Quando dire basta?

Karma is a b*itch, si dice in inglese. Bhè, io proprio non lo so cosa ho fatto di male in questa o in altre vite per meritare così tanto astio da ‘sto cavolo di karma. Sono 18 mesi – giorno più giorno mese – che aspetto che questa benedetta ruota giri a mio favore, ma si vede che si è intoppato qualche meccanismo perché qui ancora non è arrivato niente di buono. Dicono di non mettere fretta al destino e che la pazienza sia la virtù dei santi. Ma io santa non lo sono mai stata, ho lasciato quel posto al mio Big Brother una vita fa.

Che io abbia il dente avvelenato? Che sia frustrata e inacidita? Io???? Decisamente sì. Ma mettetevi nei miei panni. Mi avevano venduto l’Australia come la nuova America, terra di infinite possibilità e opportunità per tutti. Attenzione, non mi avevano mentito, l’Australia del 2008 era davvero così. Lavoro ce n’era, se sgobbavi eri premiato e la meritocrazia prevaleva di gran lunga sul nepotismo. Ma nel 2008 qui ero solo di passaggio e non facevo piani a lunga durata. Quando sono tornata per restare, l’Australia del 2011 era ancora piuttosto promettente, il lavoro si trovava abbastanza facilmente, anche se i tempi di attesa e di ricerca di un impiego si erano leggermente allungati.

Mi sono lasciata lusingare da tante promesse e dalla prospettiva di ottenere una laurea in più che mi avrebbe aperto più porte e garantito un futuro migliore. Mi sono lasciata abbindolare dalla speranza di un futuro il più simile possibile a quello dei miei sogni e così mi sono lanciata nel PhD. Quasi quattro anni a leggere, scrivere, ricercare e presentare, sempre pungolata da quella luce alla fine del tunnel, quel futuro e quella carriera che mi venivano dipinti davanti agli occhi giorno dopo giorno. Poi il progetto è finito (anche se ovviamente sono ancora SEMPRE in attesa del verdetto degli esaminatori… alla faccia delle 6 settimane che avrebbero dovuto metterci), e mi sono presentata a riscattare il premio. Sono arrivata alla linea del traguardo, ho tagliato il nastro… e non ho trovato nessuno ad attendermi. Nessuna coppa, nessuna medaglia, neanche un bicchiere d’acqua fresco per dissetarmi. Davanti a me la stessa lunga strada infinita che vedevo davanti a me alla linea di partenza.

La delusione è stata enorme. La realtà una secchiata d’acqua gelida in faccia. Ma agli inizi la speranza mi teneva in piedi, facevo domanda su domanda per i graduate programs governativi e mi illudevo che la mia istruzione mi avrebbe garantito un posto. Quando le risposte sono arrivate, implacabili e inarrestabili, una dietro l’altra, l’acqua si è trasformata in ghiaccio e sono stata costretta ad aprire gli occhi su una realtà che non mi aspettavo e per cui non ero minimante preparata. Il resto è storia e già la sapete. Le centinaia di curriculum e cover letter inviati, i pochi colloqui sostenuti, l’unica offerta di lavoro che mi tengo ben stretta, l’amarezza, la delusione e la frustrazione che aumentano, la speranza che diminuisce.

All’entusiasmo iniziale nel candidarmi per un lavoro è subentrata la noia al dover leggere e scrivere sempre le stesse cose. Alla fiducia iniziale nelle mie capacità ed esperienze che corrispondevano a quelle richiesta è subentrata la consapevolezza che si trova sempre qualcuno con una marcia in più che ti soffierà il lavoro da sotto il naso. Ai progetti iniziali di trovare il lavoro giusto, iniziare una famiglia, e trasferirci al sud è subentrato il freno della realtà che mette tutto il resto in standby. All’ottimismo iniziale è subentrata una presa di consapevolezza che mi porto sulle spalle e che pesa più del mondo intero.

