A caccia di fantasmi a Port Arhurt, Tasmania

A sorpresa, ci svegliamo in una mattina di sole, calda e senza nuvole. È lunedì mattina, e Hobart riprende il ritmo lento della settimana lavorativa mentre noi ci godiamo ancora qualche giorno di vacanza. Dopo aver esplorato Bruny Island ieri, oggi partiamo alla scopert della Tasman Peninsula fino a Port Arthur, destinazione della giornata. A solo un’ora e mezza di macchina dalla capitale, con la sua ricca storia e la bellissima natura in cui si trova immerso, Port Arthur é una delle gite preferite da Hobart, fattibile in giornata ma ancora meglio in un paio di giorni.

Il viaggio per arrivare a Port Arthur è bellissimo. Verdi colline si inseguono una dietro l’altra, puntellate da pecore e mucche, interrotte da laghi e dal l’oceano che curioso fa capolino nel paesaggio qua e là. In una breve sosta a Richmond ammiriamo il più vecchio ponte ancora in uso d’Australia, dalla cima di Eaglehawk Neck ci innamoriamo della penisola sottostante, mentre a Pirates Bay ci stupiamo della forza e della bellezza della natura che sa creare strutture mozzafiato.

Port Arthur
La vista da Eaglehawk Neck

Ma è Port Arthur la nostra destinazione finale, come per 12.700 prigionieri prima di noi. Nel sito storico di Port Arthur infatti sorgeva un insediamento penale costruito dall’impero britannico tra il 18esimo e il 19esimo secolo. Dal 1833 al 1853 Port Arthur era la destinazione finale per i prigionieri piú incalliti, ovvero coloro che commettevano ulteriori reati dopo il loro arrivo in Australia, oltre che a priogionieri particolarmente litigiosi o difficili da altre carceri. Per tutti loro, essere mandati a Port Arthur era una sentenza altamente indesiderabile, in quanto questo carcare vantava tra le misure di sicurezza piú severe di tutto il sistema penale britannico.

Al giorno d’oggi nel sito di Port Arthur è possibile visitare 30 palazzi storici, rovine, giardini e case, ognuno che rappresenta un pezzetto di storia di questo incredibile sito. Il palazzo più impressionante è sicuramente il Penitenziario (foto in alto) che poteva ospitare quasi 500 prigionieri, la chiesa del sito che fu distrutta da un incendio nel 1884, l’ospedale e la torre delle guardie.

Port Arthur
La chiesa del sito

Port Arthur é storicamente importante anche perché rappresenta uno dei pochi esempi di “prigione separata”, un edificio che ospitava esclusivamente celle d’isolamento e in cui vigeva il silenzio piú assoluto. Nel 1848 infatti alla tortura fisica fu sostituita quella mentale, che veniva applicata da questa prigione in modo pi’u totale. Quello che é impressionante di questo edificio é infatti che anche i cortili per l’esercizio fisico e la cappella mantenevano il piú assoluto isolamento dei prigionieri, che non potevano in nessun modo comunicare tra di loro. Una punizione decisamente aspra per questi prigionieri che spesso portava alla pazzia per mancanza di luce e suoni… non per niente il manicomio fu costruito proprio accanto alla “prigione separata”. Nonostante il lavoro forzato, le punizioni e le condizioni di vita piú severe che in altri prigioni della nazione, Port Arthur era considerato un carcere modello per l’epoca.

Port Arhur
Nella cappella della prigione separata i prigionieri non possono vedersi l’un l’altro ma possono tutti vedere ed essere visti dal prete

Parte del tour del sito include anche Isle of the Dead, in cui vennero seppelliti i 1646 tra prigionieri e civili che morirono a Port Arthur (di cui solo 180 erano civili), e l’isola di Point Puer, in cui si trovava la prigione minorile di Port Arthur che tra il 1834 e il 1849 ospitó 3000 ragazzini (di cui il piú giovane aveva solo 9 anni).

L’ospedale del sito

Scappare dal carcere di Port Arthur era praticamente impossibile. La penisola in cui si trova il carcere di Port Arthur era naturalmente sicura, in quanto circondata da acque che leggenda vuole fossero infestate da squali. L’unico collegamento via terra era l’istmo di terra di Eaglehawk Neck, largo 30 metri, che all’epoca era protetto dalla cosiddetta “dog line”, una catena di cani feroci ed affamati che avrebbero bloccato il passaggio di qualsiasi fuggitivo. Nonostante questo, c’é chi tentó la fuga, ma solo una manciata di prigionieri riuscirono effettivamente a fuggire, anche se il loro futuro post-fuga rimane sconosciuto.

La prigione chiuse i battenti nel 1877 e oggi il sito storico di Port Arthur é patrimonio dell’umanitá.

Port Arthur
Una statua rappresentante uno dei cani della dog line

Ma i fantasmi di Port Arthur non risalgono tutti all’era dei prigionieri. Alcuni, forse i più terribili, sono molto più recenti. Il 28 e il 29 aprile 1996 infatti, Martin Bryant, originario di un sobborgo di Hobart con problemi mentali, uccise a colpi d’arma da fuoco 35 persone (incluse due bambine di 3 e 6 anni) e ne ferì altre 23 al sito storico di Port Arthur e dintorni; catturato dalla polizia il giorno seguente, fu condannato a 35 ergastoli e detenuto nella prigione di Risdon. A oggi viene considerato come uno dei più sanguinosi massacri compiuti a colpi d’arma da fuoco da parte di una singola persona.

Port Arthur
I resti del caffé dove é cominciata la sparatoria del 1996

La visita a Port Arhur è stata intensa, incredibile, ed assolutamente indimenticabile. Il clima perfetto e la bellezza della peninsola hanno contrastato con la tristezza e gli orrori che sono successi in questo posto negli ultimi due secoli ma è impossibile scappare all’orrore di cui l’uomo è capace in un posto come questo… Una visita che vi farà riflettere e che non potete assolutamente perdere se passate da queste parti!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *