Omertà e silenzio? No grazie, non fa per me

Vengo da un paese dove fatta la legge, trovato l’inganno; dove se rispetti le regole sei uno sfigato, mentre se le infrangi o le raggiri sei uno furbo. Italia: un paese dove se parli troppo ti trovi con la casa o il negozio bruciato, e se denunci ti trovano in qualche campo con una pallottola in testa. Paese dove, almeno in alcune regioni, si applica la regola delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.

Vivo in un paese di diritto, dove le leggi esistono e vengono rispettate; dove se infrangi le regole, non solo vieni beccato, ma vieni anche punito. Australia: un paese dove esistono appositi tribunali – gratuiti – a cui ci si può rivolgere se si viene trattati male o ingiustamente dal proprio padrone di casa o dal datore di lavoro. Paese dove nel 2012/2013, su 1.944 casi di evasione fiscale, 1.691 sono stati arrestati e/o multati.

E che succede se i due mondi si incontrano? Se un italiano nato e cresciuto in Italia, che ha conosciuto l’arte della fregatura, del raggiro e della frode, d’improvviso si trova a vivere in un paese che certe cose non le perdona, che non è così disposto a chiudere un occhio, ad accettare una mazzetta e a voltare la schiena. Che succede? Succede che questi italiani di prima, seconda o terza generazione, riescono a fare fortuna qui in Australia, raggirando la legge, evadendo i controlli e soprattutto approfittando dei tanti giovani italiani in cerca di lavoro, che non sanno niente sulle leggi australiane.

Come avevo già raccontato in questo post riguardo alla mia precedente avventura con gli “imprenditori” italiani in Australia, qui esistono i salari minimi, divisi per professione. Per legge un datore di lavoro non può pagare un lavoratore meno di quanto previsto dal proprio “award”. Punto e basta. Non ci sono scappatoie, non ci sono interpretazioni. Si tratta di un numero. Da rispettare. Semplice, no? A quanto pare no. A quanto pare per qualche (purtroppo tanti) datore di lavoro questo numero non è un obbligo, ma un solo consiglio. E così invece di pagare una barista o cameriera $21.86 l’ora, la pagano $17 (o anche molto meno in altri casi). Alcuni lo fanno totalmente in nero, con soldi in una busta e nessuna ricevuta, altri lo fanno (stupidamente?) “in regola”, con tanto di buste paghe e detrazioni di tasse.

E i lavoratori come reagiscono? Dipende. Questo genere di “imprenditore” agisce solitamente nel mondo della ristorazione, un’area che attrae soprattutto i giovani, e ultimamente soprattutto i giovani stranieri appena arrivati in Australia. Praticamente persone vulnerabili, ignoranti sulle leggi del mondo del lavoro e senza esperienza precedente in Australia. Persone che non hanno termini di paragone, che non hanno conoscenza del sistema legale australiano né dei propri diritti. Persone che non possono difendersi e hanno bisogno di lavorare. Persone, essenzialmente, disposte ad accettare di tutto. E questo è quello che fa la fortuna di questi delinquenti. Nessuno chiede niente, nessuno si lamenta, loro si mettono i soldi in tasca e stanno zitti, e lui intanto fa fortuna.

Ogni tanto però gli va male. Ogni tanto assumono una ragazza italiana, senza troppa esperienza alle spalle, pensando sia l’ennesima straniera ignorante e passiva, che accetti tutto senza battere ciglio. E si sbagliano di grosso. Perché io non sono quella persona. Io sono la persona che lotta per i propri diritti, che si lamenta se c’è un problema, e che ha il coraggio di far sentire la propria voce quando le cose non vanno come dovrebbero.

Purtroppo tutto questo ha un costo. Richiede coraggio, razionalità, costanza e impegno. E’ molto più semplice accettare la situazione, prendere quello che ti viene dato e non lamentarsi. Ma come fai poi a guardarti allo specchio? Come fai a stare in pace con te stessa sapendo che sei stata complice di un’impresa criminale? Io non ce la faccio. Io do il 100% al lavoro, faccio il mio dovere e anche di più, e mi aspetto che il mio datore di lavoro faccia altrettanto. Mi aspetto che almeno mi paghi quanto mi deve per legge. Purtroppo questo non è successo, ho avuto il coraggio di far sentire la mia voce e far valere i miei diritti, e questa volta il risultato sono state ripicche, aggressività e minacce in puro stile mafioso. Quello che posso dire, è che chi la fa l’aspetti. La ruota gira e prima o poi arriverà anche il tuo turno.

Gli immigrati, non australiani, devono adattarsi. Prendere o lasciare! Se non siete felici qui, allora andatevene. Non vi abbiamo costretti a venire qui, ma siete voi ad averlo chiesto. Avete voi domandato di venire in questo paese. Quindi accettate il paese che avete scelto o tornate nel vostro. (Ministro per l’Immigrazione Chris Evans)

5 thoughts on “Omertà e silenzio? No grazie, non fa per me

  1. Vergonoso. Io so di tanto ragazzi che accettano do raccogliere la frutta sotto il minimo legale perché “mi servono giorni per rinnovare il visto” “non posso permettermi di fare lo schizzinoso” “ho bisogno di soldi e ho trovato solo questo”. Tutto questo ovviamente danneggia noi, backpackers, che vogliamo invece lavorare legalmente e finché ci sarà questa gente saremo costretti anche noi a “non fare gli schizzonosi”. Così è, sembra proprio di essere ancora in Italia.

    1. purtroppo è un circolo vizioso. qui come in Italia, quando tanti lavoratori sono disposti ad accettare condizioni scandalose pur di lavorare, tanti datori di lavoro si adeguono ed offrono lavoro solo a quelle condizioni!

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