Parodia dell’italiano in Australia

[Disclaimer: questo posto vuole essere ironico nel descrivere una figura che così come descritta non esiste, ma che mette insieme i tanti stereotipi che la circondano. Figura in cui, in parte, rientro anche io. Per favore quindi, cari lettori miei, non ve la prendete… Lo so che voi siete grandi lavoratori, che non chiedete ai vostri genitori e vi mantenete da soli. Lo so che moltissimi di voi fanno due o tre lavori per mantenervi. Lo so che in tanti avete amicizie non solo italiane e non uscite a ubriacarvi tutte le sere. Ho solo preso il peggio di voi noi per creare questa parodia. Questo post vuole solo strapparvi una risata, non farvi una critica!]

Il prototipo dell’italiano-in-Australia è nato e cresciuto in Italia. Ha vissuto una vita normale, tra la periferia di una grande città e il paesotto di campagna. L’italiano-in-Australia ha passato anni a giocare a calcetto e a passare le serata al baretto con gli amici di sempre. Fra una birrozza e una partitella a calciobalilla, proprio uno degli amici di sempre dell’italiano-in-Australia un bel giorno annuncia che lui fa armi e bagagli e se ne va in Australia. Ma siccome l’italiano-in-Australia andava così così a scuola, lui proprio non si ricorda di avere studiato l’Australia. Ma per non fare figuracce, quando arriva a casa controlla su internet dov’è questa cavolo di Australia. E così scopre che, mamma mia, è proprio lontano questa Australia. E così l’amico parte, e la vita per l’italiano-in-Australia continua più o meno fino al solito, finché un giorno decide che, e che cacchio!, anche lui ci vuole andare in Australia. L’amico già in Australia sta a Melbourne o a Sydney, che l’italiano-in-Australia non sa neanche dove stanno, ma a lui non gliene frega. L’amico sta là, e lui là andrà, che l’amico sicuramente lo sistema. L’italiano-in-Australia fa ricerca prima del grande viaggio? Certo che no! Parte all’avventura, e quel che sarà sarà. Dopo 3 giorni di viaggio e 4 scali (per trovare il biglietto più economico) l’italiano-in-Australia atterra in terra straniera, fa impazzire tutti i cani della dogana con chili di salame nostrano e parmigiano reggiano, e finalmente sbarca con il visto vacanza lavoro.

http://pixabay.com/
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 Benarrivato in Australia, italiano! Non ti preoccupare (e non ti gasare), non sei solo! Centinaia di ragazzi italiani come te arrivano ogni giorno Down Under! Sei in buona compagnia! L’italiano-in-Australia appena arrivato, ovviamente chiederà alloggio all’amico-già-in-terra-straniera. Per giorni o settimane si accamperà a casa dell’amico – che già divide la camera con altri due ragazzi, e la casa con altri 10 – dormendo sul divano in sala e disseminando zaini e valige in ogni angolo vuoto disponibile. Ovviamente l’italiano-in-Australia non spiccica mezza parola d’inglese: a scuola prendeva a mala pena la sufficienza in inglese, e durante le varie vacanze-studio in Inghilterra lui era troppo preso a pomiciare con tedesche e spagnole e a sfondarsi di birra per preoccuparsi della lingua! E così ora si trova nei guai: cerca di cavarsela con “Io spik un po’ d’inglish” e tanti “denchiu” a destra e a manca. Per evitare di crearsi troppi problemi, l’italiano-in-Australia inizialmente cercherà di uscire solo con compaesani – gli amici dell’amico-già-in-terra-straniera – che così si parla tutti italiano e via.

Prima o poi l’italiano-in-Australia verrà cacciato da casa dell’amico, e dovrà cercarsi un tetto sotto cui dormire. Ma niente panico, perché grazie alla rete di italiani conosciuti in terra straniera, salta sempre fuori un posto letto da affittare. Ovviamente gli costerà un rene, e si tratterà di un letto in uno sgabuzzino condiviso con altri ragazzi, in una casa condivisa con una marea di altra gente. Ma almeno è in centro! Vuoi mettere? Hai voglia di un sushi alle due di notte? Ce l’hai sotto casa! Vuoi andare a farti una pinta alle due di pomeriggio? Basta che vai al pub all’angolo! Ma che figata! E prima o poi, a furia di take away di qua, e di uscite etiliche di là, al nostro italiano-in-Australia si svuoterà il conto in banca, e dovrà trovarsi un lavoro. Ma senza parlare inglese, che lavoro vuoi che trovi? E così si trova a passar via da tutti i ristoranti e locali italiani della zona, offrendosi di fare di tutto: cameriere, barista, lavapiatti, aiuto-cuoco, pulizie… ci manca poco che si propone di leccargli pure il c*lo! Se i proprietari sono italiani, magari una prova a questo disperato gliela fanno pure fare. Gli danno l’appuntamento per l’indomani e via. Ma l’italiano-in-Australia, per festeggiare il possibile lavoro, la sera esce con gli amici compaesani, si sfonda di birra, e l’indomani si alza che il sole sta già tramontando… e non si presenta alla prova! Ciao ciao lavoro! E così inizia la saga ricerca-del-lavoro che, nella maggior parte dei casi, finisce con l’italiano-in-Australia a lavorare part-time in due o tre ristoranti/locali/negozi italiani. A causa dei requisiti del visto vacanza lavoro, dopo sei mesi l’italiano-in-Australia dovrà cambiare lavoro, oppure continuerà nello stesso di prima, in nero, correndo il rischio di venire sgamato e buttato fuori dal paese.

 Se resiste, verso la fine del primo visto il nostro italiano-in-Australia comincerà a preoccuparsi di come rimanere nel paese più a lungo, e immancabilmente sarà costretto a “fare le farm” per ottenere il secondo visto vacanza lavoro (*). Se non ha già contatti, comincerà a scrivere su ogni forum e gruppo per italiani in Australia chiedendo se qualcuno va a nord, a sud, a destra e a manca, e lemosinando passaggi e lavori. Se volesse fare le cose per bene, dovrebbe passare i successivi 3 mesi a spaccarsi più o meno la schiena con lavori manuali in aree remote dell’Australia. Ma siccome l’italiano-in-Australia non ha mai avuto troppa voglia di lavorare, magari troverà qualche datore di lavoro che accetterà di firmargli le carte per il secondo visto, senza che effettivamente lui abbia mai fatto un giorno di lavoro in campagna. A volte l’italiano-in-Australia che fa il furbo viene beccato, ma di solito la passa liscia.

http://pixabay.com/
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E così l’italiano-in-Australia rimane in Australia per un altro anno, che più o meno trascorrerà come il primo. Lavoretti vari, inglese maccheronico, amici italiani, case condivise, viaggetti qua e là quando i soldi lo permettono, nottate a far furore e giorni liberi passati in spiaggia.

 Ma con l’avvicinarsi della fine del secondo anno, si ripresenta il solito problema: come rimanere qui? Le opzioni non sono molte, e siccome l’italiano-in-Australia non vuole rientrare in Italia, che poi gli tocca tornare a vivere con mamma e papà e trovarsi-un-lavoro-serio, lui fa di tutto per rimanere. Nonostante abbia passato gli anni della scuola a farsi le canne e a giocare al fantacalcio invece che a studiare, improvvisamente gli viene una voglia matta di tornare sui banchi di scuola. E così convince mamma e papà a sborsare decine di migliaia di dollari per farlo iscrivere al TAFE o a un college simile, dove seguirà un corso di marketing, o di accounting, o qualche altra diavoleria simile di cui non gliene frega VERAMENTE nulla, ma che almeno gli garantisce un visto studentesco e la possibilità di rimanere in Australia.

A poco a poco l’inglese dell’italiano-in-Australia migliora, magari riesce anche a conoscere qualche locale, ma fare amicizia no, di quello non si può proprio parlare. Perchè l’italiano-in-Australia si mantiene sempre un pò in disparte rispetto alla cultura locale: non è più di tanto curioso sul paese che lo ospita, non è qui per la storia o l’architettura. L’italiano-in-Australia è qui per divertirsi, per farsi un’esperienza, per uscire dagli schemi del suo paesotto di campagna. E questa sua mancanza di integrazione porta l’italiano-in-Australia di solito a lamentarsi della chiusura e della freddezza degli australiani. Riempirà blog e email su come sia impossibile fare amicizia con i locali, che sono snob e razzisti. E nonostante l’italiano-in-Australia abbia un pò ragione su entrambe le cose, in realtà la colpa è sua che proprio non ci prova.

Ma non facciamogliene una colpa. Il povero italiano-in-Australia non era venuto in Australia per cambiar vita. Non era venuto con l’intenzione di rimanere per sempre. E’ che poi si è innamorato. Innamorato dei colori di questo paese, innamorato dello stile di vita, innamorato delle domeniche al mare. E lui qua ci vuole proprio rimanere. Ce la farà il nostro eroe nella sua impresa? Noi facciamo tutti il tifo per lui!

(*) E’ possibile rinnovare il visto vacanza lavoro per un altro anno attraverso 88 giorni di lavoro nel settore primario (es: agricoltura, allevamento, lavoro in miniera).

7 thoughts on “Parodia dell’italiano in Australia

  1. oddio vero che son tutti stereotipi..ma hai scavalcato una possibilita’: alla fine del secondo anno l’italiano-in-australia che mai e poi mai si sarebbe fatto mettere l’anello al dito dalla fidanzata italiana fedelmente in attesa per dieci anni accanto a lui prima che partisse, decide di sfoderare un engagement ring ai piedi della cittadina australiana su cui a fatto colpo 😀

    1. Sorry, it doesn’t work in that way. Even if you marry an Australian you still need to meet the requirements like anyone else ;-)…otherwise there would be an invasion of people paying to be married to Aussies….

      1. As far as marrying you’re right, but you can still apply as a de facto partner of an Australian citizen or PR and stay in the country that way

  2. L’italiano-in-Australia mi ricorda molto l’italiano-a-lisbona, che però non si deve sbattere per i visti.

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