Un libro in valigia: “Diventare sorelle a Teheran” di Massimo Paradiso

Per molti leggere è una fuga dalla realtà, una distrazione dai problemi quotidiani; per altri la lettura è un viaggio complesso verso terre lontane, culture distanti e paesaggi sconosciuti. E poi c’è chi legge per capire, per approfondire, per migliorare la propria comprensione del mondo. Io ammetto umilmente di rientrare più nelle prime due categorie che nella terza, salvo quando proprio non sia un libro in particolare a inspirarmi. E con “Diventare sorelle a Teheran” di Massimo Paradiso è stato così. Continue reading “Un libro in valigia: “Diventare sorelle a Teheran” di Massimo Paradiso”

Un libro in valigia: “Disgrace” di J.M.Coetzee

Quanto una delle volontarie dell’ufficio, durante la mia prima settimana di lavoro, mi ha offerto questo libricino da leggere, non ci ho dato molto peso e per un paio di mesi è rimasto a prendere polvere sulla mia scrivania. Ma un paio di settimane fa ho deciso finalmente di prenderlo in mano e ho divorato “Disgrace” di J.M.Coetzee in un battibaleno. D’altronde io sono fatta così: quando un libro mi prende non riesco a metterlo giù e per me questo è in assoluto il miglior tipo di libro! Continue reading “Un libro in valigia: “Disgrace” di J.M.Coetzee”

Un libro in valigia – “Latinoaustraliana” di Marco Zangari

Il caso, ancora una volta, mi ha fatto incontrare “Latinoaustraliana” di Marco Zangari, il primo libro di questo autore italiano ma residente in Australia. In questo lungo (ma estremamente scorrevole) libro, Marco descrive, attraverso il personaggio di Mattia, quella che viene definita generazione ‘Working Holiday’ in Australia, ovvero tutti quei ragazzi ancora ventenni che decidono di fare un anno Down Under, spesso nella vana speranza di poterci rimanere per sempre. Continue reading “Un libro in valigia – “Latinoaustraliana” di Marco Zangari”

Un libro in valigia – “Mornings in Jenin” di Susan Abulhawa

A luglio, mentre ero di passaggio in Italia, alla Feltrinelli di Milano per caso mi capitò tra le mani questo libro. C’era un’offerta, 2 libri a 10 euro, e presa dalla nostalgia per la carta e libri in italiano, ho afferrato i due titoli che più mi attrassero. “Ogni mattina a Jenin” era uno di questi, scelto per il modo diverso di affrontare un argomento trito e ritrito, ma anche tristemente sempre attuale come il conflitto israelo-palestinese.

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Un libro in valigia – “Tracks” di Robyn Davidson

Al ritorno dal mio Erasmus in Francia, quando il cuore giá batteva per il mio Avvocato, e il mio primo viaggio nella terra dei canguri era giá in fase di programmazione, mi sono recata nella biblioteca del mio paesello in cerca di maggiori informazioni sull’Australia e tra i pochi volumi disponibili mi sono imbattuta in “Orme”di Robyn Davidson. Nonostante questo libro risalga al 1980, nel 2013 é stato adattato a film, e da allora la storia di Robyn e dei suoi 4 cammelli é diventata molto piú conosciuta. Continue reading “Un libro in valigia – “Tracks” di Robyn Davidson”

Un libro in valigia – “Paris Letters” di Janice MacLeod

Torna la mia rubrica mensile con Un libro in valigia. Oggi vi voglio parlare di un libro che mi è capitato tra le mani per caso, ma che mi è molto piaciuto. Come per “Lunch in Paris“, anche in questo caso il libro è per la maggior parte ambientato a Parigi, una città che sto (ri)scoprendo anche grazie a queste ultime letture. Si tratta di “Paris Letters” di Janice MacLeod. Continue reading “Un libro in valigia – “Paris Letters” di Janice MacLeod”

Un libro in valigia – “Lunch in Paris” di Elizabeth Beard

Questo libro mi è piaciuto tantissimo, e non solo perchè è ambientato a Parigi e perchè ruota intorno al cibo. Questo libro mi è piaciuto tantissimo perchè racconta la realtà quotidiana dell’expat medio, tra luoghi nuovi, incomprensioni linguistiche, amicizie da instaurare e, soprattutto, un futuro nuovo ancora tutto da scrivere. “Lunch in Paris” di Elizabeth Beard è la storia di un’americana alla scoperta di Parigi, un pasto alla volta. Continue reading “Un libro in valigia – “Lunch in Paris” di Elizabeth Beard”

Un libro in valigia – “Into the wild”

