Cosa ho imparato grazie al mio PhD

Da 3 anni è mezzo la mia vita ha avuto una costante (marito a parte): il mio PhD. Le case sono cambiata, il mio status civile anche, amiche sono venute e andate, ma lui mi è sempre rimasto accanto. Il mio dannato PhD! Abbiamo un rapporto complicato noi: vi avevo raccontato qui quali sono i lati negativi di questo progetto, mentre qui vi avevo parlato dei lati positivi che questo lavoro mi sta regalando. Il rapporto di amore e odio continua, ma ora che la luce in fondo al tunnel è visibile, voglio riflettere su quello che il mio PhD mi ha insegnato.

La cosa che sicuramente mi ha insegnato sopra ogni altra cosa è a stare da sola. Avete presente quelle persone che non sanno stare da sole neanche 5 minuti e che devono sempre avere attorno qualcuno? Io non sono mai stata così, certo apprezzo la compagnia altrove ma da 3 anni a questa parte ho decisamente la considero decisamente un plus. Che sia il marito o un’amica, la loro presenza è un qualcosa in più che apprezzo (e forse, siccome appunto sono abituata a passare le mie giornate da sola, apprezzo anche più di prima) ma di cui posso fare anche a meno. Posso addirittura stare intere giornate senza parlare con nessuno e non sono ancora morta…

Di conseguenza, ho dovuto imparare a essere la capa di me stessa. Con nessuno a dirmi cosa fare e quando farlo, ho dovuto imparare a gestirmi da sola. Nel bene e nel male. Ci sono momenti in cui ho dovuto trovare la forza di essere disciplinata e di darmi dei limiti, che non è decisamente facile. Ma in molti altri momenti in cui ho imparato a posporre e a perdere tempo: credetemi è un’arte raffinata! Non è mica così facile trovare tutt’altro da fare quando dovresti lavorare ed arrivare a fine giornata senza aver concluso niente…

E così, questo PhD mi ha insegnato anche a cavarmela da sola e a fare affidamento su me stessa. Perchè alla fine della fiera sono io la responsabile del progetto, l’unica a metterci il nome e a rimetterci la faccia. L’unica che mi può costringere a lavorare o che può trovare scuse per perdere tempo. Perchè i supervisori ci sono e non ci sono, e in alcuni casi (la mia fortuna della ultime settimane) il supervisore principale può anche lasciare l’università, me e il mio progetto a meno di 6 mesi dalla consegna. E a nessuno frega niente, perchè il progetto è mio e l’importante è che ci sono io.

In men che non si dica sono diventata una master mind del computer e di internet. Programmi come Word, Excel, Endnote e simili non hanno più segreti per me! Così come i vari siti di università, biblioteche e database. Ho imparato a fare ricerche, a usare e citare le fonti. Non sarà roba da oscar, ma fa una gran bella figura nel nostro CV o lettera di presentazione.

Ma il mio PhD mi ha anche insegnato tutti i sinonimi dei verbi “to analyse”, “to present” e simili. Credetemi, ce ne sono un sacco, ma molto meno di quanti ne avrei bisogno. Perchè io odio ripetere gli stessi sinonimi… ma questo PhD mi ha insegnato che in inglese questo non è un problema. Sono un problema invece le frasi troppo lunghe e i periodi troppo complessi. Massimo un paio di righe e un paio di virgole. Punto. Avete presente il soggetto e predicato della prima elementare? Ecco, in inglese, pure per una tesi di dottorato, non dovrete sforzarvi molto di più. Anzi, se siete come me dovrete sforzarvi in senso contrario: dovrete mettercela tutta per scrivere frasi corte e semplici, con buona pace per le mie maestre e professori italiani che mi hanno sempre insegnato il contrario.

Così come questo PhD mi ha insegnato che alcuni nomi, verbi ed espressioni che in italiano sono usati da tutti, qui sono considerati sofisticati, e quindi del tutto appropriati per una tesi di dottorato. Mmm, anzi, pensandoci bene, forse è meglio usare un linguaggio semplice, che sia alla portata di tutti. Sia mai che questa benedetta tesi usi sia troppo complicata!

Come si dice, non si finisce mai di imparare, e allora io continuo a imparare cose nuove ogni giornotesi….

