Un libro in valigia: “Tre tazze di tè” di Greg Mortenson

Devo ringraziare Liz, una delle volontarie di Medici Senza Frontiere, per avermi fatto scoprire alcuni tra i libri più belli che abbia letto ultimamente. Tra questi c’era Disgrace” di Coetzee, e “Tre tazze di tè” di Greg Mortenson e David Relin, di cui vi voglio parlare oggi. Un libro alla scoperta di un angolo di mondo lontano, remoto e ignorato dai più, in un momento storico di assoluta importanza. Un libro alla scoperta della generosità umana e dell’amore per il prossimo più genuino e altruista che ci sia.

Nel 1993, dopo un disastroso tentativo di scalare l’imponente K2, lo scalatore Greg Morteson finì, per un errore di navigazione, in uno sperduto e poverissimo villaggio alle pendici del Karakorum. Disidratato, mezzo congelato e morto di fame, Greg fu accolto da Haji Ali, capo del villaggio di Korphe, e rimesso in forze con tutto quello che la comunità aveva da offrire – non molto a dire il vero. Commosso dalla generosità e povertà degli abitanti del villaggio – soprattututto quella dei suoi bambini, costretti a fare lezione all’aperto, esposti al freddo e agli elementi delle montagne, e con solo la terra come foglio – Greg promette di ritornare e costruire una scuola elementare per i bambini del villagio. “Tre tazze di tè” è la storia di come Greg mantenne quella promessa e costruì non solo la scuola di Korphe, ma altre 51 altre scuole in villaggi remote del Pakistan e Afghanistan, proprio durante l’ascesa al potere dei talebani.

Beyond the sandy courtyard of their ochre-colored five-room school, neat rows of mud-block homes now march toward the horizon, some equipped, even, with that ultimate symbol of luxury and permanent residence, the satellite dish. And shading these homes, where the unrelenting dunes once stood, cherry trees, nurtured by an uplift water scheme, grow thick and green and lush, blooming out of the sand as improbably as the students who walk home after school beneath their boughs, the girls of the Gultori.

Nato in Minnesota nel 1958, a soli tre mesi Greg fu impacchettato e spedito in Tanzania, dove i suoi genitori erano missionari-insegnati all’ombra del Kilimanjaro. Da entrambi i genitori Greg imparò l’amore per il prossimo e la dedizione necessaria per migliorare la qualità di vita dei meno fortunati. Fu proprio grazie ai Morteson che la Tanzania ebbe il suo primo ospedale universitario e la prima scuola internazionale, che Greg e le sue sorelle frequentarono felicemente. A soli 11 anni Greg scalò la sua prima montagna, e non una qualsiasi: il Kilimanjaro! Fu quello l’inizio di una storia d’amore con le montagne che dura tuttora e che segnò per sempre la sua vita. Per 14 anni Greg e famiglia condussero una vita felice e spensierata in Tanzania, prima di ritornare alla loro radici in Minnesota.

Gli anni in Africa e l’impegno nel sociale dei genitori hanno sicuramente condizionato l’amore e l’apertura verso l’altro del giovane Greg. Quando, nel 1995, Mortenson terminò i primi progetti a Korphe, si trovò improvvisamente davanti al bivio: tornare negli USA e continuare la sua carriera come infermiere, o continuare con il suo sogno di portare l’educazione alle comunità più isole dell’Asia centrale. Potete immaginare quale fu la sua scelta! La sua esperienza nel Pakistan più rurale ha veramente dell’incredibile e il suo desiderio di educare le bambine di queste regioni così remote è davvero senza eguali.

As the US confronts Saddam Hussein’s regime in Iraq, Greg Mortenson, 45, is quietly waging his own campaign against Islamic fundamentalists, who often recruit members through religious schools called madrassas. Morteson’s approach schools and helping to promote education – particularly for girls – in the world’s most volatile war zone, support for the Taliban and other extremist sects eventually will dry up.

L’umiltà e la bontà d’animo di Greg gli permetteranno di raggiungere ed essere accettato nei villaggi più isolati. Il suo genuino interesse verso l’altro gli consentirà poi di integrarsi in queste comunità così remote, dove il diverso e lo straniero è necessariamente solo di passaggio, anche in un momento storico così delicato come l’11 settembre e i suoi postumi. Per una persona come me, che non conosce assolutamente niente di queste culture, è stato veramente affascinante e interessante imparare a conoscere queste comunità tra le pagine del libro. E quante cose possiamo applicare alla vita di tutti i giorni!

The first time you share tea with a Balti, you are a stranger. The second time you take a tea, you are an honoured guest. The third time you share a cup of tea, you become family, and for your family, we are prepared to do anything, even die. […] Doctor Greg, you must make time to share three cups of tea. We may be uneducated. But we are not stupid. We have lived and survived here for a long time.

La pazienza, l’umiltà, la cooperazione, ma anche la dedizione e la perseveranza, sono le qualità che le popolazioni delle montagne del Pakistan devono necessariamente possedere per sopravvivere in queste terre ostili. Le stesse qualità che Greg in parte possiede e in parte imparerà a possedere e che lo renderanno uno di loro – perché avere la fortuna di appartenere al primo mondo non ci rende necessariamente migliore degli altri.

So once again, an illiterate old Balti taught a Westerner how to best go about developing his ‘backward’ area.

“Tre tazze di tè” di Greg Mortenson è un libro che fa scoprire, che fa viaggiare, che fa riflettere. Un libro assolutamente da leggere e dopo che lo avrete finito – sicuramente tutto d’un fiato – andate sul sito del Central Asia Institute e guardate quanto bene è stato fatto e continua a essere fatto dopo quella prima scuola di Korphe!

What motivates me to do this? The answer is simple: when I look into the eyes of the children in Pakistan and Afghanistan, I see the eyes of my own children full of wonder – and hope that we each do our part to leave our legacy of peace instead of the perpetual cycle of violence, war, terrorism, racism, exploitation, and bigotry that we have yet to conquer.

4 thoughts on “Un libro in valigia: “Tre tazze di tè” di Greg Mortenson

  1. Ciao Claudia! Alcuni anni fa una mia amica americana, conoscendo la mia curiosità verso mondi “altri” mi ha regalato una copia di “Three cups of tea”. E’ stato un regalo interessante e molto gradito. Valeva la pena leggerlo. Lo consiglio a chi certe curiosità e certi interessi.

    1. Ma pensa? Conoscendo un po’ la tua sensibilità e curiosità verso l’altro, non mi sorprenda che il libro ti sia piaciuto! Per me è stato davvero un viaggio magnifico tra le pagine di questo libro!

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