A questo punto cosa fare? Quando troppo è troppo? Quando dire basta? Quanto a lungo si può andare avanti a rincorrere un sogno e un futuro che sono sempre fuori dalla mia portata? Quando bisogna prendere coscienza che quel sogno e quel futuro non sono al momento raggiungibili? Quando giunge il momento di capire che forse bisogna cambiare il tiro, tarare i propri sogni e trovare un piano B?

 

12 thoughts on “Quando dire basta?

  1. Capisco i tuoi sentimenti. Hai tutte le ragioni ad essere incaxxata 😉
    Mi piace che tu abbia scritto che “per ora” certi risultati non sono raggiungibili.
    Un piano B che ti intetessa suona bene. Magari così riuscirai a realizzare il piano A passando da B. Forzaaaa!

    1. Bhè dai, almeno ho detto “per ora”… la speranza di arrivarci prima o poi ancora c’è. Comunque grazie a te per i tuoi preziosi consigli, mi hanno aiutato a ridimensionare un po’ i miei obiettivi, soprattutto per quanto riguarda il metter su famiglia 😉

  2. Come ti capisco. Il mio suggerimento e’ di riguardare con sguardo pacato i piani B: potrebbero poi non essere dei ripieghi. Io mi ero impuntata su certe cose, poi ho capito che quelle che consideravo “carriere non altrettanto buone” potevano darmi grandi soddisfazioni. Insomma, proverei anche nel privato!

    1. Hai ragione, le possibilità sono infinite e devo solo mettermi in testa di cercare altrove. Il punto è che non so da che parte cominciare! Ho sempre guardato in questa direzione e mi destabilizza un po’ cambiare completamente strada… ma purtroppo non ci sono molte alternative al momento! x

  3. È difficile quando si è inseguito un sogno a lungo pensare di cambiare rotta, ma è necessario per non rendere vano ciò per cui si è tanto sudato.
    Ti auguro quanto prima di trovare un valido piano B che ti potrà aiutare a realizzare il trasferimento al sud e lo sviluppo della famiglia.

    1. Grazie cara! Me lo auguro anche io… anche perchè altrimenti qui davvero esco di testa e rischio davvero di buttare tutto all’aria…

  4. Ti volevo dire che ti capisco bene… anche io mi sono trovata spesso in questa situazione, e in parte lo sono ancora. Belgio, America, Germania… spesso sono descritte come la terra dei sogni dove tutto e’ possibile, ma la realta’ e’ spesso ben diversa. E, apro parentesi, a volte credo anche dipenda da chi ti racconta le cose, che magari fa sembrare tutto piu’ bello e piu’ facile. Secondo me non bisogna rinunciare ai sogni, o aspettare il karma o destino che giri a nostro favore, ma tentare di trovare i compromessi giusti che ci rendono felici e che sono possibili… e rallegrarci (in modo amaro pero’) a pensare che siamo in tanti a non aver trovato il lavoro o il posto perfetti nonostante gli sforzi.

    1. Hai assolutamente ragione, non sono la prima nè sarò l’ultima a dover fare i conti con una realtà che non avevamo previsto… E hai colto nel segno anche quando parli di compromessi, che poi in realtà non sono compromessi… ma solo la scelta giusta in questo momento della nostra vita….

    1. Grazie cara Dru! Mi prendo l’abbraccio e mi aggrappo al filo di speranza e di ottimismo che ancora vedo!

  5. Il piano B potrebbe essere la soluzione migliore. L’unica persona da convincere sei tu però. Ci sono passata anche io.. sono dovuta partire da un altra parte e per via di quella partenza deviata mi hanno preso per un lavoro che potrebbe portarmi a fare quel che voglio! Forza! Un abbraccio dall olanda!

    1. E io sono la persona più difficile da convincere! Dicono che le vie del Signore sono infine, che tutte le vie portano a Roma, ecc ecc… io non so se al Signore gliene freghi niente di me, e a Roma non è che mi interessa più di tanto andare, ma intanto speriamo che di vie davanti a me se ne aprano prima o poi….

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