Crescere un figlio in Australia da 0 a 9 mesi

Giorno dopo giorno, mese dopo mese avete visto crescere la vostra pancia. Avete affrontato la gravidanza in Australia, confrontandovi con un sistema alquanto diverso da quello italiano. Ma finalmente il vostro pargolo è qui, siete diventate mamme: congratulazioni! E ora? I primi 9 mesi di vita di un bambino sono senza dubbio complessi, difficili e imprevedibili. Soprattutto per una mamma alle prime armi ci sono talmente tante incognite e continui cambiamenti che i primi 9 mesi fuori dalla pancia possono essere altrettanto se non di più intensi dei 9 dentro la pancia!

E se ci aggiungiamo anche un paese diverso, una diversa cultura, e un diverso approccio alla maternità ed ecco che crescere un figlio in Australia da 0 a 9 mesi può diventare un percorso tutt’altro che facile. Ma è anche molto bello e gratificante, non temete! In questo post affronterò le principali tematiche con cui vi troverete ad avere a che fare nei prossimi 9 mesi.

Allattamento e biberon

In Australia, come un po’ nel resto del mondo immagino, l’allattamento – o l’alimentazione con biberon di latte materno – è il metodo di alimentazione consigliato per i primi 6 mesi di vita di un bambino. Nella mia esperienza, l’allattamento è ampiamente accettato dalla comunità in generale: le mamme sono incoraggiate ad allattare in pubblico al bisogno, senza necessariamente doversi coprire o sentirsi in imbarazzo per quella che è una pratica naturale, sana e bella. Per chi invece preferisce allattare in privato, in tutti i centri commerciali e nella maggior parte dei luoghi pubblici, esistono delle parents rooms in cui si trovano delle stanzette dove poter allattare con comodo. Infine, se al momento di rientrare al lavoro state ancora allattando, per legge il vostro datore di lavoro deve darvi la possibilità di tirare il latte durante l’orario di lavoro. Personalmente ho diritto a mezz’ora al giorno retribuita fino ai 2 anni di mio figlio per tirare il latte.

Per i genitori che invece optano – per scelta o meno – di dare al proprio bimbo il latte nel biberon, nelle stesse parents rooms si trovano dei microonde dove poter scaldare la bottiglia. In alternativa, se vi trovate in un caffè o in un ristorante, potrete richiedere che vi venga scaldato il biberon o offerta dell’acqua calda. Ho sperimentato sulla mia pelle come l’Australia in generale e Sydney in particolare, siano davvero baby-friendly!

Che diate ai vostri bimbi il vostro latte o quello in polvere, in Australia si raccomanda di alimentare i bimbi fino a 6 mesi esclusivamente con il latte; dai 6 ai 12 mesi sarebbe bene continuare ad offrire il latte materno o in polvere in aggiunta alle pappe e all’acqua, perché questo offre ancora molti benefici per i bimbi. Dai 12 mesi in poi si può cominciare a introdurre il latte vaccino o quello vegetale.

Nel momento in cui i bimbi iniziano il nido, potranno continuare a bere il latte materno o in polvere, seguendo la stessa routine che seguirebbero a casa. Baby C ha 15 mesi ormai, e da quando ha cominciato il nido a 9 mesi ha sempre bevuto le due bottiglie di latte materno che ogni giorno porto al nido. Superato l’anno potrete chiedere che gli venga offerto il latte vaccino o vegetale invece o in aggiunta a quello materno o in polvere.

Vaccini e pediatri

Il sistema sanitario australiano è alquanto diverso da quello italiano. Il medico di famiglia qui è molto più “di base” che “di famiglia”, nel senso che difficilmente segue i pazienti a lungo termine e non è raro vedere un medico diverso ogni volta che si va in un centro medico. Il pediatra poi qui è una figura diversa rispetto all’Italia: in Australia infatti il pediatra è un medico specialista a cui il medico di base rinvia per problemi seri. Per tutto il resto, per le visite di routine, i vaccini ecc, ci si rivolge al medico di base, che segue pazienti di ogni età. Per i bimbi tra gli 0 e i 9 mesi sono previste alcune visite di controllo nelle prime 4 settimane, a 6 settimane e a 6 mesi; ci si può – e si deve – chiaramente rivolgersi al medico in qualsiasi altro momento qualora ce ne fosse bisogno.

