Viaggio nel paese del Sol Levante – Aomori e Towada

Avere amici con provenienze e culture diverse significa anche viaggiare per 2 giorni per partecipare al loro matrimonio. Infatti, due amici delle superiori dell’Avvocato hanno deciso di convolare a nozze ad Aomori, in Giappone, città di origine della sposa, nello stesso giorno e posto in cui si sono sposati i suoi nonni anni fa. E noi chiaramente siamo qui per festeggiare con loro questo giorno così speciale!

I nostri amici hanno deciso di seguire una cerimonia giapponese tradizionale. In materia di matrimoni tradizionali, le usanze giapponesi sono tra le più variopinte. Per una sposa che voglia rimanere fedele alle tradizioni, l’ammontare di dettagli da seguire è in qualche modo disarmante, ma il risultato finale è sicuramente magnifico! Sia la sposa che lo sposo indossano i tradizionali kimono da cerimonia e, secondo una tradizione che data dal  14° secolo, si cambiano ben quattro volte. Ciò sta a simboleggiare la propensione della sposa a ripetere la quotidianità.

Lei indossa lo shiro-muku, un capo bianco simboleggiante la purezza, da indossare sotto al kimono indossato all’inizio della cerimonia. Il sotto-kimono bianco è coperto dall’uchikake, un kimono in genere di colore rosso ampiamente decorato e ricamato in filo d’oro, con fantasie rappresentanti motivi floreali, gru e natura, tutti simboli di buon auspicio e salute. La parrucca della sposa viene coperta da un velo a forma di cappuccio, lo tsunokakushi, che significa “corna di demone”: segni di gelosia della sposa che, nascondendoli, concede la sua sottomissione allo sposo, portando a compimento il suo ruolo di moglie con pazienza e serenità. Il viso è coperto di polvere bianca, gli occhi delineati di nero e la bocca dipinta di rosso acceso. Lo sposo indossa l’hakama, indumento in genere nero che va a coprire il kimono, con un taglio in mezzo alle gambe: era in origine infatti usato dai samurai a cavallo.

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Le cerimonie Shinto tradizionali sono solitamente celebrate nei templil. La cerimoni inizia con la purificazione, la sposa e lo sposo si scambiano per tre volte una tazza di sake, secondo il rito del san-san-kudo, che va a simboleggiare non solo l’unione tra i due, ma anche tra le due famiglie. In conclusione della cerimonia, tre piccoli bastoncini sono offerti al dio Kamisana, come simbolica offerta. Non posso dire di aver capito molto altro della cerimonia, essendo tutto in giapponese…

Dopo il pranzo, siamo stati tutti caricati su due pullman, destinazione Oirase Keiryu Hotel Resort a Towada, a circa 2 ore da Aomori. Questo mega hotel aveva aperto fuori stagione solo per noi e siamo davvero stati trattati con i guanti. Tutto lo staff era estremamente gentili, ma d’altronde questo è un tratto comune a tutti i giapponesi. Abbiamo alloggiato tutti in camere tradizionali, che devo dire, dopo averci fatto l’abitudine, sono piuttosto comode. La prima sera c’è stato il ricevimento, che è stato semplicemente sublime: un buffet infinito di piatti tipici giapponesi, più un tavolo di cuochi pronti a cucinare al momento zuppe, tempura, o verdure alla griglia. Anche i dolci erano fantastici, con una fontana di cioccolata che l’ha fatta da padrone. Inutile dire che tra il mangiare e il bere, nessuno riusciva più a muoversi a fine serata! Ma non è finita qui, perchè dal ristorante ci siamo spostati nella sala karaoke, dove hanno continuato a servire cibo e bibite per ore. Siccome l’Avvocato e tutti i suoi amici hanno frequentato una scuola superiore di musica, sono veramente bravi a cantare e hanno dato grande spettacolo!

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Il giorno dopo abbiamo fatto un tour in pullman della valle del fiume Oraise, che sfocia nel lago Towada dopo una serie di cascate e laghetti. Secondo i piani degli sposi, saremmo dovuti essere a metà primavera, nel clou dei ciliegi in fiore, etc. Peccato che non abbia smesso di nevicare un attimo da quando siamo arrivati ad Aomori. A Towada c’erano metri di neve ovunque, il che ha reso la navigazione del lago non proprio entusiasmante, dato che non si vedeva niente! Ma nel pomeriggio siamo andati sul Monte Towada, a un onsen di acque termali. Peccato che l’acqua, che sgorga direttamente dal sottosuolo, fosse talmente bollente che non siamo riusciti a stare dentro per più di 10 minuti di seguito. La cosa da sapere è che negli onsen si va nudi. I giapponesi considerano importante la “comunione in nudità” poiché capace di abbattere le barriere e far conoscere nuove persone nell’atmosfera rilassata e familiare dell’onsen. Peccato che non tutti siano a loro agio a stare nudi nella stessa vasca con perfetti sconosciuti o persone con cui si è cresciuti… Per fortuna io non ero una di quelle… anni e anni di pallavolo, spogliatoi e docce in comune mi hanno insegnato a essere a mio agio con altre ragazze.

Per l’ultima sera in Towada abbiamo avuto un’altra fantastica cena, seguita dal tipico karaoke. E devo dire che ho ceduto alla tentazione (e alle pressioni degli altri) e ho cantato anche io. Una performance memorabile di “Like a virgin” di Madonna…. seguita da un ultimo bagno nell’onsen dell’hotel e una notte di sonno profondo.

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La mattina dopo abbiamo lasciato il resort con rammarico, e, accompagnati finalmente dal sole, siamo tornati tutti ad Aomori, da dove ci siamo separati, ognuno con destinazioni diverse per i prossimi giorni. Io e l’Avvocato ci siamo diretti a sud, direzione Tokyo!

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