Frega il tuo prossimo come te stesso

Durante il mio anno di scambio negli USA eravamo circa 60 studenti stranieri nell’area del Puget Sound (Washington), di cui solo 6 italiani. Solo 6 su 60, nonostante fossimo la nazionalità più numerosa. Vivevamo in zone diverse dello stato e i trasporti pubblici in quella zona di America non erano granché; in aggiunta al fatto che non avevamo la libertà di andare dove volevamo, alla fine nel corso dell’anno ci siamo visti solo una manciata di volte. Ma nonostante questo, e nonostante all’epoca non avessimo un cellulare e non esistessero Whazzapp, Skype né Facebook (ma c’era il mitico MSN Messenger), nel corso di quell’anno così intenso e complicato abbiamo fatto grande affidamento l’uno sugli altri.

Certo, avevamo tutti altri amici, io in primis avevo una splendida amica finlandese che è stata la roccia su cui mi sono poggiata tutto l’anno. Ma il supporto che abbiamo trovato tra conterranei non aveva uguali: venivamo tutti dallo stesso paese, avevamo tutti la stessa cultura e gli stessi valori, e ci capivamo in un modo che non era possibile con gli altri. Insomma, nel momento del bisogno ci siamo affidati ad altri italiani e abbiamo trovato il conforto e la comprensione di cui necessitavamo.

Noi exchange students a Seattle 2003/2004
Exchange students italiani a Seattle 2003/2004

Da quando mi sono trasferita qui in Australia però ho trovato tutta un’altra situazione. Qui ci sono tanti, tantissimi italiani e istintivamente appena arrivati in questo nuovo paese ci si rifugia nelle braccia di altri conterranei. I contatti sono utili per trovare un alloggio, un lavoro, e capire come muovere i primi passi Down Under. Ci sono infiniti gruppi per italiani in Australia, italiani a Sydney, italiani a Melbourne e così via. Gruppi in cui si cerca disperatamente il supporto di altri nella nostra stessa situazione. E fin qui tutto bene.

Ma l’Australia presenta anche l’altra faccia della medaglia. Perché ogni giorno qui sbarcano centinaia di ragazzi italiani, giovani, spaesati e a volte disperati. C’è chi non parla la lingua, chi non è mai stato fuori dall’Italia, chi non ha mai lavorato e chi non hai mai aperto un conto in banca. Arrivano dall’altro capo del mondo e naturalmente cercano aiuto dove pensano di trovarlo: tra altri italiani. E codesti italiani, invece di fare la cosa giusta, e aiutarli per puro senso di altruismo, generosità e fratellanza, cosa fanno? Se ne approfittano! Niente di cui stupirsi, vero? In Italia funziona così, ognuno tira l’acqua al suo mulino, pensa a se stesso, alla faccia degli altri. 

Ma quando succede qui, in terra straniera, dove siamo tutti diversi e tutti stranieri; dove tutti abbiamo le stesse difficoltà e gli stessi problemi; dove dovremmo aiutarci l’un con l’altro… questo approfittarsene mi manda in bestia! Il caso più tipico è quello di ristoratori italiani – proprietari di bar, pasticcerie, ristoranti e simili – che assumono giovani italiani in nero, o sottopagati, o comunque in condizioni che sono contro la legge. I datori di lavoro contano sul fatto che i lavoratori o non sono consapevoli dei propri diritti, o sono talmente disperati da accettare qualsiasi condizione pur di avere un lavoro. E se qualcuno si lamenta? Quella è la porta signori! Credetemi, ci sono passata! Sono stata sfruttata e presa in giro da gente che credevo onesta e seria: una volta sono stata ricompensata per il torto subito con quel che mi aspettava, e la seconda volta sono stata minacciata e licenziata su due piedi. Bella gente, vero?

Photo courtesy of pixabay.com
Photo courtesy of pixabay.com

Ma non è finita qui. Perché ci sono anche i proprietari di casa che si rifiutano di ridare la caparra indietro senza un motivo (già, successo a me durante la mia prima esperienza in Australia) o che alzano l’affitto in continuazione solo perché possono. Ci sono agenzie che rubano un sacco di soldi solo per fornire informazioni davvero basilari, approfittando della confusione che la burocrazia può creare. E mille altre situazioni del genere in cui sono incappati amici e conoscenti.

Ma la cosa peggiore è che fregando gli altri questi individui fregano se stessi. Non solo si mettono seriamente nei guai con la legge, che da queste parti non scherza, e si creano una reputazione difficile da cancellare. Ma il peggio è che mettono seriamente in difficoltà giovani che potrebbero aiutare, giovani che potrebbero essere il futuro di questo paese e di quello di origine. Privano questi giovani dell’opportunità di lavorare e di mettersi da parte qualcosa per il futuro; mettono questi giovani nella posizione di dover infrangere la legge e di non potersi proteggere per paura di perdere il lavoro. Insomma, fregano i giovani, fregano se stessi e fregano questa società. E per cosa? Per risparmiare qualche soldo… Ma perché per noi italiani (e non dico che siamo gli unici a farlo) è così facile approfittarsi del prossimo per il nostro vantaggio personale? Perchè non riusciamo a pensare al bene della collettività piuttosto che al nostro bene individuale?

Ditemi che non è così solo qui in Australia e non solo con italiani, per favore!

12 thoughts on “Frega il tuo prossimo come te stesso

  1. Purtroppo anche qui in Germania la situazione è simile. Berlino attrae tantissimi connazionali che spesso si fanno fregare. Io non ho mai lavorato per italiani e, se dovesse accadere, controllerò ogni dettaglio (ma ormai conosco bene diritti e doveri). Ho visto però anche il rovescio della medaglia e cioè datori di lavoro italiani (soprattutto nella ristorazione) e neo-arrivati fare comunella per fregare lo stato, facendo figurare tot in busta paga e dando il resto in nero, così che il “povero” expat poteva chiedere il sussidio. Poi conosco anche esperienze di persone che, assunti da italiani, hanno sempre avuto contratti in perfetta regola. Ma hai ragione, è proprio la mentalità di guardare il proprio orticello.

    1. Che triste! Sicuramente ci sono tantissimi italiani lavoratori che ne se approfittano, ma se trovassero datori di lavoro che fanno tutto in regola non ci sarebbe possibilita’ di fregare il sistema…

  2. Non che possa consolare ma noi qui ad Adelaide abbiamo preso un po’ una fregatura dalla padrona della casa che avevamo affittato al nostro arrivo e che non era italiana ma asiatica.
    Perfino la signora dell’agenzia anche lei asiatica seppur vissuta molti anni a londra, ha detto che con gli asiatici non ci vuole piu’ lavorare perche’ sono una comunita’ molto chiusa che se le cose non vanno come vogliono loro sono capaci di rovinare la reputazione fino a che non lavori piu’.
    La scorrettezza e’ internazionale!

  3. Purtroppo la situazione è identica ovunque, infatti la regola numero uno è “cerca di non lavorare per gli italiani”. La trovo veramente una cosa orribile anche per la “nostra” credibilità all’estero!!!

    1. Lo so, ma nel mio caso all’inizio non avevo alternative e non sapevo di questa “usanza” dato che ero agli inizi del mio espatrio… Comunque ci facciamo davvero una bruttissima reputazione

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