Le vaccinazioni sono un argomento molto dibattuto e spinoso per tanti là fuori. Polemiche a parte, in Australia il calendario e la lista dei vaccini varia di stato in stato. Nel NSW, dove abito, i vaccini infantili si fanno alla nascita, 6 settimane, 4, 6, 12, 18 mesi e 4 anni, seguiti da quelli adolescenziali in seconda media e superiore. Se è pur vero che i vaccini non sono obbligatori in Australia, è necessario che i bambini abbiano ricevuto tutti i vaccini previsti a ogni età per accedere al nido. I genitori che rifiutano di vaccinare i propri figli dovranno organizzarsi diversamente per la cura dei bimbi. In aggiunta, per poter ricevere alcune sovvenzioni finanziarie come il Family Tax Benefit Part A e Child Care Subsidy, i bambini devono essere vaccinati o avere un’esenzione medica.

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Il sonno

Uno dei problemi più comuni, debilitanti e difficili dei bimbi tra gli 0 e i 9 mesi è il sonno – o meglio la mancanza di sonno. Vi avevo già raccontato come sopravvivere a un figlio che non dorme e alla mia esperienza con Baby C, passato dal dormire tutta la notte a poche settimane di vita allo svegliarsi anche ogni ora. Come in ogni paese, sta ovviamente ai singoli genitori come gestire i problemi del sonno dei propri figli, ma in Australia si trova un programma di assistenza davvero particolare e unico (smentitemi se così non è, per favore).

Qui infatti il governo mette a disposizione dei genitori dei corsi gratuiti sulla nanna dei bambini. Sostanzialmente, per insegnare a loro come dormire, ma anche per affrontare altri problemi come l’allattamento, lo svezzamento, comportamento, ecc. Questi corsi vengono tenuti in centri o instituti specializzati diretti da infermiere specializzate nella nanna dei bambini, che offrono due tipi di servizi: Day Services – dove le famiglie visitano il centro per una mattina o pomeriggio, oppure ricevono una visita a casa da un’infermiera – o inpatient Residential Units (conosciuti anche come “sleep camp” o “sleep schools”) – dove le famiglie restano all’interno dei centri per cinque giorni e quattro notti e seguono, all’interno, un rigido programma di nutrizione, pisolini e nanna.

Questi centri sono pensati soprattutto per le mamme e i papà disperati con bambini che di dormire non ne vogliono proprio sapere. Accanto alle infermiere, i genitori hanno a disposizione una squadra di psicologi, psichiatri, pediatri e assistenti sociali, per essere sicuri che i genitori e i bambini godano della migliore salute fisica e mentale. Considerato quanto puè essere fisicamente e psicologicamente estenuante non dormire per settimane o mesi di fila, trovo che questo servizio offerto in Australia sia assolutamente fantastico e andrebbe replicato ovunque!

Ah, nel NSW – dove abito – e ACT questo servizio è sovvenzionato da Medicare e quindi assolutamente gratuito per i genitori! In questi stati i centri migliori sono quelli gestiti da Tresillian e includono anche il vitto per un genitore.

Lo svezzamento

Se il momento dello svezzamento è accettato a livello universale sulla base di quello che l’Organizzazione Mondiale della Salute consiglia – 6 mesi -, la modalità e i tempi con cui viene fatto il passaggio dipendono da fattori culturali. Lo svezzamento in Australia avviene in maniera molto naturale, semplice e libera. Niente programmi, diete o ricette da seguire, come sento avvenire in Italia. Qui i consigli sono essenzialmente quattro:

  1. Sebbene i primi cibi siano solitamente morbidi, a purè, o schiacciati, ben presto si possono introdurre cibi macinati o tagliati a pezzettini per dare varietà di consistenza;
  2. Introducete diversi cibi in qualsiasi ordine e modalità, premurandovi di includere sempre alimenti ricchi in ferro;
  3. Dai 6 mesi tutti gli allergeni forti (uova, glutine, frutta secca, pesce, ecc.) devono essere introdotti;
  4. No al miele, uova crude e latte vaccino fino ai 12 mesi.

