La fine del mio PhD

Fine. The end. Caput. Questo avrei voluto scrivere alla fine delle mie 345 pagine di tesi. Avrei voluto finire col botto, avrei voluto finire con una frase ad effetto o semplicemente con due parole che mettessero definitivamente fine a questo capitolo della mia vita. Ma so bene che nonostante questo progetto sia giunto (quasi) al termine, la mia relazione con la ricerca, con l’università e soprattutto con i bambini soldato non é ancora finita. 

Ma intanto il giorno che sognavo dal 1° giorno di PhD é finalmente arrivato: ho consegnato la mia tesi di dottorato. 95.800 parole sparse su 345 pagine, scritte nell’arco di 1414 giorni di dottorato, ovvero 3 anni e 10 mesi (giorno più, giorno meno). Un progetto immenso – probabilmente il progetto piú lungo della mia vita – di cui a lungo non riuscivo a vedere la fine. Una pazzia per molti, una tortura per molti altri. Un mezzo per arrivare all’obiettivo di un buon lavoro per me.

Gli ostacoli lungo il mio percorso

Gli ostacoli di un progetto così lungo possono variare di molto, a seconda della persona, del tipo di ricerca e dell’ambito di studio. Al di là dell’argomento scelto per la tesi, che in alcuni casi – come il mio – può essere impegnativo emotivamente oltre che fisicamente, ci sono però alcuni “problemi” che tutti i dottorandi affrontano.

Innanzitutto, per chi non é madrelingua inglese e decide di fare un dottorato in un paese anglofono – come nel mio caso -, c’é sicuramente l’ostacolo della lingua. Questo va oltre il gergo tecnico della materia o la grammatica, e comprende una più ampia padronanza della lingua. Per farvi un esempio, mentre in Italia fin dalle elementari siamo incoraggiati a scrivere periodi lunghi e complessi, qui in Australia si prediligono invece frasi corte e semplici. Inoltre, ci sono parole che in italiano hanno una connotazione positiva, mentre in inglese la stessa parola ha un valore negativo Una confusione incredibile. Ma, superato questo ostacolo, l’orgoglio di riuscire a scrivere una simile “opera” in un’altra lingua é enorme! Soprattutto se, come nel mio caso, l’editrice é così elogiativa del mio modo di scrivere:

I must say that I am so very impressed! It’s been a pleasure to read (despite the subject matter), and I’ve certainly learned a lot.                                                                                                               – commento della mia editrice alla mia tesi-

Il secondo ostacolo per ogni dottorando é l’esigenza di rispettare i requisiti del programma, in particolare la necessità che la tesi e il progetto siano “substantially original contribution to the knowledge of the subject concerned“. Questo comporta una pressione enorme durante l’intera durata del programma, e in particolare nelle fase di stesura della tesi. Come essere originale? Che punto di vista diverso assumere? Da che angolo affrontare il problema? Queste sono solo alcune delle domande che affliggono i dottorandi dal primo all’ultimo giorno di PhD…

Infine, quello che per me è stato l’ostacolo più grande: l’automotivazione. Chi inizia il PhD sa quando comincia, ma non può sapere quando finirà. In teoria il programma dura 3 anni, in pratica finire entro 4 è un miracolo, e la media ce ne mette ben più di 5. Soprattutto se si prevede di fare ricerca sul campo, esperimenti o altri metodi di ricerca “hands on”, sarà molto difficile rientrare nei tempi previsti e la durata del PhD può estendersi significativamente. In tutto questo, per me e per molti altri dottorandi, è difficile mantenere la motivazione e l’entusiasmo per il progetto che si è iniziato. Nonostante la passione per l’argomento scelto, arriverà necessariamente un momento – di solito verso il secondo anno – in cui il solo pensiero di leggere o scrivere anche solo un’altra parola in materia ti fa venire il vomito.

Fine del mio PhD
Photo courtesy of pixabay.com

E ora che ho consegnato?

La consegna della tesi di dottorato é solamente il primo step di un processo abbastanza complesso che porterá all’effettiva conclusione del programma. La mia universitá non prevede la discussione della tesi di fronte a una commissione – come succede in Italia: la tesi viene invece inviata a 3 esaminatori (che possono essere ovunque nel mondo) nominati dallo studente e dai relatori, che la valuteranno. Come risultato di questa valutazione, gli esaminatori possono raccomandare:

  1. award: la tesi passa cosí com’é, congratulazioni, sei una dottoressa!
  2. award with corrections: la tesi passa ma con modifiche, che possono andare da una virgola dimenticata, ad un intero capitolo da riscrivere
  3. revise and resubmit: la tesi deve essere sostanzialmente rivista e riconsegnata
  4. non-award: ritenta, sarai piú fortunato con un’altra laurea, di solito un master.

La prima opzione é ovviamente quella che tutti vorremmo (ma ahimé non succede cosí spesso), la seconda é di gran lunga la piú comune, mentre le ultime due é qualcosa che decisamente non vuoi che capiti a te. Incrociate le dita per me che ricada in una delle prima due categorie!

Per il momento è tutto… spero di aggiornarvi al più presto con le novità da parte degli esaminatori!

10 thoughts on “La fine del mio PhD

  1. In UK il processo e’ simile, ma quando gli examiner hanno finito di leggere la tesi si fa comunque la discussione… da un certo punto di vista e’ meglio perché puoi difendere le tue decisioni editoriali a voce, ma devo ammettere che rinuncerei volentieri a questo privilegio!

    1. Guarda, io dopo aver discusso le 2 tesi in italia questa me la salto volentieri… ovviamente sperando che non mi trovino grossi problemi nella tesi…

  2. Congratulazioni! Un grande traguardo raggiunto grazie a tanto studio e sacrifici. Un trampolino per tutto ciò che desideri a livello lavorativo: questo è il mio augurio per te! 🙂

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