L’integrazione di un espatriato in Australia

Ricordo un momento particolare durante il mio anno in America in cui venni presa dallo sconforto perchè non mi sentivo integrata a pieno nella realtà che mi circondava. Mi mancavano le mie amiche di sempre che avevo lasciato in Italia e mi sembrava che la barriera culturale fosse invalicabile. Allora, in preda alla tristezza, chiamai il mio Big Brother – che aveva fatto la stessa esperienza 3 anni prima – e gli chiesi quali fosse stato il suo segreto per integrarsi così bene nella nuova comunità.

Oggi, 13 anni dopo quell’esperienza e dopo 4 anni e mezzo in Australia, mi trovo spesso ad essere io a rispondere a questa domanda. Sono tanti infatti gli italiani e non che, anche dopo un periodo più o meno lungo in Australia, ancora non si sentono integrati. Essere un espatriato in Australia (così come in qualsiasi altro paese) significa infatti entrare in contatto con una nuova cultura, con i suoi usi e costumi, con la sua gente e la sua storia. Non basta parlare la lingua o lavorare per un australiano per entrare a far parte di questa nuova comunità.

Ci vuole uno sforzo più grande, uno sforzo fisico e mentale per diventare “uno di loro” e sentirsi finalmente a casa. Non è facile integrarsi nella comunità locale, non lo è stato per me e sicuramente non lo sarà per te. Ma con tanta forza di volontà, dedizione e pazienza, ci si arriva, ve lo posso garantire. Come? Eccovi – sulla base della mia esperienza – i passi da compiere per un’integrazione soddisfacente in Australia.

I miei consigli per l’integrazione in Australia

  1. Do as the locals do: sei italiano, bene, lo sappiamo tutti. Ma non per questo devi SEMPRE comportarti come tale. Ti invitano a mangiare alle 6? Non rifiutare perchè è troppo presto, al massimo ti farai uno spuntino prima di andare a dormire. Sono le 3 di venerdì pomeriggio e i tuoi colleghi vanno al pub per la prima di una lunga serie di birre? unisciti a loro, anche se non devi necessariamente bere quanto loro, se non vuoi. L’importante è dire di sì quando invitati fuori, cercando di ampliare i propri orizzonti e accettare la cultura che ci ospita.
  2. Suspend judgement: è facile agli inizi della vita all’estero fare continui paragoni con il prima, che sia con l’Italia o con un altro paese estero. Tutto questo è normale e spontaneo, ma non porta nessun beneficio alla vostra integrazione. Finchè tutto nel paese che vi ospita vi sembrerà peggio di tutto che avrete lasciato, vi mancherà la motivazione per entrare a far veramente parte della nuova società. Ricordatevi che “it’s not better, it’s not worse: it’s just different!“. Accettate il nuovo paese per quello che è, con i suoi pregi e i suoi difetti, e apritevi a tutto quello che sa regalarvi.
  3. Try new things: essendo tutti adulti è normale, arrivando in un nuovo paese, voler replicare le abitudini che avevamo in precedenza. Tutto perfettamente comprensibile. Ma, secondo la mia esperienza, il modo migliore per conoscere gente nuova e integrarsi, è mettersi continuamente alla prova facendo esperienze nuove. Che sia un corso sportivo o di cucina, oppure unirsi a un gruppo di giardinaggio o a un book clun locale, l’importante è buttarsi, uscire dalla propria comfort zone e fare nuove esperienze.
  4. Reach out: la regola numero 1 quando si è in un ambiente nuovo, è che dovete fare voi il primo passo. Voi siete i nuovi arrivati, voi siete gli stranieri, e sta a voi darvi da fare. Non aspettate che siano gli altri a venire da voi, non aspettate che siano gli altri ad invitarvi fuori o a chiamare: siete voi ad aver bisogno di loro, non il contrario. Perciò fatevi il mazzo! Parlate, proponete, invitate o auto-invitatevi (se possibile): trovate cose da fare e poi coinvolgete i vostri nuovi amici! Se farete voi il primo passo, è molto probabile che gli altri facciano il secondo, e in men che non si dica avrete un bel giro di amici!
  5. Avoid compatriots: viene naturale, vivendo all’estero, cercare la compagnia di altri italiani: stessa cultura, stesso background di riferimento, stessi valori, stessa lingua. E’ facile circondarsi di connazionali, con loro ci si rapporta più semplicemente e tutto è più naturale. Indubbiamente. Ma se ci si circonda solamente di italiani, potenzialmente ci si chiude all’integrazione con i locali. Non dico che non bisogna avere amici italiani (io stessa ne ho e ne ho avuti di splendidi durante la mia vita all’estero), ma si dovrebbe evitare di circondarsi solamente di italiani. Se i locali vi sembrano inavvicinabili, puntate ad altri stranieri (non italiani) e vedrete che avrete molti punti in comune con loro!
  6. Give yourself time: datevi tempo, ragazzi! Capisco la fretta e la voglia di sentirsi parte della comunità, capisco la malinconia e la mancanza per gli affetti lasciati in Italia, ma queste sono cose che non si possono forzare. Non potete costringere gli altri ad accettarvi nè ad essere vostri amici: è un percorso lungo che necessita di pazienza e costanza.

Integrazione in Australia

Non sono certo un’expat di lunga data (non so neanche se posso definirmi un’expat), non posso certo considerarmi un’esperta, ma posso sicuramente “vantarmi” di essere riuscita a integrarmi bene in tutti i paesi dove ho vissuto. In particolare, dopo 4 anni e mezzo Down Under, sono particolarmente soddisfatta del mio livello di integrazione in Australia. E sono riuscita a fare ciò seguendo questi 6 preziosi consigli che oggi ho voluto condividere con voi. Che ne pensate? Avete adottato anche voi simili comportamenti per integrarvi nel vostro paese d’adozione?

6 thoughts on “L’integrazione di un espatriato in Australia

  1. Concordo su tutti i punti e mi sono resa conto che se frequento troppo spesso italiani, il mio processo di integrazione rallenta principalmente perché invece di vivere le nuove esperienze per quello che sono, mi ritrovo a fare paragoni e a volte a criticare. Ci vuole un giusto mezzo e taaanta pazienza!

    1. Confermo… la pazienza è la prima cosa!
      E poi, come dici nel post: tanta buona volontà.
      Ci sono giorni in cui sembra facilissimo, altri in cui è proprio difficile!
      Speriamo bene 🙂

      1. Non posso che concordare… ancora adesso, dopo tutti questi anni, ci sono giornate nere in cui proprio mi sento un pesce fuor d’acqua! Chissá quando finirá questo periodo di transizione….

    2. Cercare altri italiani é naturale, ma secondo me é l’ostacolo piú grande all’integrazione e al miglioramento della lingua. Per fortuna tu, tramite le bimbe, sei anche esposta a tanti locali, quindi non dovresti avere questo problema! Forza e pazienza e ci arriviamo!

  2. Anche questa volta mi trovo d’accordo con tutto quello che scrivi. Ho imparato ad accettare che, anche dopo 25 anni, ci sono ancora momenti in cui mi sento un pesce fuor d’acqua, ma ci rido su e non lascio che mi creino disagio 🙂 Nonostante il tempo passato qui, non sono australiana e mi e’ impossibile mimetizzarmi 😉

    1. Grazie cara! Non so, forse davvero è impossibile sentirsi integrati al 100% anche dopo 10/20/30 anni in un paese che non è quello in cui siamo nati. Forse è la diversa cultura di base, forse ha a che fare con la genetica, non so. Di sicuro possiamo fare del nostro meglio per integrarci quanto possibile, e il resto direi che non sta a noi!

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