A volte manchi da togliere il fiato

Dopo 12 anni senza te al mio fianco mi sono ormai tristemente abituata alla tua assenza, alla tua voce che ritrovo solo in qualche vecchio filmino e al tuo volto che si affievolisce nella mia memoria senza che io me ne renda conto. Non ti cerco più al mio arrivo in aeroporto, non mi aspetto più la tua chiamata la domenica sera, e quando parlo dei “miei” so che mi riferisco solo a mia mamma. Eppure, ogni tanto, quando meno me lo aspetto, ecco che mi ritorni in mente all’improvviso e la tua mancanza diventa talmente forte da togliermi il fiato.  

Succede durante una conversazione casuale con una nuova collega e quella frase “a 18 anni ho perso mio padre” che apre la diga delle domande e della curiosità, che a loro volta riaprono la ferita e scatenano i ricordi. Succede quando una nuova conoscenza, in tutta ingenuità e buona fede, mi chiede di te, se ti manchi la tua unica figlia e se tu mi venga a trovare spesso. Succede quando devo firmare qualche foglio ufficiale e – vai a capire perché a 30 anni ancora me lo chiedono – devo fornire i tuoi dettagli e quella spunta sul “deceased” mi spezza il cuore ogni volta. Succede quando leggo storie di sopravvissuti a cadute pazzesche, crolli di palazzi, incidenti rocamboleschi e penso che a te sono bastati neanche 3 metri per lasciare questo mondo.

E se ritorni nella mente
Basta pensare che non ci sei
Che sto soffrendo inutilmente
Perché so, io lo so, io so che non tornerai

E allora ecco che i ricordi – e gli incubi – ritornano. Riaffiorano nella memoria gli ultimi attimi passati insieme: quelle conversazioni che vorrei poter cambiare – perché così inutili a posteriori-, quegli abbracci che vorrei averti dato e quella dichiarazione d’amore che avrei voluto farti. Ritornano alla memoria quei terribili ultimi attimi, quelli che ti hanno rubato la vita – anche quello che non so e che da 12 anni mi tormenta – e quelle terribili ore che hanno seguito l’incidente. Riemergono le lacrime e la sofferenza dei giorni e settimane segnate dalla tua assenza e dal vuoto lasciato da te, quando il tempo sembrava non passare mai e l’idea di anni senza te era ancora inconcepibile.

E poi penso a quanto avresti amato questa mia Australia, alle avventure che avresti avuto Down Under, a come – forse – ti saresti potuto finalmente godere la pensione facendo quello che più amavi: viaggiare insieme alla tua famiglia. Penso a cosa avresti pensato del mio appartamento tra gli alberi, a cosa avresti cambiato e al prezioso aiuto che ci avresti dato a ogni visita. Penso a come saresti stato – spero – fiero di me e dell’Avvocato, delle scelte che abbiamo fatto fino ad ora e ai successi che abbiamo duramente ottenuto.

E poi tutto il resto ovviamente: la mamma con cui finalmente passare tempo insieme, Little Brother che è diventato uomo, una nipotina tutta nuova da conoscere, amici e parenti che crescono, invecchiano, cambiano. Mentre tu da 12 anni non cambi più, non invecchi, non vivi. Continui a vivere nei nostri ricordi, quello sempre. Ma anche dopo tutto questo tempo i “se” e i “ma” non ci danno tregua. Non ci siamo rassegnati, questo mai. Ci siamo abituati, ma rassegnati alla tua assenza purtroppo no.

E nell’abitudine la tua assenza è un dato di fatto, così come la sofferenza che ancora proviamo – e che proveremo sempre – e la tua mancanza che a volte, all’improvviso, si fa sentire così forte da togliere il fiato.

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