Un lavoro per i figli

Sperando in un 2013 all’insegna della ripresa in Italia, in Europa e nel resto del mondo, riporto questa lettera a Oggi di qualche settimana fa.  
Tra le tante parole pronunciate durante la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra ce n’è una che avrei voluto sentire più spesso. È la parola lavoro. Giusto parlare di regole, di alleanze, di legge elettorale, di agenda Monti, di premiership… Ma mentre loro dibattevano, la disoccupazione è salita ancora, e siamo ormai vicini a quota 3 milioni. È record, purtroppo, così come è da primato negativo la percentuale di giovani a spasso: il 36,5% di quelli tra i 15 e i 24 anni. Più di uno su tre.

Credo che chiunque abbia superato la mezza età ricordi con precisione una cosa: e cioè che quando era ragazzo non provava nessun vero timore per il futuro. Diciamoci la verità: noi eravamo convinti che, in un modo o nell’altro, avremmo trovato un’occupazione e uno stipendio. Magari non proprio il mestiere sognato, forse con una busta paga inferiore alle aspettative, ma insomma, non avevamo dubbi sul fatto che avremmo sbarcato il lunario.

Quando ero piccolo volevo fare l’imbianchino, ero affascinato dal passaggio della pennellessa sulla parete. Poi immaginai di fare l’astronomo: con scarso senso delle proporzioni chiesi per Natale ai miei genitori il telescopio di Monte Palomat (all’epoca, nientemeno che l’osservatorio più grande del mondo) e ci rimasi male quando mi regalarono un telescopietto tascabile. All’epoca della conquista della Luna mi vedevo astronauta, ovviamente. Infine, raggiunta l’età della ragione, mi misi in testa di fare il giornalista ed eccomi qui.

Ma i miei figli? I nostri figli? Le infelici battute sui bamboccioni, ora ribattezzati choosy, schizzinosi, non fanno più ridere nessuno. Le pagine “trova lavoro” sui giornali sono drammaticamente diminuite, perché ci sono sempre meno aziende che cercano. E aumentano le famiglie, quelle che se lo possono permettere, che mandano i figli all’estero, mentre in tanti cominciano a pensare all’Australia, il nuovo Eldorado, come i nonni dei nostri nonni che si imbarcavano per il Sudamerica.

Tra Lucio Dalla e Luca Carboni, potremmo dire che ci vuole un fisico bestiale per rimanere qui e continuare a sperare. Solo che sperare non basta più. Spieghiamo ai nostri figli che studiare è importante, ma non osiamo dire loro che poi, con la laurea, ci potranno incartare il pesce. Le nostre pensioni sono, o saranno, da fame, e con quelle dovremmo pure mantenere loro? No, mi spiace, io non ho più voglia di chiacchere. Chiedo, anzi esigo, che Bersani & Renzi, Vendola, Casini, Berlusconi, Alfano, Grillo, Maroni o chiunque alle prossime elezioni voglia raccattare il mio voto mi dica una cosa semplice e chiara: io mi batterò non per te, ma per tuo figlio. Perché siano date a lui (a lei, a loro) le stesse opportunità che avevi tu. Non di più,cosa che non è pensabile, ma le stesse. Toc, toc: c’è qualcuno in grado di farlo?

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