Ladri di bambini

Forse ricorderete che qualche mese fa sono andata a fare un weekend a Canberra e in quell’occasione avevo visitato il National Museum of Australia. Uno degli oggetti che più mi avevano toccato durante la visita era il Kinchela Boys Home Gate, ovvero il cancello di un instituto per bambini aborigeni e isolani dello stretto di Torres che furono allontanati dalle loro famiglie da parte governo australiano e missioni religiose. Questo cancello è il simbolo della Stolen Generation, un fardello che l’Australia si porta dietro da decenni ma che vorrebbe bellamente dimenticare. Ed è proprio di questo che voglio parlarvi oggi.

La Kinchela Boys Home è una delle più conosciute (e dalla peggiore reputazione) case per bambini aborigeni di tutto il New South Wales, in funzione dal 1924 al 1970. In quasi mezzo secolo ha ospitato 400 bambini, e nonostante sia stata spesso lodata pubblicamente per il benessere e la felicità dei suoi bambini, purtroppo la realtà era tutt’altro che rosea.

‘Questo cancello è quello che ci ha tenuti prigionieri, che ci ha separato dalla nostra cultura. Passare da quel cancello significava entrare nell’inferno’, ha dichiarato Manuel Ebsworth, un ex bimbo della casa

Partendo dal 1869, gli allontanamenti forzati continuarono ufficialmente fino al 1969, anche se nella realtà proseguirono per almeno un altro decennio. Tra gli anni ’20 e gli anni ’70 circa 500.000 bambini furono allontanati dalle loro famiglie e instituzionalizzati per parte o tutta la loro infanzia. Di questi, circa 50.000 erano aborigeni, e la maggior parte non era orfana ma veniva brutalmente strappata dalle braccia di genitori o parenti. Il motivo di questa separazione forzata? Ufficialmente il governo lo faceva per il bene dei bambini stessi, per proteggere da abusi, abbandono o negligenza i bambini di discenza mista. In realtà pare che il governo volesse assicurarsi che questi bambini crescessero nella cultura “australiana” piuttosto che in quella indigena e il timore di una mescolanza razziale tra aborigeni e bianchi europei.

Una classe nell'insediamento aborigeno di Kinchela, 1959.
Una classe nell’insediamento aborigeno di Kinchela, 1959

Rimuovendo i bambini, il governo ha rubato agli aborigeni il futuro. La lingua, le tradizioni, la conoscenza, le danze e la spiritualità di questo intero popolo infatti possono sopravvivere solo se tramandati di generazione in generazione, e di solito solo per via orale. Interrompendo questo ciclo, i bianchi australiani volevo porre fine alla cultura aborigena in un periodo breve e porre così fine al “problema degli aborigeni”. Si trattava di una vera e propria politica di assimilazione mirata a eliminare il gene aborigeno nell’arco di tre generazioni, attraverso il mescolamento con i bianchi.

Le autorità prendevano di mira soprattutto i bambini di discendenza mista, che loro chiamavano col termine dispregiativo di “half-caste”, credendo che fosse più facile assimilarli nella società bianca. E a questi bambini misti spesso non veniva neanche detto che fossero aborigeni, così che in molti casi lo scoprivano solo in età adulta.

Si parla di circa 800 instituti sparsi in tutta l’Australia, gestiti da enti governativi o religiosi, oppure da privati. I bambini erano totalmente tagliati fuori dalla cultura aborigena e venivano puniti severamente se beccati a parlare la lingua nativa. Alcuni non hanno mai imparato niente della loro cultura di origine, altri non ricevevano nessuna educazione in generale e venivano invece preparati per essere un giorno domestiche e mandriani. A 18 anni poi questi ragazzi venivano “rilasciati” nella società bianca, con traumi che si sarebbero portati dietro a vita e l’inadeguatezza del non essere nè carne nè pesce.

Dettaglio del ‘Great Australian Clock’ del Queen Victoria Building di Sydney raffigurante l'allontanamento di un bambino aborigeno Source: http://www.creativespirits.info/aboriginalculture/politics/a-guide-to-australias-stolen-generations#ixzz41Fq4AuHg
Dettaglio del ‘Great Australian Clock’ del Queen Victoria Building di Sydney raffigurante l’allontanamento di un bambino aborigeno

Solo tra gli anni ’80 e ’90 l’opinione pubblica australiana prese coscienza del dramma dei bambini rubati, e nel maggio ’95 la Commissione per i diritti umani e le pari opportunità lanciò la “National Inquiry into the Separation of Aboriginal and Torres Strait Islander Children from Their Families” per investigare sulla pratica. Il report che ne risultò, Bringing them home, fu all’origine delle scuse ufficiali da parte di molti stati e territori e del “National sorry day” del 1998.

Il 13 febbraio 2008 il primo ministro Kevin Rudd presentò davanti al parlamento federale australiano un testo ufficiale di scuse alla popolazione indigena d’Australia. Il testo è il seguente:

“I move that today we honour the Indigenous peoples of this land, the oldest continuing cultures in human history. We reflect on their past mistreatment. We reflect in particular on the mistreatment of those who were Stolen Generations—this blemished chapter in our nation’s history. The time has now come for the nation to turn a new page in Australia’s history by righting the wrongs of the past and so moving forward with confidence to the future. We apologise for the laws and policies of successive Parliaments and governments that have inflicted profound grief, suffering and loss on these our fellow Australians. We apologise especially for the removal of Aboriginal and Torres Strait Islander children from their families, their communities and their country. For the pain, suffering, and hurt of these Stolen Generations, their descendants and for their families left behind, we say sorry. To the mothers and the fathers, the brothers and the sisters, for the breaking up of families and communities, we say sorry. And for the indignity and degradation thus inflicted on a proud people and a proud culture, we say sorry. We the Parliament of Australia respectfully request that this apology be received in the spirit in which it is offered as part of the healing of the nation. For the future we take heart; resolving that this new page in the history of our great continent can now be written. We today take this first step by acknowledging the past and laying claim to a future that embraces all Australians. A future where this Parliament resolves that the injustices of the past must never, never happen again. A future where we harness the determination of all Australians, Indigenous and non-Indigenous, to close the gap that lies between us in life expectancy, educational achievement, and economic opportunity. A future where we embrace the possibility of new solutions to enduring problems where old approaches have failed. A future based on mutual respect, mutual resolve and mutual responsibility. A future where all Australians, whatever their origins, are truly equal partners, with equal opportunities and with an equal stake in shaping the next chapter in the history of this great country, Australia.”

E con queste scuse ufficiali il governo australiano ha posto fine a uno dei capitoli più bui della propria storia… ma purtroppo questo non ha significato la fine delle violenze (psicologiche, fisiche, morali e legali) che il popolo aborigeno continua a subire da parte degli invasori bianchi. Ma di questo, forse, vi parlerò un altro giorno…

4 thoughts on “Ladri di bambini

    1. Assolutamente… Qui non se ne parla proprio e fuori da qui non se ne sa assolutamente nulla… Eppure io credo che una persona che scelga di vivere in Australia debba essere a conoscenza del suo passato

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