Paragonando lo svezzamento australiano con quello italiano, da un punto di vista pratico ho notato che:

  1. Che siano alla frutta o con verdure e carne, tantissimi omogeneizzati sono un miscuglio di più alimenti (es. l’omogeneizzato di patate, carote e manzo oppure purè di mela, pera e banana) e quindi non ideali per capire le allergie di tuo figlio;
  2. Gli omogeneizzati di carne (e verdure) si trovano solo a base di pollo, manzo e agnello: tutti gli altri tipi di carne non sono pervenuti;
  3. La pastina per neonati come quella Plasmon o il babiriso non si trovano, ma potete tranquillamente trovare la pastina della Barilla (tipo stelline o anellini) che va benissimo anche per i bimbi, oppure cercare quella apposta in alcuni negozi italiani (a Sydney io la trovo da La Monica IGA di Haberfield);
  4. Per contro, la crema ai cereali si trova ovunque, anche se è molto facile farla a casa;
  5. I biscotti tipo Plasmon non sono così facili da trovare, ma potete provare nei negozi italiani, tipo La Monica IGA di Haberfield;
  6. I vasetti di carne liofilizzata non si trovano nemmeno se vai in un negozio che vende soltanto articoli per bambini; io ne ho portati dall’Italia e pace.

Molte mamme italiane storceranno il naso, ma in Australia è normale dare ai propri bimbi una versione più blanda di quello che mangiamo noi adulti. Limitando sempre il sale e lo zucchero, i dottori incoraggiano a introdurre tutte le altre spezie poco alla volta, e a offrire ai bimbi piatti complessi invece che le monotone pappine che vanno tanto in Italia. Per darvi un’idea, al nido di mio figlio tutti i bimbi (inclusi quelli sotto i 2 anni) mangiano curry al pollo, lasagne di manzo, riso fritto (fried rice) di verdure, polpette di maiale, falafel, ecc. In Italia si troverebbero mai piatti del genere all’asilo nido? Ultimo appunto è che l’autosvezzamento (baby led weaning) è molto praticato in questa parte di mondo, ma su questo ci vorrebbe un intero capitolo a parte.

Il nido

Come per tutto il resto del sistema educativo australiano, anche le scuole per la prima infanzia sono diverse rispetto all’Italia. Partiamo subito col dire che non esiste la differenza tra nido e scuola materna. In Australia si parla daycares o long day care centres, che possono essere centre-based (cioè in strutture apposite come in Italia) oppure family daycares (cioè gestiti da un nucleo famigliare che accoglie nella propria casa altri bambini). I bambini possono cominciare a frequentare i daycares solitamente dai 6 mesi, ma sono vari i centri che li accettano anche da più piccolini (nel nostro ad esempio li prendono dalle 6 settimane!), e ci rimangono fino a 5 anni quando vanno al Kindergarten. Le iscrizioni (e di conseguenza le rette) sono giornaliere, ovvero vi verrà richiesto di scegliere quanti e quali giorni vorrete far frequentare al vostro bimbo e di conseguenza vi verrà debitato l’importo giornaliero. Per quanto riguarda i costi, la tariffa giornaliera si aggira sui $100-$150, che può essere ridotta grazie al Child Care Subsidy (sovvenzione del governo stabilita sulla base del reddito famigliare e sulle ore lavorative dei genitori).

La mia esperienza a Sydney è che ci sono veramente moltissimi nidi disponibili in ogni quartiere: qualsiasi sia il vostro credo e la vostra filosofia di apprendimento, troverete sicuremente il nido che farà al caso vostro. Alcuni sono logicamente più popolari di altri, e non è inusuale qui mettere il proprio nome nella lista d’attesa di un nido durante la gravidanza! Se non lo avete fatto, vi consiglio di cominciare a visitare le varie daycares della vostra zona durante i primi mesi di vita del vostro bimbo. Per legge nelle classi dei bimbi sotto i 2 anni ci devono essere 1 maestra ogni 4 bambini con un limite ben fisso di bimbi per ogni giorno: se volete assicurarvi un posto per i giorni di cui avete bisogno, meglio registrarvi il prima possibile.

In generale, la mia percezione è che, a differenza di molte realtà italiane, gli australiani preferiscano mandare i figli all’asilo nido. Anche molto piccoli. Il motivo principale è che le famiglie sono solitamente sparpagliate un po’ per tutto il paese e solitamente manca l’aiuto dei nonni che possono curare i piccoli in età prescolare. Guardando i dati però appare una realtà piuttosto simile. Secondo i dati del ministero dell’educazione, durante l’anno finanziario 2018-2019 più di 1 milione e mezzo di bambini hanno frequentato uno dei 13.785 child care centres approvati dal governo e operativi in Australia, ricevendo il Child Care Subsidy. Nel NSW il 32.9% di bambini ha frequentato il daycare, seguito dal Victoria con il 24.8% e il Queensland con il 22.9%. La media settimanale di ore trascorse al nido è stata di 24.5 e il costo medio orario di $9.55. Secondo i dati ISTAT invece, in Italia, nell’anno scolastico 2017/2018 c’erano 13.145 servizi educativi per la prima infanzia che si occupavano del 24,7% dei bambini sotto i 3 anni. Quindi non terribilmente lontana dalla realtà australiana, sia in termini di asili a disposizione che di bambini frequentanti.


