I colpi della paura

Tum, tum, tum… I colpi risuonano contro la porta e rimbombano nel mio appartamento silenzio. La porta trema, incassa i colpi ma resiste. Grazie a Dio sono porte ignifughe e sono molto resistenti; fosse stata una porta normale a quest’ora sarebbe già venuta giù sotto la forza dei suoi pugni. Al di là della porta (la mia salvezza) c’è lui, il mio vicino alcolizzato e schizofrenico. Sono le 8 di mattina, la sua orribile musica polacca risuona dal suo appartamento dalle 6 di mattina. Il volume è stranamente ragionevole e anche le sue urla sono contenute. Ma poi cominciano i pugni alla porta, le urla gridate dal pianerottolo e il ciclo di follia e paura ricomincia.

Una domanda che spesso mi è stata rivolta durante il mio breve soggiorno italiano riguardava proprio lui: i miei amici, preoccupati, mi chiedevano se la situazione fosse migliorata. E io rispondevo, in tutta sincerità, che sì, la situazione è migliorata rispetto a un anno fa: invece che fare bordello tutte le sere, lo fa una volta a settimana, e gli episodi di stalking non si sono più ripetuti da dopo l’incontro di mediazione con la sorella. Poi sono rientrata a Sydney e quella notte stessa l’incubo è ricominciato. Manco a farlo apposta.

Non è tanto la musica, non sono tante le urla – anche se sono queste che mi tengono sveglia la notte o non mi fanno lavorare di giorno – ma la sua ossessione col nostro appartamento a farmi paura. Non siamo noi, a noi neanche ci conosce. Quando ci incontra per strada non ci riconosce e non l’abbiamo mai affrontato di persona. Dev’essere qualcosa che è successo tra lui e i proprietari di prima più di 3 anni fa. E lui ha decisamente una mente malata. All’ennesimo episodio delle ultime settimane io e l’Avvocato abbiamo ogni volta contemplato la possibilità di chiamare la polizia, ma ogni volta abbiamo deciso di evitare per non scatenare la sua rabbia. Ma questa mattina non ce l’ho fatta più a sopportare e a tremare dietro quella porta e ho chiamato i soccorsi.

Nella mezz’ora che è passata da quando ho chiamato la stazione a quando loro sono finalmente arrivati lui si è ripresentato dall’altro lato della porta con pugni e urla ben 4 volte. E io, dall’altro lato dello spioncino, riprendevo tutto col telefonino per accumulare prove contro di lui. Il cuore in gola, le gambe molli e le lacrime agli occhi, vedevo la porta tremare sotto i suoi colpi, la sua faccia pressata contro il mio spioncino e pregavo che tutto questo potesse finire.

Adesso, all’istante, non tra qualche mese o qualche anno. Non voglio aspettare che sua madre muoia, che a lui venga un infarto o che combini un danno abbastanza grosso da finire in prigione. Voglio che questo incubo finisca in questo preciso instante. Perchè sono già 3 anni che va avanti: 3 anni di paura e di paranoia, 3 anni di odio per questa casa che mi ha regalato questa brutta sorpresa, 3 anni di pessimo sonno e stanchezza cronaca. Ho sopportato abbastanza. Ho fatto tutto quello che il buon senso e la legge mi chiedevano di fare. Adesso basta.

Lunedì vado in tribunale.

8 thoughts on “I colpi della paura

  1. Che situazione terribile. Magari questo tizio fa solo tanta scena e poi è innocuo, però hai fatto bene a chiamare la polizia: non puoi certo continuare a vivere con il terrore di questo individuo.

    1. No, purtroppo non è così. Ha un passato violento, e anche se nel mio caso non è mai stato violento di persona, il fatto che mi voglia ditruggere la porta a pugni di certo non mi fa dormire sonni tranquilli…

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