L’amicizia da expat

A parte un brevissimo periodo alla medie, e se non contiamo la mia squadra di pallavolo, non sono mai stata parte di una grande compagnia. Ho sempre preferito poche amicizie ma di qualità, a tante giusto per far numero…  Poche ma buone insomma. E di questo sono sempre stata contenta. Sono una persona socievole, generalmente vado d’accordo con tutti e mi piace socializzare. Ovunque sia andata nel mondo mi sono sempre fatta amici e sono fiera di poter contare su una rete di affetti sparsa per i 5 continenti.

Ma l’espatrio in Australia ha un po’ cambiato le cose. Essendo venuta qui per stare con il mio fidanzato (prima, marito poi) che è di qui, naturalmente mi sono trovata immersa nel giro delle sue amicizie. Che non sono necessariamente diventate le mie. Non perchè non mi trovi bene o perchè ci sia mai stato alcun problema: semplicemente quelli erano e sono i suoi amici, e rimarranno sempre amici suoi prima che miei. Non credo nelle coppie che fanno tutto come coppia e che non sanno ritagliarsi momenti e spazi di individualità, e le amicizie per me hanno sempre fatto parte di questo. E’ sicuramente bello avere amici in comune come coppia, ma è altrettanto bello (e importante) avere amicizie individuali. E quindi sono partita alla ricerca di amici che fossero solo miei.

Ho conosciuto persone interessanti tramite il mio primo lavoro al bar, ragazze con cui mi trovavo molto bene a lavorare, ma con cui raramente mi vedevo fuori dal lavoro. E una volta che ho lasciato quel lavoro, ho perso anche i contatti con loro. Tante conoscenze sono quindi arrivate tramite la squadra di pallavolo, in cui avevo riposto molte speranze (forte delle tante amicizie che avevo trovato negli anni con i miei compagni di squadra in Italia): ma ahimè, anche in questo caso la maggior parte non sono andate oltre un rapporto superficiale. Troppo il divario di età (la maggior parte non arrivava a 20 anni e molte erano ancora alle superiori), troppa la differenza di esperienza e di priorità, davvero poche le cose di cui parlare. Per fortuna qualche rapporto sono riuscita a costruirlo, soprattutto quello con il mio allenatore. Peccato però che con il trasferimento a Sydney anche questi rapporti siano andati poi a morire.

amicizia da expat

Sydney è stata sicuramente la svolta. Territorio neutrale sia per me che per l’Avvocato, era l’occasione perfetta per crearci una nuova rete di amicizie. Come coppia e come individui. E nel primo caso le occasioni non sono mancate, soprattutto grazie alla scherma: lì abbiamo conosciuto splendide persone con cui negli anni siamo diventati sempre più amici, ci vediamo regolarmente e i discorsi non ruotano più (solamente) intorno alla scherma. Molto più difficile è stato, ancora una volta, farmi amicizie tutte mie. E sicuramente il dottorato è stato complice in questo. Vi avevo già raccontato qui di come le mie giornate di ricercatrice fossero (e ancora sono) segnate da una profonda solitudine, e visto che questa è stata la mia occupazione principale degli ultimi 3 anni e mezzo, direi che fare amicizia è stato più complicato del previsto.

Ma non è stato tutto negativo, per fortuna. Nonostante la mia avversione ad associarmi solo con loro, devo dire che le amicizie più importanti di questi anni a Sydney sono state proprio con altre italiane. Sono stata davvero  fortunata ad aver trovato ragazze così speciali, insieme abbiamo condiviso tantissimo, e la mia vita qui non sarebbe stata lo stesso senza di loro. Ma forse vi ricorderete che entrambe hanno lasciato Sydney: una si è trasferita a Melbourne e l’altra è rientrata in Italia. E io sono rimasta qui, pressochè da sola, anche se per fortuna delle amiche nel giro di italiane ancora le ho. Ma per il resto nisba. Vado a zumba da anni due volte alla settimane e di donne lì ce ne sono a bizzeffe: sono tutte gentili, scambiamo sempre due chiacchere prima e dopo la lezione, con alcune siamo anche amiche su FB, ma la cosa finisce lì.

Cosa voglio dirvi con questa tiritera? Non voglio certo smuovere a pietà nessuno, non è una richiesta di amicizia, nè un voler far sentire in colpa nessuno. É solo una riflessione su quanto sia difficile a volte ritrovare all’estero la stessa rete di supporto e di affetti che ci siamo lasciati in Italia. Tra gli amici che vanno e vengono (una componente tristemente comune tra gli expat), tra i lavori che non favoriscono la creazione di rapporti, e le differenze culturali che sicuramente influiscono, non è per niente facile creare amicizie nuove.

Un triste effetto collaterale della vita da expat.

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