Viaggio mamma figlia… Barcellona!

Quale migliore destinazione di Barcellona per passare qualche giorno da sola con la mamma e scappare alla neve e al freddo di Milano? Sabato pomeriggio abbiamo lasciato Malpensa sotto la neve, direzione Spagna. Era la prima volta che visitavamo quel paese e non vedevamo l’ora di scoprirlo! Dopo un’ora di volo siamo atterrate a Barcellona, purtroppo sotto la pioggia! Con l’aerobus in 20 minuti siamo arrivate in centro, a Plaça Catalunya, a 5 minuti a piedi dal nostro hotel. Abbiamo percorso l’affollatissima Av. Portal de l’Angel, cuore dello shopping di Barcellona, fino al NH Barcellona Centro, dove abbiamo alloggiato. Data la pioggia, l’ora e il buio, quella sera abbiamo fatto solo un rapido giro per il quartiere, soprattutto alla ricerca di un posto dove cenare (avevo chiesto al portiere dell’hotel il nome di un buon ristorante, ma lui mi ha guardato shoccata data l’ora – loro alle 7 di sera fanno la merenda!). Purtroppo non abbiamo trovato altro che un baretto, dove abbiamo mangiato una paella sicuramente confezionata e surgelata, ma almeno la mamma è stata contenta!

 Domenica per fortuna la pioggia è andata a disturbare da un’altra parte e ne abbiamo approfittato per esplorare il Barri Gòtic, il nostro quartiere. Questa zona è un fitto intrico di strade e di piazze su cui affacciano i palazzi e le chiese che incarnano gran parte della storia medievale della città. Tra le attrazioni di maggior interesse, sicuramente consiglio la Catedral, una delle più alte espressioni del gotico catalano; sorge sul punto più alto della Città Vecchia, il Mons Taber (ben 12 metri di altitudine), sito già sacro in epoca romana, occupato nel IV secolo da una basilica distrutta dagli arabi nel sacco del 985 e sostituita dalla cattedrale romanica (1058) dedicata a Santa Eulalia (martirizzata a Barcellona nel 304 e co-patrona della città). Piccola curiosità: fate un salto nel chiostro, a destra della cattedrale e verrete accolti da un gran numero di oche romane, che fin dal periodo medievale danno la sveglia ai residenti della chiesa. Un altro angolo del quartiere che sicuramente merita è la Plaça del Rei, centro nevralgico del potere civile nella Barcellona  medievale e uno dei luoghi più suggestivi della città, nel quale romanico, gotico ed elementi decorativi di ambito rinascimentale di fondano. Merita inoltre una menzione l’Ajuntament – il municipio. Situato in una zona dove, fin dalla fondazione della città alla fine del primo secolo A.C., i primi barcellonesi discutevano questioni municipali in latino; si dovette aspettare poi fino al 14° secolo prima che i consiglieri scelsero nuovamente questo luogo per costruire una casa per i loro incontri e per decidere in catalano e  completa autonomia, il futuro della città. Dal Medioevo a oggi, questa istituzione ha subito cambiamenti e modifiche che hanno colpito la città e i suoi cittadini. Cambiamenti che si sono riflettuti sullo stesso palazzo. Per questo motivo la “Casa de la Ciutat” è diventata un breve riassunto della storia di Barcellona e un museo che presenta lavori di artisti di varie epoche. Nel weekend si possono fare visite guidate gratuite per questo bellissimo palazzo.
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Complice il sole, lasciato il Barri Gòtic, ci siamo dirette verso la Ribera (area compresa tra la via Laietana e l’ottocentesco mercato in ferro del Born), tra i quartieri più caratteristici della città. Questa zona è infatti un insieme davvero unico di antiche costruzioni, molte delle quali ospitano oggi importanti musei. Specialmente nella parte verso il mare, il quartiere ha recentemente cambiato volto, almeno in parte, in seguito alle profonde ristrutturazioni che hanno tentato di farne una zona semi-lussuosa. Ma, forse paradossalmente, è proprio la sopravvivenza di numerose botteghe artigiane l’elemento maggiormente degno di nota del quartiere, anche perchè costituisce un carattere davvero distintivo rispetto ad altre zone della città storica, che nel corso degli ultimi decenni hanno in gran parte perduto la propria anima popolare. Attrazioni particolarmente interessanti di questo quartiere sono Santa Maria del Mar (splendida chiesa gotica), il Museo di Picasso (dove però non sono entrata), il Palau de la Musica Catalana (patrimonio dell’UNESCO) e il mio preferito, il Parc de la Ciutadella. Questo vastissimo giardino pubblico, costruito a partire dal 1873 sul luogo un tempo occupato dalla Cittadella militare del presidio castigliano, è stato scelto nel 1888 per l’allestimento dell’Esposizione Universale, per cui è stato anche costruito l’Arc de Triomf, raggiungibile dal parco attraverso il Passage Lluis Companys. Il Parc de la Ciutadella ospita oggi un Museu de Zoologia, Museu de Geologia e un Parc Zoologic. Ma l’elemento più interessante di questo grande parco è sicuramente la maestosa cascata artificiale realizzata da Josep Fontsere con la collaborazione del giovanissimo Gaudì.

