Un libro in valigia: “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu

Regalai questo libro al mio Big Brother nel 2005, in un momento molto delicato della nostra vita. Dopo la tragedia che ci privò di nostro padre e cambiò il resto della nostra vita, avevamo tutti bisogno di un lieto fine. Avevo tanto sentito parlare di questo libro e all’epoca lo trovai perfetto alla sensibilità di mio fratello e al suo interesse per la storia: lo divorammo entrambi in  un battibaleno, lo adorò lui e lo amai io. E poi ovviamente me ne sono dimenticata, fino al mio recente viaggio in Italia, in cui mi è ricapitato tra le mani e sono tornata a leggerlo.

Questo libro, e l’omonimo film che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al Festival internazionale di Berlino del 2005, nasce dall’incontro casuale dell’autore Radu Mihaileanu con un ebreo etiope a un Festival del Cinema di Los Angeles. L’epopea dei falascia, gli ebrei neri dell’Etiopia, e dell’Operazione Mosè che negli anni ’80 li riportò in Terra Santa era per l’autore una storia sconosciuta ma sconvolgente: ne fu così turbato che dedicò molti anni al progettò di diffondere quanto più possibile questo capitolo della storia moderna.

Erano stati dimenticati sulla cima della loro montagna, laggiù, vicino a Gondar… Tuttavia, dalla notte dei tempi, i falascia, gli ebrei d’Etiopia, lontani discendenti del Re Salomone e della regina di Saba, avevano un solo progetto: raggiungere Gerusalemme, la Terra Santa.

 Lo sfondo di questa storia ad alto potenziale emotivo è la vicenda dei falasha, gli ebrei neri che vivevano tra fame e violenza fra Etiopia e Sudan. Negli anni ottanta i falasha sono diventati oggetto della segreta “Operazione Mosè” che, grazie al duplice intervento di Israele e Stati Uniti, aveva l’obiettivo di ricondurre in Terra Santa gli ebrei etiopi in quanto legittimi discendenti del popolo di Israele. Purtroppo la carestia etiope del 1984-1985 costrinse migliaia di ebrei a fuggire dall’Etiopia e rifugiarsi nei campi profughi sudanesi, insieme a musulmani e cristiani, in attesa dell’intervento israeliano. Furono solo 8000 quelli che sopravvissero alla lunga marcia, alla fame, alle malattie e alla violenza che spesso scoppiava lungo il cammino. Questi 8000 furono infine trasportati con aerei della El Al fino in Israele via Belgio, tra il 21 novembre 1984 e il 5 gennaio 1985.

La storia di “Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu inizia proprio in un campo profughi del Sudan, dove una madre falascia assiste impotente alla morte del suo ultimo figlio. Poco più in là una madre cristiana la osserva: sa che i falascia partiranno, sa che dove andranno potranno finalmente avere un futuro. È così che guardando il proprio bambino emaciato lo spinge a sostituirsi a quello appena morto, con un’unica raccomandazione:

Non piangere. Vai e vivrai, diventa qualcuno! E non tornare, non tornare prima…

Il bambino non vorrebbe lasciare la madre, ma infine parte. Verso Gerusalemme, il paradiso dove gli ebrei credono scorrere ruscelli di latte e miele. Ma la vita crudele presto gli porta via anche la sua seconda mamma, e lo costringe a trovare rifugio in un orfanotrofio dove il dolore e le bugie che il piccolo Shlomo si porta dentro lo isolano dal resto dei bambini e dagli adulti che se ne prendono cura. Per fortuna però il piccolo viene presto adottato da una famiglia sefardita francese, ma anche con tutto l’amore e il comfort che la nuova famiglia gli dona, Shlomo non riesce a trovare pace e felicità. Passa gli ultimi anni dell’infanzia nel terrore che siano scoperte le sue due menzogne (il non essere un orfano e il non essere ebreo) e la sola verità: quella di essere un nero. Ma il tempo porta nuovi stimoli di conoscenza, la fascinazione della cultura occidentale, l’amore ma anche la guerra nei territori occupati e il razzismo.

Sono partito nella paura e nel dolore, ma ho vissuto. Sono qualcuno.

Mi sono commossa quando ho letto questo libro la prima volta. Ho sorriso quando l’ho terminato la seconda. Non solo perché alcune delle vicende narrate nel libro mi sono ora famigliari, e non solo per quel riferimento a Medici Senza Frontiere nell’ultima pagina. Ho sorriso perché ho riconosciuto il grande potenziale dell’amore e il grande coraggio che i piccoli di questa Terra spesso e volentieri sanno dimostrare.

“Vai e vivrai” di Radu Mihaileanu è un libro che consiglio assolutamente a tutti, perché sempre attuale e commovente, e ancora di più quando nel mondo non si è ancora smesso di parlare di “stranieri”, “rifugiati” ed “immigrati” in toni  dispregiativi.

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