Le mie sfortune da expat

Se vivete fuori dalla vostra città o paese di origine, se siete expat – o se pensate di diventarlo –, saprete (o scoprirete) presto che intorno alla vostra decisione e nuova vita aleggia un alone di preconcetti e pregiudizi. Molti di questi hanno a che fare con l’idea che la vita da expat o emigrato che sia, sia tutta rose e fiori, fatta di cocktail a bordo piscina, viaggi in (almeno!) business class e autisti che ti scorrazzano in giro.

Sicuramente c’è qualche fortunato là fuori che, per possibilità o necessità (se ad esempio vive in paesi o contesti pericolosi, dove per esempio avere l’autista è l’unico modo possibile per muoversi), si ritrova in questi stereotipi. Per la maggior parte di noi italiani all’estero, e per me sicuramente, la vita è ben meno rosea di quello che si potrebbe pensare.

Considerando poi che io sono emigrata di mia spontanea volontà e non expat grazie a un’azienda italiana, direi che i benefici associati all’expat medio io non li vedo neanche col cannocchiale. Altro che viaggi pagati per rientrare in patria, altro che pacchetto casa/scuola, altro che assicurazione pagata e magari anche macchina di servizio! Magari!

Ma, considerazione sui benefit degli expat a parte – che comunque sono solo una minima parte degli italiani all’estero –  come ho ripetuto già mille volte, lasciare l’Italia non vuol dire necessariamente lasciarsi tutti i problemi alle spalle. Nonostante il mio amore smisurato per il paese e la città che mi ha accolto, nei miei 7 anni e passa d’Australia non è decisamente stato tutto rose e fiori. E alcune sfighe sarebbero decisamente solo potute succedere qui!

Eccovi allora quello che mi è andato storto nella mia vita da expat fino ad ora!

Cominciamo dal mondo del lavoro. Premettendo che sono pienamente consapevole che in Italia la situazione sia peggiore, che ci siano moltissimi lavoratori costretti a lavorare in nero o che non vengono pagati per mesi e mesi, che il numero di precari sia alle stelle e quello di giovani stagisti non pagati ancora di più. Lo so bene, lo sono stata anche io in Italia. Ma qui in Australia il sistema è diverso, o almeno dovrebbe esserlo. L’Australia è un paese dove, prevalentemente, le regole esistono e funzionano, e quando queste vengono violate, i colpevoli vengono puniti. Ripeto, almeno in teoria. Perché la mia personale esperienza purtroppo mi ha portato a scoprire una realtà ben più amara, fatta di sottopaghe, di minimi sindacali non rispettati, di turni cambiati senza preavviso per favorire amici e parenti, di minacce neanche poco velate, di paghe in nero e di calci nel sedere per aver osato lamentarmi.

Continuiamo con la questione affitti/alloggi. Agli arbori della mia vita australiana, quando ero ancora qui solo per studiare – e per testare la mia relazione con l’Avvocato – avevo affittato una camera in una casa condivisa con altri studenti, per lo più stranieri. Il padrone di casa, un italo-australiano, viveva nella villetta accanto, ma era frequentatore abituale della nostra casa. Tipo schivo, strano, e decisamente losco, la prima regola che aveva imposto a qualsiasi nuova affittuario era quella di non dare mai informazioni sui suoi spostamenti o sulla sua presenza o meno in casa. Sospetto, vero? Long story short, quando è venuto il momento di lasciare la camera, il padrone di casa ha rifiutato di ridarmi i soldi della caparra: una cosa tira l’altra, e gli ho fatto causa. Lui in torto marcio, ordinato dal tribunale a ripagarmi i soldi dovuti, lui rifiuta, scatta ordine di arresto, lui non si fa trovare, io procedo con piano B – investigatore privato – e finalmente, 2 anni dopo, riottengo non solo i soldi della caparra ma tutti quelli spesi nel frattempo per avvocati e tribunali.

E finiamo con la questione vicini. E questa è davvero una questione dolente, perché mi tormenta ormai da anni, perché mi priva della mia tranquillità nella mia casa propria, e perché tristemente l’unica via d’uscita è il trasloco. Che, premetto, è nelle carte ma non nell’immediato futuro. Forse vi ricorderete che il mio vicino della porta accanto – quello con cui condividiamo l’intero muro della sala e della camera da letto, per intenderci – ha problemi di alcool oltre a soffrire di schizofrenia. Grazie a lui e alle sue malattie abbiamo trascorso anni di paura, di paranoie, di notti insonni e di giornate stanche. A causa sua siamo andati due volte in mediazione e tre volte in tribunale, quando non ho avuto altra alternativa che richiedere un ordine restrittivo. Da allora, e forse grazie a un nuovo nipotino, per fortuna le cose sono migliorate, anche se continuano le nottate sbronze, la musica e la TV ad alto volume, e, soprattutto, le terribili litigate con la madre. Ma per lo meno non mi sento più vittima del suo stalking. Per ora, e speriamo che continui così.