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Da lì abbiamo attraversato il quartiere Barceloneta fino al porto, dirette verso l’acquario, tra i maggiori d’Europa. Bellissima la vista del Palau de Mar (Museu d’historia de Catalunya) dall’altro lato del Port Vell. Per quanto riguarda l’acquario, sicuramente può essere una bella tappa per una famiglia con bambini o in una giornata di brutto tempo. Molto belli i vari ambienti marini, impressionante gli 80 metri di galleria dedicata all’oceano con squali, razze e pesci vari, e divertente lo spazio con i pinguini, ma probabilmente non vale i 20€ del biglietto, a meno che non abbiate soldi e tempo da buttare via. Il Maremagnum è unito alla Plaça del Portal de la Pau da un camminamento in legno e cemento affacciato sul mare, con panchine per sedersi e una passatoia. E’ la cosiddetta Rambla del mar, che gli urbanisti hanno immaginato come il proseguimento delle ramblas classiche.
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E per raggiungere il nostro hotel abbiamo appunto percorso tutta la Rambla, che collega Plaça de Catalunya al porto, ed è forse il più famoso simbolo di Barcellona. Nel Medioevo era il letto di un torrente che lambiva le mura occidentali della città; nei secoli successivi vi sorsero  edifici religiosi e pubblici, poi, con l’abbattimento delle fortificazioni, si trasformò in area residenziale. Palcoscenico di Barcellona, era il luogo dove ammirare o farsi ammirare. Poi, fino a un ventennio fa, la Rambla è stata uno dei simboli della Barcellona più autentica ma anche malfamata, regno di piccoli malviventi e prostitute. Oggi, nel suo complesso, questa strada ha riscoperto l’antica vocazione teatrale, attirando un’umanità eterogenea dedita alle attività più varie, dal commercio all’esibizione di sè, dalla riflessione solitaria alle discussioni di massa, al semplice passeggiare. Tappa obbligata durante questa passeggiata è il Mercat de la Boqueria, un frequentatissimo mercato di prodotti alimentari di prima scelta, soprattutto di pesce e frutta. In questi banchi vendono curate porzioni monodose e gustosi frullati, ideali soprattutto in una giornata calda.
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Lunedì è stato dedicato ai siti di Gaudì. Da Plaça Catalunya abbiamo percorso tutto il Passage de Gracia, dove sorgono la Casa Battlò e la Casa Milà (più nota come La Pedrera). Dovendo scegliere quale delle due visitare (visto che l’ingresso è €20 l’una, mi sembrava un pò eccessivo vederle entrambe), abbiamo optato per la prima, Casa Batllò. Dichiarata nel 2005 patrimonio dell’UNESCo, più che una casa è una leggenda artistica. La facciata modernista nasconde un intero mondo di sorprese artistiche e architetturali. Casa Batllò è un punto di riferimento del Modernismo, e porta davvero al cuore del talento e pensiero di Gaudì. Questa casa privata, commissionata dall’industriale Batllò a Gaudì nel 1905, lascia letteralmente senza fiato. Spettacolare la facciata anteriore, gradevole quella posteriore. L’interno non è da meno: non esiste una sola linea retta in tutta la casa! E’ possibile visitare l’appartamento del piano nobile studiato in ogni dettaglio, dai camini alle maniglie. Si arriva poi alla soffitta, realizzata ad archi catenari, e alla terrazza sul tetto. Qui gli immancabili comignoli e una torretta che termina in una croce. Sebbene sia un’attrazione costosa, vale decisamente la pena visitare