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Giovedì pioveva, il ciclone Debbie che nei giorni prima aveva colpito il Queensland aveva portato piogge anche a Sydney. Indossavo un tailleur nuovo, blu, dal bel taglio, comprato quando speravo di ottenere il lavoro per cui avevo fatto un colloquio. Colloquio che era andato molto bene, avevo fatto ottima figura e i 3 che mi avevano intervistato sembravano soddisfatti e contenti delle mie risposte. Ho aspettato due settimane per il risultato di quel colloquio. Ero nei top 3 candidati, ma alla fine hanno scelto un’altra persona con più esperienza nell’ambito del local government. The story of my life.

E così quel tailleur e il vestito in abbinato erano rimasti chiusi nell’armadio nella speranza di venire indossati presto. E così è stato giovedì. Nonostante la pioggia, io e il mio tailleur nuovo siamo usciti dal lavoro a fine mattinata, abbiamo preso il primo autobus di passaggio e ci siamo diretti verso la mia università. [La stessa da cui per inciso sto ancora aspettando, dopo 3 mesi, i report degli esaminatori] Un palazzo dell’amministrazione a me noto, ma un piano in cui non avevo mai messo piede. Un’altra receptionist, un’altra poltrona su cui sedermi, un’altra porta chiusa davanti cui aspettare. Un altro trio pronto a giudicarmi, un’altra raffica di domande a cui rispondere, un’altra chance di dare una svolta alla mia vita. Un’altra attesa che si prolungherà per qualche settimana.

Mi lamento, mi arrabbio, mi sento frustrata e delusa. Nell’ultimo anno è stato un su e giù emotivo continuo. A ogni chiamata mi esalto, a ogni rifiuto mi dispero. Non posso farci niente. Così è per me e così è per l’Avvocato, anche lui in attesa della risposta positiva per dare una svolta alla sua carriera.

Eppure siamo entrambi fortunati. Non solo perché siamo in salute, perché abbiamo una famiglia che ci ama, eccetera. Ma perché in questo momento, comunque cadiamo, cadiamo in piedi. Abbiamo entrambi un lavoro che ci piace, abbiamo uno stipendio tutte le settimane (anche se nel mio caso non proprio abbondante), abbiamo un tetto di nostra proprietà sulla testa e riusciamo sempre a pagare le bollette a fine mese. Insomma, il  lavoro c’è – anche se non è proprio quello che vorremmo – e anche per il resto non possiamo lamentarci.

Anche se è nella natura umana lamentarsi. Ma siamo fortunati, ecco. Stiamo molto meglio di tante altre persone, anche se vorremmo di più e di meglio. Ma la vera fortuna è che non abbiamo niente da perdere in questo momento. Abbiamo un ufficio in cui andare e una casa in cui tornare, e questo è quello che conta. Facciamo esami, sosteniamo colloqui, e aspettiamo pazienti risposte positive. Ma non abbiamo niente da perdere se le risposte sono invece negative. Certo, i nostri sogni, quelli grandi, si allontanano un po’ di più da noi con ogni “no grazie” che riceviamo. Ma sono sempre lì, davanti a noi. Lontano il giusto per essere al momento irraggiungibili, ma non così lontano da perderli di vista.

Come dicevo, siamo dopotutto fortunati. E di questo mi ritengo molto fortunata.

 

PS: ovviamente come è uscito questo post ho ricevuto la risposta negativa post colloquio… e diventa sempre più difficile mantenere la positività… ma ci proviamo!

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