Eccomi al secondo appuntamento della mia rubrica Un libro in valigia. Oggi voglio presentarvi un libro che sicuramente in molti conoscerete già, anche perchè ha inspirato l’omonimo film molto famoso nel 2007. Si tratta di “Into the Wild” (titolo italiano “nelle terre estreme”) di Jon Krakauer. É la storia di Chris McCandless, giovane neolaureato che a 22 anni, dopo aver tagliato i ponti con la famiglia e aver donato in beneficienza i $25.000 che aveva in banca, parte alla volta del Far West americano prima di sbarcare in Alaska per la sua “ultima grande odissea”. Continue reading “Un libro in valigia – “Into the wild””

Un libro in valigia – “Down Under” di Bill Bryson

Con questo articolo inizia la mia rubrica Un libro in valigia in cui vi presenterò (recensire è una parola troppo grande e carica di aspettative) alcuni libri sull’Australia, libri di viaggio, che raccontano la vita expat o che comunque siano inerenti ai temi di questo blog. Mi piacerebbe ricevere vostri suggerimenti al riguardo: la mia libreria e il mio kindle hanno sempre spazio per nuovi libri! E per cominciare quale migliore libro di “In un paese bruciato dal sole” di Bill Bryson? Continue reading “Un libro in valigia – “Down Under” di Bill Bryson”

Il potere delle parole

Ho sempre amato scrivere. Sin da ragazzina, ho sempre tenuto un diario per custodire i miei segreti, e ho sempre scrittto lettere per esprimere le mie emozioni. Mettere nero su bianco quello che penso quindi non è niente di nuovo per me. Ma da quando ho aperto questo blog e ho deciso di condividere le mie emozioni e i miei pensieri con perfetti estranei, mi sono resa conto del potere delle parole. Soprattutto di quelle scritte. 

Perchè se a voce è possibile esprimersi meglio e sfruttare il linguaggio del corpo e le inflessioni della voce per far arrivare all’altra persona il significato delle nostre parole, per iscritto tutto questo non ci è possibile. Le parole sono lì, nere su bianco, e non ci è (di solito) possibile spiegare il significato di quello che abbiamo scritto. Possiamo scrivere premesse e ps, ma alla fine della fiera, ognuno interpreterà il contenuto dei nostri scritti a suo piacere.

Ed è difficilissimo per chi scrive riuscire ad immaginare tutte le possibili interpretazioni di una parola o di una frase. Quello che per noi è ovvio, per il resto delle persone potrebbe non esserlo. Quello che per noi è normale, per altri potrebbe essere assurdo. Quello che noi facciamo in buona fede, per degli sconosciuti potrebbe essere fatto con cattiveria. E così si creano malintesi e fraintendimenti. Quando ci va bene. Perchè quando ci va male, quello che scriviamo può generare vere e proprie liti, può rovinare rapporti e ferire le persone.

picjumbo.com
picjumbo.com

Purtroppo a me è successo. Senza volerlo ho ferito due persone a me care con parole (ai loro occhi) cattive. Mettici pure di mezzo la lingua e una traduzione approssimativa fatta online, fatto sta che quello che io ho scritto è stata male interpretato e loro si sono offesi. Chiaramente l’intento del mio articolo (subito rimosso) non era quello di ferire nessuno. Chiaramente mai avrei voluto che le mie parole facessero soffrire qualcuno. Se avessi anche lontanamente immaginato che potessero leggere l’articolo e rimanerci male, non l’avrei mai scritto. Eppure è successo. Senza volerlo, a mia insaputa, l’hanno letto e ci sono rimasti male (nonostante io abbia solo descritto la realtà, ma di sa che a volte è proprio la realtà a fare più male).

E allora, facciamo attenzione a come parliamo e a cosa diciamo, perchè le parole possono ferire. Scriviamo sempre pensando che chiunque, in qualsiasi parte del mondo, ci possa leggere (anche traducendo interi post su Google translator). Ricordiamoci che anche quando parliamo in generale, ci sarà sempre qualcuno convinto che stiamo parlando di lui in particolare. Teniamo bene a mente che l’ironia e il sarcasmo difficilmente arrivano attraverso le parole scritte.

Ma allo stesso tempo facciamo attenzione a quello che leggiamo e sentiamo, perche’ e’ facile male interpretare le parole altrui. Lasciamoci scivolare addosso critiche e commenti, non prendiamo tutto sul personale, e, soprattutto, non crediamo sempre che tutto quello che leggiamo ci riguarda personalmente. Quando ci sembra di leggere una critica o una cattiveria contro di noi, proviamo a chiederci se quelle parole possono avere un significato diverso da quello che ci appare a prima vista.

Insomma, noi scriviamo perchè ci piace. Noi scriviamo per arrivare agli altri. Siamo spesso onesti e mettiamo tutto il nostro cuore nelle nostre parole. Ma ricordiamoci sempre che

Quando scrivi non hai il controllo su quello che gli altri capiranno.          Umberto Eco