Egoismo o ricerca della felicità?

Un pomeriggio, una splendida foto scattata in Nuova Zelanda e pubblicata dalla mia amica Emy sulla sua pagina facebook genera una conversazione che sfocia nella dubbio amletico più atroce per noi expat: “Nella vita conta di più la mia felicità o quella della mia famiglia?”.

E poi leggo un post della mia amica down under che mi spezza un po’ il cuore. E proprio lei, coraggiosa e sincera come sempre, ha il coraggio di fare la domanda che nessuno si vuole porre: “E cosi’ baratto. Mio fratello per una vita in Australia?”.

Passa qualche giorno, e ricevo questa email da una mia lettrice:

“(…) Sto cominciando a pensare di trasferirmi in Australia. Sopratutto per lui, che in Australia ha sicuramente un futuro migliore, ma anche per me perchè mi piacciono le sfide. Anche se già so che non sarà semplice per via dei costi, dei visti, etc. Però sono molto combattuta! A volte mi sento molto in colpa a partire per la mia famiglia, sopratutto per mio papà ( che preferirebbe rimanessi) e il mio cane. So che sono sopravvissuti benissimo anche nei 9 mesi che ho trascorso in Australia e so che si adatteranno. Ma a volte mi sento come egoista a pensare solo per me stessa. (…) Scusa questa LUNGHISSIMA mail, in tutto ciò, quello che poi in realtà volevo chiederti è: tu come vivi questa separazione dalla tua famiglia? E loro come la vivono? Tutto ciò che si può trovare in Australia…ovvero migliore stile di vita, carriera (ovviamente facendosi il culo), paesaggi magnifici, etc… compensa la mancanza della famiglia?”

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Chi sceglie di partire allora è egoista? Noi expat scegliamo la nostra felicità contro quella dei nostri cari? Sì e no… cioè, di fondo sì, ma non è giusto porsi o porre queste domande, nè pretendere una risposta.

Non è la prima volta che sento frasi del genere, o che ricevo email da giovani che vorrebbero partire e/o rimanere all’estero, ma si sentono in colpa nei confronti di amici e famiglia che lasciano a casa, e mi chiedono un parere. Ecco il mio punto di vista.

Partiamo da una premessa: nessun viaggio è a senso unico. Per fortuna viviamo in un’epoca dove i biglietti aerei costano relativamente poco, ci sono mezzi di collegamento con città in tutto il mondo, e non esiste più il concetto di “biglietto di sola andata”. Se partite oggi, non avrete la sensazione dei migranti di una volta di non rivedere mai più la propria famiglia e di non mettere più piede sul suolo natio. State tranquilli. Ovunque voi decidiate di andare, potrete sempre tornare a trovare le vostre famiglie e loro potranno venire a trovare voi. Non sarete abbandonati e non abbandonerete le vostre famiglie. Si tratta solo di decidere dove passerete il prossimo periodo della vostra vita.

Non siete i primi a sentirvi egoisti per aver scelto di vivere lontano. Io l’ho fatto per anni. Mi si sono sentita e mi ci hanno fatto sentire. Ma poi mi sono resa conto che non dovevo scegliere tra la mia felicità e quella della mia famiglia, perché i miei cari vogliono comunque che io sia felice. Se lo sono io, lo sono anche loro. Se voi siete più felici all’estero, loro saranno felici per voi. Certo, qualsiasi genitore preferirebbe avere i propri figli accanto, piuttosto che a decine di migliaia di chilometri, e mia madre ancora mi fa pesare il fatto di essere all’estero. Ma parliamoci chiaro: la vita è la vostra. Se in questo momento della vostra vita avete il desiderio di partire, fatelo. Siete sempre in tempo a tornare a casa. E se qualcuno oserà darvi dell’egoista, voi rispondetegli che il vostro non è egoismo, ma coraggio. Perchè ci vuole coraggio per lasciare una vita che ci rende infelici, alla ricerca della nostra felicità.

Il mio consiglio è di non vivere questa scelta come una scelta di vita… Ma come una delle tante decisioni che dovrete prendere nella vita… Fate quello che sentite sia giusto per voi, adesso, in questo momento della vostra vita. In futuro poi vedrete!

Io tifo per l’estero, e per chi decide di partire!

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ps: con questo non voglio dire che siano tutte rose e fiori, e che non senta la mancanza della famiglia. A volte mi sento molto sola e vorrei solo avere la mia mamma e le mie amiche accanto. Ma per il momento sento che il mio posto è qui. Nel momento in cui tutto questo non sarà più abbastanza, allora sarà giunto il momento di spostarmi altrove.

46 thoughts on “Egoismo o ricerca della felicità?

  1. Ho fatto un paio di telefonate ieri sera e ne sono uscita convinta delle mie scelte ma rattristata, stavo per fare un post cosi’ ma ho voluto fermarmi perche’ non ero pronta.
    Per fortuna tra di noi ci si capisce…

  2. Bellissimo questo post! Mi capita spesso di parlarne con mia madre, le chiedo se lei soffre di questa lontananza e se io sono egoista. Lei mi risponde che avrebbe fatto uguale!
    Nella vita vanno prese decisioni che spesso portano ad allontanarci fisicamente dalla nostra famiglia e dagli affetti, ma credo sia più importante averli vicini nel cuore e nella mente.

    1. Grazie! A volte pur abitando fisicamente vicino, riusciamo a essere molto distanti da certe persone emotivamente… Quindi la distanza fisica non sempre vuol dire! Anzi, io mi sono riavvicinata a mia madre, proprio da quando abito all’estero!

  3. Sottoscrivo ogni tua parola! Io soffro molto la lontananza e ho gente che so soffrire molto per il fatto che io sono qui.. ma avrei vissuto di rimpianti se non avessi deciso di partire!

  4. Argomento che mi tocca e su cui spesso mi interrogo. E ti dirò che da dopo che ci sono anche i bimbi, i dubbi sono ancora di più perché non decidi più solo per te, ma privi nonni e nipoti di un rapporto molto importante. Comunque anche il rapporto con mia madre è diventato molto più forte nella lontananza. Diverso il rapporto con i bambini che, se sono nati all’estero, e’ veramente difficile da costruire e mantenere.

    1. Immagino che con i bambini il discorso si faccia MOLTO piu’ complicato. Anche per quello il mio consiglio e’ di partire e di fare esperienza prima che ci siano pargoli a cui pensare.

  5. Post molto interessante su un argomento degno di dibattito… Posso fare la voce fuori dal coro? Nei quattro anni che ho trascorso all’estero non mi sono mai posta seriamente questo problema. Forse perché ho avuto la possibilità di tornare in Italia almeno una volta all’anno, e sicuramente anche perché ho la fortuna di avere dei genitori un tempo nomadi come me, che mi hanno sempre incoraggiato a partire (il loro motto ormai è: “Tu vai, così noi sappiamo dove andare la prossima volta in vacanza!”). In ogni caso, condivido le tue opinioni e soprattutto la frase “i miei cari vogliono comunque che io sia felice. Se lo sono io, lo sono anche loro.” Penso che un domani anch’io ragionerei così riguardo ai miei figli ed ai loro desideri. (Con tutto ciò io abito in Portogallo, non dall’altra parte del globo… 🙂 )

    1. Sicuramente la possibilità di tornare in Italia spesso o di avere parenti e amici in visita aiuta tantissimo. Io vivo in Australia da 4 anni e fino ad ora ho avuto solo mio fratello qui in visita durante il suo viaggio di nozze. Rientrare in Italia per me è complicato e costoso, e vuol dire sacrificare vacanze altrove…. Mi sarebbe piaciuto che più persone mi venissero a trovare, ma dato il costo del biglietto e le ore da dover passare in volo, non gliene faccio una colpa!

  6. Mi ritrovo anch’io nel fatto che se sono felice io sono felici anche i miei…però, però…so che soffrono di non avere la quotidianità. Sarebbero anche contenti se solo potessero mettersi in macchina e fare un salto per il weekend. E lo stesso vale per me.
    D’altra parte penso anche che la mia famiglia è sì quella di origine, ma anche quella che mi sto costruendo e di certo non posso mettere in secondo piano la felicità della seconda rispetto alla prima.
    Insomma, si vive facendo gli equilibristi.

    1. Mia madre soffre molto per la mia distanza, su questo non ci piove. Prima che cominciassi il dottorato, ogni giorno mi chiedeva se stavo cercando lavoro in Europa. Ora si è rassegnata, ma spera sempre che prima o poi io mi riavvicini a casa. E lo stesso vale anche per me, sento molto la loro mancanza e vorrei potermeli godere nella quotidianità…. Ma per ora il mio posto è qui!

  7. Eheh 😉 ne so qualcosa di quella mail 😉 comunque è sempre dura prendere una decisione!! Ma è vero, si deve vivere così… pensando alla propria felicità. E sicuramente i genitori, vedendoci felici, si mettono quanto meno il cuore in pace!

    1. Prendere una decisione del genere è sempre difficilissimo, su questo non ci piove. E io, a essere onesti, ho avuto vita facile, avendo qui il mio fidanzato. Ci sono tantissimi giovani o giovani coppie che fanno armi e bagagli e si trasferiscono all’estero, e le loro scelte sono sicuramente più coraggiose delle mie. In ogni modo, hai deciso cosa fare?

      1. Mah lui essendo australiano, ama l’Italia! Starebbe qui a vita fosse per lui…. Il problema è il lavoro qui 🙁 specialmente xche lui ha appena iniziato a studiare italiano, cioe da quando è arrivato qui..5 mesi fa

        1. appunto per quello ti chiedevo, perche’ bellezza del paese ecc a parte, se non ci sono prospettive lavorative…. cmq dai, io incrocio le dita per voi! spero riusciate a partire, o a trovare la vostra dimensione in Italia, se alla fine sara’ quello che vorrete!

          1. Grazie mille Claudia!! Ti terró aggiornata! Appena ho il ‘coraggio’ annunceró alla mia famiglia le nostre intenzioni, anche se qualche indizio lo ho già dato e non l’han presa bene!! Che drammatici!

          2. Ahahaha, posso bene immaginare! Per evitare troppe scene io dissi a mia madre che sarei andata in Australia dopo la laurea, senza specificare per quanto…. 🙂

          3. Ah sisi x quanto non ho intenzione di dirlo nemmeno io… Anche perche chi lo sa? Peró i miei si immaginano già lunghi periodi perchè sono già stata, lui è venuto qui… X cui puoi solo immaginarti che dramma!!

  8. Anch’io ho periodi in cui mi sento in colpa, ma ho imparato a superare questo stato. Sono partita quasi due anni fa, in un momento in cui ero arrivata al limite della sopportazione, e sapevo che l’unica soluzione possibile era tornare in Irlanda. Mia madre ha capito che solo qui mi sento a casa, mentre mio padre ci prova ma ha più di qualche difficoltà. E lo capisco. Ma per fortuna sono solo a 3 ore scarse d’aereo da casa!!! Forse ci impiegherei di più se dovessi tornare a Latina da Roma, considerando i bus e treni fantastici che abbiamo XD 😀

    1. Sicuramente vivere in Irlanda ti permette di vedere i tuoi famigliari più spesso rispetto a noi extraeuropee 😉 Detto questo, sicuramente la quotidianità si perde anche abitando in un’altra città italiana!

      1. Sì, ho notato che sono proprio cambiati certi equilibri familiari. Se prima le coppie che si capivano al primo sguardo erano Io+mio padre e mia sorella+mia madre, adesso è addirittura il contrario! Curioso 😀

  9. Sono una mamma di espatriato, quindi sono la vostra controparte.
    Ho un figlio dall’altra parte del mondo e sono FELICE che lui sia lì perché è ciò che desiderava. Certo mi manca ma se fosse rimasto qui per starmi vicino per me sarebbe stato un incubo per il timore di essere causa di una sua minore felicità. Del resto, se si vuole mantenere i contatti ci si riesce benissimo grazie a skype e a qualche sacrificio economico per fare ogni tanto quel lunghissimo e costoso volo (ed io devo anche fare opportune iniezioni per poter affrontare un lungo viaggio aereo, ma la medicina moderna è dalla mia parte!). Se c’è voglia di rimanere vicini affettivamente i modi si trovano anche da lontano, se non c’è si è lontani anche abitando vicini. Anzi, a volte abitare vicini rende scontato il rapporto e, alla fine, ci si vede e sente meno e con minore profondità. Nascerà un nipotino fra poco e non sarà certamente come averlo fra le braccia tutti i giorni ma io non demordo: voglio essere una nonna presente per lui e voglio, voglio, voglio trovare il modo per riuscirci, a costo di diventare una stalker informatica 🙂
    Ho scritto tutto questo solo perché voi figli/e possiate vivere più serenamente le vostre scelte

    1. Grazie per questo tuo intervento Mila. é sempre bello e utile leggere il parere dell’altra parte in causa. Sei una mamma intelligente, che mette la felicità del figlio davanti alla sua. Sicuramente ora che arriverà il nipotino, le occasioni per vedersi saranno ancora di più! In bocca al lupo e congratulazioni al figlio!

      1. Avercela una mamma così 🙂 I miei non viaggiano quindi non verrebbero mai a trovarmi (d’altronde non sono neppure venuti alla mia laurea e si trattava di Puglia -> Emilia Romagna). Mia madre è solo brava a dire “te li pago io i viaggi ma non pensare che io mi sposti”. That’s it. Non fatemi parlare va :p

        1. Lo sai che io sono qui da 4 anni e mia mamma non è ancora mai venuta… Lei dice che preferisce pagarmi il volo per l’Italia, così vedo tutti e non solo lei… E intanto passano gli anni senza che lei abbia ancora visto in che mondo vive sua figlia!

  10. Concordo con la riflessione. Anch’io, seppur dentro ai confini dello Stivale, ho dovuto lasciare la Sicilia per il Friuli. Siamo proprio una generazione con valigia!

    1. Ciao Gilda, corro subito a vedere il tuo blog! è vero, la distanza a volte non vuol dire niente… nel mio caso, a più di 20.000 km di distanza sicuramente complica le cose, ma se anche fossi in Europa comunque i miei soffrirebbero!

      1. Grazie 😉
        20.000 km ovviamente non sono nemmeno paragonabili a 1000 o 1500… con un aereo o ,nella peggiore delle ipotesi, un pullman/treno posso essere a casa quando voglio…Ma si,i genitori soffrono anche se la distanza è di 200 km 🙂

  11. Questo post per me apre un po’ una can of worms emozionale, nel senso che ora che vedo all’orizzonte la possibilita’ di trasferirmi di nuovo, mi faccio prendere dall’ansia… e se il posto dove vado a finire mi piacesse cosi tanto che decidessi di restarci per sempre??
    Solo dopo un attimo mi dico – ehi, non e’ mica una cosa brutta!

  12. Ci ho messo quasi 20 anni per chiudere con questi sensi di colpa. Ho attraversato tutti gli stadi di un rapporto di dipendenza affettiva dai miei genitori in cui non era assolutamente possibile per me dare loro una delusione. Solo che se facevo presente che erano stati loro a obbligarmi moralmente a rimanere, scattavano come una molla perché ero e sono una donna libera di decidere della sua vita. Malgrado avessi un marito che come me sognava l’espatrio ho dovuto chiedere aiuto per riuscire ad allargare le spalle. Sicuramente siamo diventati una società più individualista in cui il singolo pensa di perdere qualcosa di importante rinunciando per amore della famiglia. Ma il fatto è che se rinunci a qualcosa, in qualche maniera chiederai un riconoscimento e se non ti sembra di ottenerlo, quel rapporto finirà intossicato dal rancore. Mi chiedo se sia un caso che a scrivere queste cose siano sopratutto le donne, mi sono convinta che con i figli maschi i ricatti emotivi siano minori perché si dà per scontato che il maschio andrà via mentre la femmina nasce per rimanere a casa a fare il bastone della vecchiaia. Anche se ovviamente non sarà vero per tutti.

    1. Non saprei. Io sono l’unica figlia femmina con due fratelli maschi. E sono anche l’unica ad essere andata via, quindi non ho lasciato mia madre da sola. Eppure la sensazione che percepisco da lei e’ quella… Non e’ sempre facile farsi scivolare addosso le accuse e i sensi di colpa che gli altri ci rovesciano addosso, ma e’ l’unico modo per andare avanti!

  13. Secondo me dipende dal rapporto che si ha con i propri cari e dalla loro intelligenza. I miei parenti mi rimproverano perché sono andata a vivere a 30 km da casa. Figurati se fossero 300 o 3000.

  14. Io non sono espatriata, non ne ho mai avuto il coraggio e forse per questo ammiro moltissimo chi, come te, ha avuto il coraggio di farlo!

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