermercati che sono talmente scortesi che pare ti stiano facendo un favore a servirti…
Con gli impiegati pubblici che non sanno fare il loro lavoro e mi fanno perdere un sacco di tempo…
Con l’assurda burocrazia di un paese antiquato che non prova neanche a stare al passo con la tecnologia…

Questo rientro in patria sembrava già partito male, e non posso dire che sia migliorato durante la mia vacanza. Che gli ultimi 9 mesi lontana da casa mi abbiano davvero resa intollerante e insofferente ai miei connazionali? Che ogni prossimo viaggio in Italia debba sempre essere cosi difficile?

Forse mi sono semplicemente integrata nel mio nuovo mondo australiano, e non sento più mie certe abitudini italiane? Forse è questo il motivo… anche perchè devo ammettere che in questo viaggio è stata la prima volta in cui ho sentito davvero la mancanza delle mie amiche in Australia 🙂

Il più grande spettacolo

È la prima settimana di febbraio. La neve scende copiosa sulla Pianura Padana. Un piccolo corteo di macchine accompagna la mia famiglia da Milano a Cremona. I bauli carichi di vestiti eleganti, camice stirate, scarpe tirate a lucido, e tanti fazzoletti. Quando a sposarsi è il proprio figlio o fratello, la probabilità di lacrime è alta. Nonostante la neve, arriviamo a Cremona senza intoppi, salvo trovare la città sommersa e i mezzi pesanti del comune al lavoro per rendere almeno il centro agibile. Ospiti della città per una notte, ci perdiamo tra le viuzze del centro, ci innamoriamo del suo bellissimo Duomo, e ammiriamo il Torrazzo dalla camera del nostro hotel. Questa è l’ultima serata da single del mio fratellone, e scegliamo di festeggiarla con un’ultima cena degna di questo nome con i parenti più stretti.

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La notte passa tranquilla almeno per noi, ma l’indomani inizia caotico. Una veloce colazione solo fra noi 5 è il modo ideale per cominciare una giornata così importante. Oggi il mio splendido fratello convola a nozze con un’altrettanto splendida ragazza, e io non potrei essere più felice. È il primo matrimonio della nostra famiglia più immediata. Il primo che mi vede in qualità di testimone. Quello più importante a cui sono stata fino adesso.

Che non è cominciato con il migliore degli auspici. Chiesa inagibile, prete ammalato, pioggia e neve, autostrada chiusa, piazzale da spalare. Poveri! Fosse capitato a qualcun altro, sarebbero andati nel panico più totale… Mentre loro, stoici, calmi, fedeli e pacati, hanno preso tutto con filosofia. Ed è venuto fuori un matrimonio splendido!

Perché quando c’è così tanto amore, così tanta bontà d’animo, così tanta fede, e così tanta gioia, il matrimonio non può che essere una grande festa. O un grande circo, come in questo caso. Tra contorsionisti, lanciatori di coltelli, mangiafuoco e indovini, questo amore così puro è stato festeggiato come il più grande, il migliore spettacolo (dopo il Big Bang)!

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Il peso della memoria

Facevo le medie quando ho sentito per la prima volta parlare di Auschwitz, di ebrei e di campi di concentramento. Non so se prima di allora qualcuno me ne avesse parlato, ma se anche fosse, dubito che sarei stata in grado di capire, capire veramente, la portata di quella tragedia. Perché finché le parole rimangono solo parole, finché una notizia la si legge sui libri di storia o sui giornali, è difficile che ti entri sotto la pelle e ti colpisca al cuore. Forse perché certe tragedie sono troppo grandi per essere capite solo con la mente. Forse bisogna toccarle con mano. Continue reading “Il peso della memoria”

Il primo amore non si scorda mai

Si chiamava Marco (il primo di vari Marco nella mia vita), sicialiano. 13 anni io e 17 lui quando ci siamo conosciuti in Sardegna. Tanta esperienza lui, alle prime armi io. La prima di varie relazioni della mia vita destinate a fallire. Nessuno avrebbe scommesso su di noi. Una coppia così improbabile. Continue reading “Il primo amore non si scorda mai”

All’ombra della tomba

Ho un ricordo breve e offuscato della prima volta che ho visto un cimitero in America. Lo ricordo ai margini della cittadina, un prato verde dal taglio perfetto, costellato da centinaia di lapidi bianche. Immacolate e tutte uguali. Non c’era nessuno in tutto il cimitero. Ricordo un breve senso di stupore a quel cimitero così diverso da quelli a cui ero abituata, ma nell’arco di quello che è stato l’anno più ricco e complesso della mia vita, questo non era che una della tante cose diverse e uniche che l’America mi stava regalando. Tante, troppe le cose a cui fare attenzione, tante le novità, troppi i dettagli da imprimere nella memoria. E così quel prato verde dalle lapidi bianche è rimasto in un angolo della mia memoria, senza che potessi rifletterci sopra più di tento. Almeno fino a quando mi sono trasferita qui a Sydney. Continue reading “All’ombra della tomba”

Moderne amiche di penna

Fin da ragazzina, ho sempre avuto amici ed amiche di penna. Solamente, questi non erano ragazzi mai visti che mi scrivevano da terre esotiche e lontane… Prima erano amiche conosciute in vacanza, con cui poi mi tenevo in contatto per anni (tanto da rivedere alcune di loro a 16 anni di distanza), e poi amici virtuali che incontravo su forum di scrittura è che facevo (a volte irresponsabilmente) entrare nella mia vita reale. Continue reading “Moderne amiche di penna”