I bambini in Africa….

Perdonate questa mia riflessione estemporanea, ma penso sia qualcosa su cui riflettere…
Per la mia ricerca sui bambini soldato devo logicamente leggere molto. Purtroppo il fenomeno dei bambini soldato è prevalentemente concentrato in Africa (ma non solo!) e quindi molto del materiale che leggo è relativo a questo continente.  

L’altro giorno, mentre leggevo l’autobiografia di Mariatu Kamara (The Bite of the Mango, tradotto in italiano con il titolo Quali mani asciugheranno le mie lacrime), a cui alcuni bambini soldato tagliarono entrambe le mani con un machete quando aveva solo 12 anni, ho avuto un’epifania. I bambini in Africa sono felici! Prima che la guerra devasti i loro villaggi, li costringa a scappare attraverso deserti e foreste e vivere per anni in campi per rifugiati dove muoiono come mosche, i bambini africani sono tra i più felici al mondo!
E’ difficile per noi occidentali pensare che si possa essere felici a vivere in condizioni che noi consideriamo primitive. Questi bambini vivono in una casa di fango e paglia; fin da piccoli sono costretti ad aiutare le madri con le faccende di casa e i padri nei campi; devono camminare a volte per ore per trovare acqua fresca, e tutto quello che mangiano viene dalla terra che coltivano e dagli animali che allevano; gli unici giochi che hanno sono quelli che riescono a costruirsi con le proprie mani; e andare a scuola è considerato il regalo più grande che un genitore possa fare, non un obbligo. Eppure questi bambini sono felici. 
La vita in villaggio è tutto quello che questi bambini conoscono. Loro non sanno come viviamo in occidente, non sanno come sono privilegiati i nostri bambini e non sanno con quanta pietà li guardiamo. Il fatto è che noi occidentiali abbiamo la presunzione che tutti vogliono essere come noi. Ma non è così. Loro sono perfettamente felici come sono. E quando la guerra distrugge la loro normalità, tutto quello che vogliono è tornare ad arare i campi e pascolare le mucche. E’ la loro vita, la loro felicità. E’ solo quando questi bambini e ragazzi emigrano all’estero (spesso aiutati da organizzazioni umanitarie che danno loro la possibilità di iniziare una nuova vita in occidente) che scoprono tutto quello che noi abbiamo e che diamo per scontato loro vogliano. 
Ed è solo allora che si adattano, adottano lo stile di vita occidentale e diventano dipendenti da tecnologia e confort. E non c’è più modo per tornare indietro, perchè nel momento in cui scoprono che il mondo è andato avanti, è impossibile accettare le condizioni di vita in cui sono cresciuti.  
Ma quei bambini ormai cresciuti non proveranno mai più quella felicità di quanto erano bambini e giocavano nel fango sotto il sole africano…


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