I primi 9 mesi di vita di un bambino sono senza dubbio complessi, difficili e imprevedibili. E se ci aggiungiamo anche un paese diverso, una diversa cultura, e un diverso approccio alla maternità ed ecco che crescere un figlio in Australia da 0 a 9 mesi può diventare un percorso tutt’altro che facile. In questo post spero di avervi fornito le principali informazioni per aiutarvi nella vostra strada alla maternità Down Under!

20 thoughts on “Crescere un figlio in Australia da 0 a 9 mesi

  1. Anche se non ho figli mi è piaciuto molto leggere il tuo articolo e notare le molte differenze con le nostre abitudini. Ho trovato geniali le lezioni per far dormire i bambini!

  2. Ho trovato molto interessante leggere il tuo articolo. L’aiuto per il sonno è davvero qualcosa di unico. Io ho avuto la fortuna di andare a vari incontri al consultorio vicino a casa mia, che mi aveva già seguito durante la gravidanza, su sonno, svezzamento, ecc. però pare che la qualità e le offerte dei consultori sia molto variabili qui in Italia: parlando con amiche a pochi chilometri di distanza non c’è nulla di simile. Anche in Italia si sta iniziando a promuovere l’autosvezzamento e lo svezzamento con varietà di cibi. Io ho fatto così per mio figlio e ora a due anni è un appassionato di curry e cibo cinese come me!

    1. I consultori italiani sono comunque un aiuto prezioso, ma la possibilità di fare queste sleep schools secondo me è incredibile.

  3. Non ho figli ma ammetto che mi ha incuriosito molto scoprire qualcosa di più sulla vita in Australia, soprattutto per un argomento così importante come la crescita di un bambino.

  4. Ho letto con attenzione per vedere se è proprio vero che l’Italia è indietro anni luce rispetto al altri Stati nel mondo. La nostra natalità a zero dipende dalla poca assistenza alle famiglie, ma la nostra struttura sanitaria è decisamente migliore. Per quanto riguarda il cibo, i bambini australiani sono molto più fortunati!

    1. Non so se le poche nascite siano dovute a questo ma sicuramente il non sentirti assistita non aiuta!

  5. Una scelta coraggiosa vivere dall’altra parte del mondo e crescere il bimbo senza aiuti dalla famiglia è sicuramente più complesso, interessante però conoscere le differenze.

    1. Hai ragione, ma a un certo punto per noi non è stata più una scelta. Ho scelto mio marito e di conseguenza l’Australia: tutto il resto ha seguito

  6. Non ho figli quindi non sono nella posizione più adatta per esprimere un parere, però sappi che penso che siate molto coraggiosi: vivete dall’altra parte del mondo, lontano da nonni e zii a cui appoggiarsi in caso di bisogno, e sicuramente questa è una difficoltà non da poco!
    Una curiosità: vostro figlio ha la doppia cittadinanza italiana e australiana?

    1. Grazie, a volte è davvero difficile anche perché non abbiamo nessun parente in città. Sì, nostro figlio ha in automatico entrambe le cittadinanze per nascita

    1. Sicuro, anche se ho avuto la fortuna di avere mia mamma qui per i primi 2 mesi e poi di andare io per altri 2 sotto Natale

  7. Forse la cosa più dura di stare dall’altra parte del mondo è non avere la mamma vicino che opprime ma allo stesso tempo aiuta e consiglia… Ma sicuramente è una bellissima avventura!

    1. In questo caso croce e delizia insieme. Poter crescere i propri figli come si vuole è una gran bella cosa… Ma ogni tanto una mano farebbe comodo!

  8. Conosco la necessità di doversi adeguare a crescere i propri figli in un Paese diverso. I timori, le preoccupazioni e quel senso di smarrimento comune a tutte noi mamma e papà compresi. : )

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