Ma risolto un problema, ecco che se n’è presentato subito un altro.

Perché da ormai un anno e mezzo, ad “allietare” le mie giornate ci pensa un altro vicino, pure questo con apparenti problemi psicologici (che volete farci, li attireremo tutti noi!) – bipolare e maniaco in questo caso. Ora, immaginato il tipo: mezza età, apparentemente single, apparentemente senza lavoro, decisamente con troppo tempo a disposizione per lamentarsi di ogni singolo problema, o presunto tale, del nostro palazzo. Sono sicura che avrete tutti incontrato un tipo simile. A quanto pare lui sa fare tutto, e cerca di mettere mano ovunque, anche dove non dovrebbe… che in un palazzo in Australia è praticamente ovunque, dato che a parte l’aria che respiri praticamente tutto è proprietà comune – anche a casa tua – e quindi soggetto a modifiche solo previa approvazione dell’amministratore. Oltre a questo, che potrebbe toccarmi fino a un certo punto, però c’è anche e soprattutto il fatto che, per non si capisce bene quale motivo, questa persona ha deciso che sia io che la mia vicina che è nel comitato di condominio insieme a me, siamo assolutamente incompetenti, stupide ed esseri spregevoli degne soltanto di ricevere il suo odio e i suoi insulti. Carino, vero?

Scusate questo mio post sfogo. Lo so bene che ho mille fortune, che vivo in un posto bellissimo e che i miei problemi non sono niente in confronto alle sfortune vere di altre persone. Ma credetemi che ho fatto il pieno anche di quello nella mia vita! S*it happens, in Italia come in Australia, in Francia come in Botswana, questo è sicuro. Solo che all’estero si ha lo svantaggio di essere stranieri, e quindi di non conoscere magari le risorse e i meccanismi per risolvere eventuali problemi. Perciò se vivete in Italia e pensate che quelli che vivono all’estero abbiano solo fortune e vita facile, vi prego, ricredetevi! La sfiga non conosce confini!

10 thoughts on “Le mie sfortune da expat

  1. Ho letto questo e gli altri tuoi post precedenti sull’argomento vicini di casa… massima solidarietà e “complimenti” (anche se non avevate scelta, mi pare di capire) per avere resistito tutto questo tempo. Poi la combinazione di alcolismo+schizofrenia… che combo! L’unica è davvero andarsene. E’ proprio vero che tutto il mondo è paese comunque, poi quando ti devi difendere, all’estero, devi anche imparare tutto un nuovo sistema (va beh che noi italiani in paragone raramente ci smeniamo, ma comunque…). In bocca al lupo per tutte le situazioni che hai elencato!

    1. Grazie per la solidarietà… purtroppo dato che abbiamo comprato casa non è così facile fare i bagagli e andarsene. Se fossimo stati in affitto la cosa sarebbe stata decisamente diversa. Comunque davvero, da straniero sei molto più svantaggiato perchè non conosci i meccanismi e le risorse a disposizione. Per fortuna, dopo tutti questi anni e queste vicende, ho imparato molto!

  2. Che vita da expat travagliata mamma mia! Speriamo migliori 🙂
    Io ho vissuto due anni all’estero per studio, uno in Scozia e uno in Cina, ho visto cose e persone strane, ma mai così per fortuna ahah

    1. E pensa che mi ritengo fortunata! Ne sento di ben peggiori, anche se forse non con i vicini… in quello sono decisamente stata sfortunata!

  3. Noi ci siamo trasferiti a causa dei vicini e ci siamo indebitati a vita per avere una casa indipendente. E lo rifarei mille volte: la privacy non ha prezzo. pensaci, te lo consiglio!

    1. Hai assolutamente ragione e quello sarà sicuramente il nostro obiettivo in futuro. Per i prossimi 2/3 anni però dobbiamo tenere duro, oppure andare in affitto da qualche altra parte… ma finchè non venderemo questo appartamento, saremo comunque costretti ad avere a che fare con i vicini

  4. Se una delle poche expat che ha il coraggio di ammettere che anche all’estero la vita non è tutta rose e fiori, al contrario di molti che “qui è tutto bello, in Italia fa tutto schifo”, cosa che mi disturba non poco 😅
    E soprattutto sei una delle poche che se qualcosa non va si rivokge a chi di dovere e non si lamenta e basta!

    1. Grazie mille bella! Devo ammettere che io ho avuto la fortuna di avere un compagno/marito e la sua famiglia che mi sono stati accanto quando c’è stato bisogno e mi hanno illustrato le possibilità che avevo per far valere i miei diritti. La maggior parte degli italiani all’estero, magari solo temporanei, non necessariamente hanno questa conoscenza. Ma detto questo, chi dice che fuori dall’Italia si sta SOLO bene, mente! heheheh

    1. Ahahaha, non avevo alternative. Purtroppo se non lo avessi fatto il sistema giuridico si sarebbe fermato lì e io non avrei mai ottenuto i miei soldi indietro. Per fortuna questa faccenda risale a molti anni fa!

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