Film del weekend

Questo weekend l’Avvocato ed io ci siamo dati al cinema. Nell’ultima settimana mi ha obbligata a guardare tutta la saga di Star Wars (mi manca ancora l’ultimo), che ha avuto un costante effetto soporifero su di me, e così questo weekend ho deciso io cosa vedere.

Il primo film è stato “THE RAILWAY MAN” con Colin Firth e Nicole Kidman. Il film è il riadattamento cinematografico dell’autobiografia The Railway Man di Eric Lomax, ed è quindi basato su una storia vera. Dettaglio che rende la storia veramente incredibile. Non è un film leggero, è molto grafico e tocca temi davvero profondi, perciò se cercate una pellicola leggera non andate a vedere questo film. Non voglio rivelarvi troppi dettagli sul film, perciò ho deciso di raccontarvi qualcosa sul momento storico in cui è ambientato il film, una faccenda di cui la maggior parte di noi italiani (inclusa me) non siamo per niente a conoscenza. Durante la seconda guerra mondiale le truppe britanniche (e australiane) erano stazionate a Singapore, dove cercavano di arginare l’avanzata giapponese. Purtroppo gli alleati non sono riusciti nell’intento e hanno dovuto arrendersi ai giapponesi, che li hanno catturati e mandati in campi per prigionieri di guerra in Tailandia e Burma, invasa nel 1942.

Per mantenere il controllo di questo paese, il Giappone doveva mandare rifornimenti via mare, in un’area di oceano vulnerabile agli attacchi dei sottomarini alleati. E così i giapponesi cercarono una via alternativa e decisero di costruire la linea ferroviaria che gli inglesi, all’inizio del 19° secolo avevano considerato troppo difficile da costruire. Nel giugno 1942 i giapponesi iniziarono i lavori, grazie al lavoro forzato di 180.000 asiatici e 60.000 prigionieri alleati. La ferrovia avrebbe attraversato montagne, fiumi e giungle, per un totale di 415 chilometri. Le condizioni lavorative per l’intera durata del progetto erano semplicamente disumane, e così, quando la ferrovia venne completata il 17 ottobre 1943, circa 90.000 asiatici e 12.399 alleati (tra cui 3.585 inglesi e 1.362 australiani) avevano perso la vita, dando il soprannome di “Ferrovia della morte” alla tratta.

Il secondo film che abbiamo visto è “SAVING MR BANKS” con Tom Hanks. Ambientata nel 1964, la pellicola narra la storia vera di come Walt Disney ottenne i diritti di sfruttamento del romanzo Mary Poppins della scrittrice australiana Pamela Lyndon Travers, dopo quattordici anni di continue e pressanti richieste, e di come poi venne sviluppato il film, nato dalla stretta collaborazione tra la scrittrice e gli autori della Disney. Sicuramente un film molto più leggero, adatto a tutta la famiglia, anche se tocca alcuni temi delicati come l’alcolismo e la povertà. Centrale nel film, ma anche nella realizzazione di Mary Poppins, è il rapporto tra la scrittrice e il padre durante la sua infanzia. Come tutti, anche io ho visto Mary Poppins da bambina, ma mai avrei immaginato che dietro quel film ci fosse un libro dai forti toni autobiografici. Nata in Australia nel 1899, Pamela era la figlia di un impiegato di banca di poco successo, con il vizio dell’alcool. A seguito della morte del padre per influenza nel 1907 la famiglia ha ricevuto l’aiuto di una zia austera ma efficace, che sicuramente è stata di inspirazione per il personaggio di Mary Poppins. Una curiosità: la scrittrice Pamela ha vissuto nel mio quartiere durante la prima guerra mondiale, in un collegio che ancora esiste ed è ancora funzionante!

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