questo capolavoro! Dopo aver visto La Pedrera solo da fuori, abbiamo proseguito fino alla Sagrada Familia, opera incompiuta di Gaudì, che ci ha lavorato  dal 1883 fino alla sua morte nel 1926 (gli ultimi 9 anni vi lavorò gratuitamente). Oggi la chiesa è in fase di completamento, con una facciata nuova che si contrappone a quella originaria eseguita da Gaudì. La complessa simbologia, l’alto numero di statue e statuine è sicuramente degno di nota, ma non mi ha colpito quanto avrei immagino, forse anche per la mancanza di una piazza o di un posto di osservazione dove non ci debba preoccupare di essere investiti.
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A quel punto abbiamo deciso di salire sul Monjuic per godere della vista sulla città al tramonto. Sul monte (212 metri), in occasione delle Olimpiadi del 1992, è stato costruito un vasto complesso sportivo, che rimane tuttora. Su questo colle si accede attraverso delle teleferiche (per quella che porta alle pendici del monte si usa il biglietto della metropolitana, mentre per le altre occorre un biglietto a parte, piuttosto caro), oppure a piedi. Vari musei, palazzi e perfino un castello sorgono sulle pendici della collina, ma non abbiamo avuto modo di visitarli. Ci siamo “accontentati” di trovare un belvedere da cui abbracciare tutta la città e il mare con la luce magica del tramonto.
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Per il nostro ultimo giorno in Spagna abbiamo deciso di fare una gita fuori porta a Sitges, una piccola località balneare a mezz’ora di treno da Barcellona. Centro di villeggiatura chic per famiglie e particolarmente apprezzato dai gay, Sitges ospita anche importanti monumenti: la Bodegas Güell, progettata da Antoni Gaudì insieme a Francesc Berenguer, il complesso di edifici conosciuto come Maricel, la Cau Ferrat (già casa del pittore Santiago Rusiñol), la Casa Pere Carreras i Robert (Josep Pujol i Brull) e numerosi altri edifici. Abbiamo passeggiato, pranzato e poi ripreso il treno per Barcellona, per vedere la nostra ultima attrazione, il Parc Guell. 

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Il Parc Guell è patrimonio dell’UNESCO dal 1984, ed è quanto resta di un ambizioso progetto di Gaudì mai realizzato: una città-giardino a lotti triangolari così progettata su livelli diversi e collegati da percorsi a serpentina, che avrebbe dovuto trasformarsi in zona residenziale. I lavori, iniziati nel 1910, furono interrotti nel 1914 per l’insoddisfazione del committente Eusebi Guell. Tuttavia, i risultati furono davvero spettacolari: le parti realizzati da Gaudì e la vegetazione spontanea del luogo entrano in una simbiosi perfetta e il parco, situato su una collina con una straordinaria vista sulla città, rimane la testimonianza della grande genialità dell’artista catalano. Abbiamo passeggiato per un sacco di tempo su e giù dalle stradine del parco, siamo rimaste ammaliate dalla terrazza e dalla bellissima fontana centrale con salamandra. Posso solo immaginare che paradiso sarebbe stato, se Gaudì l’avesse finito. 
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Sono stati 4 giorni meravigliosi, in una città davvero unica e che mi è entrata davvero dentro, perchè rappresenta, per molti aspetti, la mia città ideale. E sono davvero felice di aver fatto questo viaggetto con la mia mamma, prima di ripartire per l’Australia. 

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