Photo credit: www.pixabay.com

10 thoughts on “Cosa ho imparato grazie al mio PhD

    1. Oh wow…. direi che la tua esperienza è stata decisamente più difficile che la mia! Se posso chiederti, alla fine il PhD ti è servito per trovare il lavoro che volevi?

      1. Carissima Claudia, ti dico, mi è servito eccome….mettiti comoda che la risposta è lunga :-). Ringraziando il cielo in Svezia valgono ancora i titoli di studio e le eperienze lavorative. Un buon curriculum ti apre le porte e l’unica ragione per cui scelsi di fare un PhD è perché sentivo che mi avrebbe assicurato un buon futuro. Sono arrivata in Svezia senza sapere la lingua ma con in tasca una laurea in forestale. Ero decisa a voler lavorare nel settore forestale ma senza sapere lo svedese sarebbe stato impossibile. Non c’era niente di meglio da fare secondo me che cercare di ottenere un PhD pagato ed di imparare la lingua durante quegli anni. È stato impegnativo ma io sono una di quelle che non vede limiti in quello che posso fare. Ti spiego, l’università era a 95 km da dove abito, 190 km al giorno solo per andare avanti e dietro fino all’università e ti assicuro che in inverno con il buio, ghiaccio e neve non è stato per niente divertente! Le moltissime settimane passate in bosco sono sì state un’avventura che ricorderò per sempre ma più volte mi sono detta “ma che stai a fa’??”. Mentre lavoravo al PhD ho imparato lo svedese e quando ormai mi avvicinavo alla fine del dottorato (ok, circa un anno prima) ho iniziato a guardarmi intorno e cercato di capire che possibilità c’erano per il mio futuro lavorativo. Non sono una che ha aspettato la fine del dottorato e poi deciso, io mi sono mossa prima. Ho parlato con il mio supervisore e chiesto che possibilità c’erano di fare ricerca, non c’erano soldi, mi disse lui, ma avremmo potuto cercarli insieme in diversi progetti, aggiunse…

  1. …Decisi di muovermi, pensai se esce un lavoro che mi interessa mando il curriculum, non mi prenderanno ma almeno “mi alleno”, se ho fortuna arrivo all’intervista e così faccio esperienza. Comunicai questo al mio supervisore e continuai a lavorare al PhD. A volte le cose vanno esattamente come voglio, quasi che le occasioni che mi si presentano ascoltino i miei piani. In realtà credo siano le persone a crearsi le occasioni o a vedere negli eventi della vita occasioni da non perdere, ok ma forse questo è un altro discorso :-). E così dopo poche settimane esce una posizione di responsabile della produzione per una ditta internazionale di bioenergia e io mando il mio curriculum, arrivo all’intervista e tra tutti candidati scelgono me!! Non avevo ancora finito il PhD ma loro avevano visto in questo una mia “forza”. Una persona determinata che pianifica, vede le possibilità e agisce di conseguenza, quello che loro cercavano. Così accettai. Comunicai la mia decisione al mio supervisore e lui mi guardò deluso. Gli chiesi “perché quella faccia? Mica lascio il PhD!” Era incredulo! Lavoravo 100% per la ditta internazionale e ti dico che per fare questo lavoro facevo la pendolare della settimana, l’ho raccontato qui e la sera/notte ed il fine settimana lavoravo al PhD con un contratto all’università del 20%…

  2. …Finii il PhD, in anticipo, e dopo due anni lasciai la ditta internazionale per un altro lavoro. Presero me, grazie al mio curriculum, grazie a quello che ero riuscita a fare e dimostrato di poter fare, tra tanti svedesi maschi avevano scelto me, una ragazza immigrata avrebbe lavorato come forestale. Sono ancora lì, con nuovi incarichi, da poco ho iniziato a lavorare in un progetto europeo sul turismo forestale, grazie al mio curriculum, grazie al PhD. Sono ancora in contatto con il mio supervisore che mi ricorda sempre quel giorno quando gli comunicai del mio lavoro, non avevo avuto il minimo dubbio, avrei finito il PhD! Ogni tanto mi chiamano per raccontare la mia storia e chissà come finirà, ho altri progetti in mente :-). E chissà sei ll PhD mi darà ancora una mano, che poi in fondo diciamoci la verità, la mano me la sono data da sola :-).

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