L’incubo spelling

Gli anglosassoni nascono e crescono sguazzando dentro lo spelling della loro lingua, con gare, test e una vita intera per acquisire velocità e precisione. Da noi, in Italia, tutta questa fobia per lo spelling non avrebbe senso (passato i dettati di scrittura delle elementari), si scrive come si pronuncia e si pronuncia come si scrive. E così mi sono trovata di colpo immersa e sommersa, alla veneranda età di 30 anni, da questo mondo dove ancora annaspo e a tratti affogo.

Mi ero già trovata, durante i miei lavori precedenti nel mondo della ristorazione, a dover prendere ordini da clienti e fornitori. E già all’epoca facevo fatica a scrivere nomi e indirizzi con precisione. Non che sia ritardata o dislessica, per intenderci. Ma il mio cervello non ce la fa a processare lo spelling di nomi e indirizzi alla velocità in cui i native speakers lo fanno. Un conto è farlo lo spelling – fin lì ci arrivo – ma un altro è recepirlo correttamente. Ma se con gli ordini dei fornitori qualche errore di spelling ci poteva stare senza conseguenze serie, nel mio lavoro attuale occorre assoluta precisione.

E qui nascono i problemi.

Innanzitutto, dovete tenere presente che qui in Australia abbiamo a che fare con donatori con le origini più disparate: mi trovo quindi a dover capire e trascrivere nomi e cognomi di origine asiatica, ma anche araba, russa e germanica. Insomma, un vero e proprio melting pot che mi manda in crisi 2 volte su 3. E a questo si vanno ad aggiungere nomi propri scritti con lo spelling più impensabile da genitori con molta fantasia. Per la serie, nome dalla pronuncia semplice che capisci al volo ma dalla scrittura impossibile che non avresti mai indovinato. Grazie genitori hippy che avete scelto di dare ai vostri figli nomi originali!!!!

Secondo, la maggior parte dei nostri donatori è abituata a fare lo spelling a persone a loro volta abituati a fare lo spelling. Solitamente non hanno a che fare con stranieri come me, e non hanno la pazienza e la comprensione che IO necessito per trascrivere i loro dati correttamente. Si spazientano facilmente quando gli chiedo – gentilmente – di ripetere il loro nome o indirizzo, arrivando a volte ad arrabbiarsi o a insultarmi. “Ho ricevuto una lettera da voi in cui il mio nome è scritto correttamente… quindi qualcuno nel vostro ufficio sa fare lo spelling!”, mi sono sentita dire da una donatrice una volta. Le gentilezza e la cortesia di certo non appartengono a tutti!

All’interno del mio team gli aussie aussie sono solo 2, tutti gli altri sono di origini straniere, anche se siamo in parecchi a vivere in Australia da tempo ormai. Ma non essendo cresciuti qui, facciamo tutti – chi più chi meno – fatica con questo aspetto del nostro lavoro. Siamo tutti cortesi, facciamo del nostro meglio e cerchiamo di venire incontro ai donatori in ogni modo possibile. Ma sono parecchie le volte in cui ci sentiamo frustrati, in cui veniamo insultati in quanto stranieri e in cui dobbiamo veramente mettere in dubbio la nostra conoscenza dell’inglese! Personalmente sono poche le volte in cui lascio che queste discussioni e lamentele mi tocchino nel profondo, ma devo ammettere che sono sicuramente la parte meno piacevole del mio lavoro.

Sono estremamente grata al supporto che migliaia di donatori danno a Medici Senza Frontiere in Australia e in giro per il mondo, e sono pienamente consapevole che senza di loro non potremmo fare niente. Gradirei solo un po’ più di comprensione e di pazienza da parte loro nei confronti di chi fa del suo meglio per assisterli, ma che forse necessita quei due minuti in più per farlo.

6 thoughts on “L’incubo spelling

  1. Interessante riflessione soprattutto per chi ama, come me, lo spelling in sè come esercizio. Comprendo che dal punto di vista lavorativo la frustrazione sia notevole e certo che sì, tutti dovremmo sempre concederci, quei 2 minuti in più, come visione della vita. Avrei voluto darti il “mi piace” ma manca il tasto. Grazie, Ebe Navarini

    1. Grazie, è bello avere un parere di parte opposta! Ovviamente lo spelling fa parte della lingua inglese e nessuno può farci niente! Posso solo sperare che con la pratica diventerò più sicura di me e rapida!

  2. Sinceramente hanno poco da tirarsela… visto che il mio nome e’ Giulia scritto all’italiana (e non Julia all’inglese) mi e’ capitato almeno un centinaio di volte che dei native speakers non capissero il mio spelling.
    Compreso quella volta che ho detto “G like Germany” e mi e’ arrivata una busta con su scritto Ziulia.

    1. Ahahah! Hai ragione! I nostri nomi li martoriano senza pietà, e non parliamo poi di come li pronunciano… Ma quella è un’altra storia!

  3. Anche i nomi mio e di mio marito vengono spesso trascritti in modo sbagliato, anche se ormai usiamo la versione inglese. Io spesso divento un uomo e lui una donna!!!
    Mio marito ormai usa solo una super abbreviazione composto da 3 lettere, io per ora resisto ma non so fino a quando, visto che il mio nome è bello lungo 😉
    Anche per me lo spelling è un osso duro, specialmente al telefono. E basta che io perda una lettera e vado in tilt, non riesco a lasciare lo spazio vuoto ed andare avanti.
    Però passo passo si migliora e sono sicura che stai facendo un ottimo lavoro 😉

    1. Guarda se voglio che scrivano il mio nome correttamente devo pronunciarlo “Clodia”, altrimenti ciao! Anche io vado ancora nel panico quando non capisco qualche lettera nel mezzo ma poco alla volta sto facendo progressi!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *