Il silenzio assordante delle mie giornate

Finito. Si è da poco conclusa l’ultima lezione del mio secondo corso di supporto al dottorato. Finalmente è finito. Una completa perdita di tempo, se proprio lo volete sapere. Ma non ho scelta, è un corso obbligatorio al fine di conseguire il dottorato. L’unica nota positiva è che mi costringeva ad andare in università e a passare due ore ogni mercoledì con alcuni dei miei colleghi. Sicuramente un cambio di routine positivo, dopo le lunghe giornate solitarie trascorse a casa. Chi l’avrebbe mai detto che quest’esperienza di ricerca si sarebbe rivelata così mentalmente difficile?

Già, perché non sto parlando della difficoltà di trovare persone da intervistare, o delle 100.000 parole da scrivere, e nemmeno della necessità di essere “originale”… Parlo semplicemente della difficoltà di arrivare a fine giornata e a fine settimana senza uscire di testa. Se non ci siete mai passati probabilmente vi è difficile crederci, ma provate a immaginare questo. Vi trovate in una città che non è vostra, dove non avete famiglia, e gli amici sono pochi e sempre occupati a lavorare per mantenersi in questa città così cara. Siete come in una bolla, solo voi e il vostro compagno. Sono le 7.30 di lunedì mattina e lui esce per andare al lavoro. Per passare ore tra colleghi e pranzi in centro. Siccome è lunedì dopo il lavoro andrà ad allenarsi, perciò fino alle 22 non rientrerà. Cena veloce per lui, un po’ di TV e poi a nanna.

E tu nel frattempo cosa hai fatto? Ti sei alzata poco dopo che lui è uscito. Colazione, doccia, controllo email e social vari. E poi vai anche tu al lavoro. Solo che il tuo ufficio è la camera degli ospiti (e già è un passo avanti da quando era il tuo tavolo da pranzo!). Ti siedi davanti al computer, apri uno dei tuoi mille file di word e pensi. Pensi per ore. Ogni tanto leggi qualcosa, ogni tanto scrivi qualcos’altro. Pranzi da sola, guardando qualcosa alla TV, giusto per farti un po di compagnia. Nel pomeriggio pensi e ripensi. Non un rumore interrompe la tua quiete, così che puoi quasi davvero sentire il tuo cervello lavorare. Il silenzio delle tue giornate vuote è così assordante, che a volte a fine giornata ti esplode la testa con tutte le parole non dette. E se lui va ad allenarsi, ceni pure da sola, in una replica del pranzo, e la solitudine continua praticamente fino all’ora di andare a dormire.

pixabay.com
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Il giorno dopo vi alzate ed è tutto esattamente uguale. La stessa giornata over and over.

Ora immaginatevi uno, due, tre, magari quattro anni di questa vita. Ora capite perché dico che il dottorato è mentalmente difficile? È isolante, è alienante, è innaturale. Non credo che nessuno sceglierebbe di passare così tanto tempo da sola ad ascoltarsi pensare.

Questa è la mia esperienza di quasi 2 anni da ricercatrice alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Sydney. Per fortuna non per tutti i dottorandi questa fase della vita è così negativa. Purtroppo per me lo è. Durante l’ultima lezione del corso il professore ci ha chiesto di pensare a un motto che ci guidi da qui fino alla consegna della tesi. Io ho scelto l’inglese ‘eyes on the prey’ (variante dell’originale eyes on the prize).

La fine di questa dannata tortura e il conseguimento del dottorato sono la mia preda…. E prima o poi la raggiungerò e allora sarà festa grande!

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ps: da quando abbiamo adottato Bailey le mie giornate per fortuna non sono più così solitarie, e certo di uscire per fare sport un paio di sere la settimana…

pps: ovviamente nessuno mi obbliga a lavorare da casa. Potrei andare in università, dove però non ho uno spazio adeguato per lavorare. Potrei andare in biblioteca, ma c’è di solito molto casino e mi distraggo. Potrei andare ovunque: al mare, al parco, in piscina… Ma sarei comunque da sola.

32 thoughts on “Il silenzio assordante delle mie giornate

  1. Io ho risolto il problema con degli amici immaginari. Ne ho un po’ e mi fanno sempre ottima compagnia. Scherzi a parte, capisco benissimo come ti senti perche’ e’ lo stesso per me (con il fatto che spesso manco ho morosi in giro). Pero’ prima lavoravo in un ufficio con una collega molto stupida e molto noiosa che mi parlava senza sosta per otto ore e puzzava. Messa cosi’, io da sola mi faccio una compagnia molto migliore..

    1. Sicuramente il vantaggio di non avere capi str*nzi o colleghe antipatiche c’è…. Amici immaginari, eh? Non ci avevo pensato! Io ho risolto prendendo un gatto! hihihi

  2. Stessa situazione. Stesse riflessioni. Stessa vita……ma in patria. La lontananza, nel tuo caso, rende tutto ancora più logorante. Non ho la soluzione, io la sto ancora cercando…..ti farò sapere. Baci.

    1. Ciao Mary! Mi consola sapere che non è un problema solo di qui allora…. Quello che farebbe la differenza per me sarebbe avere uno spazio comune ADEGUATO dove poter lavorare e sentirmi meno sola! La tua università prevede qualcosa del genere?

  3. Io ho vissuto questa sensazione molte volte da neo-mamma. Sembra surreale (e nessuno lo capisce molto), ma quando sei h24 con la tua splendida figlia in un mondo di tetta, cacca, urla, nanna ed I tuoi orari/bisogni non coincidono più con nessun altro è dura! Poi passa il primo anno, conosci altre mamme e tutto migliora. Da libero professionista ho poi ricominciato a lavorare da casa ma era da matti…ora sogno un bello studio di architettura downunder! 😉

    1. Immagino che una neo-mamma, soprattutto se expat, provi un senso di isolamento simile! Per fortuna poi però i bambini sono un’ottima scusa e metodo per incontrare altre persone… Nel mio caso le opportunità non sono così tante… Ma si fa quel che si può! Dai, ti auguro di riuscire a coronare il tuo sogno quaggiù! Baci

  4. Io lavoro molto bene in solitudine, ma per ovviare a questo genere di momenti di disagio vado a lavorare bella biblioteca di un centro di ricerca vicino alla British Library dove mi sono fatta un sacco di amici. Immagina il tempo passato in cucina a bere caffè…
    oppure workshop, conferenze, lecture! Non so però se sia una situazione tipica delle Humanities e/o di Londra. Intanto un abbraccio!

    1. anche io inizialmente andavo in biblioteca, ma non riuscivo a farmi nessun amico, dato che gli studenti cambiavano spesso e ognuno e’ sempre preso dai suoi studi. non c’era nessuno scambio! ma la mia era una biblioteca grande! dovrei trovarne una piu’ piccola, ma purtroppo o sono troppo caotiche, o sono deserte!

  5. A me è sempre piaciuto avere del tempo per me e stare da sola, anche durante la vita “precedente” in laboratorio… Da quando sono qui però questa solitudine forzata “pesa”. Mi è molto piaciuto l’ossimoro silenzio assordante. Forza e coraggio

    1. Anche a me piace prendermi del tempo per me, non mi dispiace stare un po’ da sola, farmi una passeggiata, ecc. Ma la differenza e’ che adesso le mie giornate sono davvero completamente (a parte Bailey) solitarie, e questo alla lunga pesa davvero. Pensa che all’inizio andavo dal ferramenta all’angolo solo per scambiare due chiacchere con qualcuno!!!!!

  6. Mi hai fatto tenerezza ma anche tanta stima ! Ho sentito la tua forza, il tuo impegno . Io all’università me ne andavo in biblioteca, meglio istituto giuridico . Riuscivo a isolarmi ma a guadagnarmi pranzi e pausa caffè in compagnia . Tranne proprio le ultime settimane . Ma io sono un animale sociale . Vivevo in una città non mia… E in una casa da studente bruttina! Anche io come Eva ti auguro di realizzare tutti i tuoi sogni dopo qs gran fatica !!! Kiss

    1. Anche io sono sociale e, pur ritagliandomi i miei spazi di solitudine, ho bisogno di compagnia. Per questo inizialmente andavo sempre in biblioteca, giusto per VEDERE altre persone e sentirle parlare… ma alla fine era controproducente perchè mi distraevo troppo, quindi ci ho rinunciato! Speriamo solo che ne valga la pena!!!! xx

  7. ..magari ci hai già pensato..ma perché non optare per il co-working?.. dovresti investire un pochino ma forse ti potrebbe aiutare a vivere delle giornate più piacevoli..!

  8. Conosco bene una giovane che ha vissuto un’esperienza simile (lei telelavoro, lui lavoro fuori, entrambi all’estero lontano) per due anni e mezzo, in una città bellissima abitata da persone gentilissime ma molto riservate…cosa ti suggerisco, sulla base di quell’esperienza? Va’ in palestra, segui corsi di lingua, di disegno o di qualunque altra cosa anche se non ti piace, datti un orario di lavoro poi vai fuori, mi raccomando, e comincia subito, prima che per inedia tu perda la forza di reagire.
    Scusa la brutalità delle mie parole ma quella ragazza è andata altrove, con corsi vari è riuscita a farsi delle amiche che frequenta dopo un orario di lavoro che si auto-impone, è sempre all’estero ancor più lontano, ha sempre il telelavoro e lui che lavora fuori ma è rinata

    1. Apprezzo molto i consigli Mila, perchè sono legittimi. Infatti sto seguendo un corso di zumba e poi vado a nuotare, con la speranza di conoscere un po’ di gente!

  9. Eccomi. Anche se il mio silenzio dura qualche ora in meno, ma si’, provo esattamente la stessa cosa, e ricordo perfettamente l’estraniamento di quando sono arrivata, e’ stato esattamente cosi’ per undici mesi. Infatti bloggavo tantissimo 🙂

  10. Anche a me succede ogni tanto e succedeva soprattutto l’anno scorso appena arrivata qua. Io, una città che non conoscevo e un sacco di silenzio in casa dopo anni di vita universitaria… che palle! Dai che alla fine ce la farai anche tu, poi ho letto il nuovo post e vedo che hai trovato tanti aspetti positivi di questo dottorato.

    1. Diciamo che è un tipo di vita molto difficile, ma è comunque temporaneo, e adesso che ho più amiche e più hobbies, riesco comunque a non sentirmi così isolata!

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