Lettera ai ragazzi di domani

Cari ragazzi di domani,
scusateci. Scusateci se non vi abbiamo garantito un futuro migliore. Scusateci se vi abbiamo costretto ad andare a scuola per tutta una vita, ripetendovi che l’istruzione è importante e che vi avrebbe permesso di trovare un buon lavoro. Scusateci se non vi abbiamo detto che, anche con una, due o tre lauree, il massimo a cui potrete aspirare è servire il pane e pulire per terra. Scusateci se abbiamo permesso, legalmente e sotto gli occhi di tutti, che compagnie multimiliardarie vi impiegassero per lavorare a tempo pieno senza essere pagati una lira, o, nelle migliori delle ipotesi, con un rimborso spese ridicolo. Scusateci se non siamo stati in grado di assicurarvi un lavoro che vi permetta di andarvene di casa e trovare una vostra indipendenza prima dei 40 anni. Scusateci se vi abbiamo costretto le vostre famiglie, già alle strette, a doversi accollare il vostro mantenimento per tutta una vita. Scusateci se vi abbiamo tolto qualsiasi sicurezza per la pensione e la vecchiaia.
Vi sentirete ripetere ogni giorni che la meglio gioventù in Italia è scomparsa o, come colpevolmente si vuole far credere, persa in questa mia generazione, accusata di essere troppo spesso bambocciona ed incapace, povera di valori o di dedizione, priva di sogni e di speranze.
Non credeteci: la migliore gioventù italiana è viva e vegeta, si muove, lotta, ha fede e non si tira mai indietro, si mette anzi in gioco con tutta se stessa, rischiando ogni volta il proprio futuro e lo dico da giovane con grande orgoglio e spesso con qualche lacrima.
Io li vedo i miei coetanei, ragazzi di oggi con le facce e le mani pulite, gli occhi allegri e il cuore pieno di grandi speranze, scavare nel fango in Liguria, pulire le strade di una Napoli piena di immondizia, lottare nelle terre di Gomorra, non perdersi di coraggio di fronte al millesimo colloquio, all’ ennesimo concorso fatto male, continuare ad andare avanti nonostante quel raccomandato li sorpassi, nonostante l’incertezza di un futuro senza welfare, nonostante una gerontocrazia irresponsabile nei confronti dei suoi ragazzi, che rischiano di ereditare un Italia in macerie.
Nonostante tutto la meglio gioventù è tutta là, dove c’è bisogno: giovani di tutta Italia che arrivano ovunque sia necessario, dall’Abruzzo dei terremoti, all’inondazioni del Nord e del Sud, ai disastri ecologici, a quelli pubblici, per non fare mai mancare la speranza che un’Italia diversa è ancora possibile, perché tante e forti sono le mani che vorrebbero costruirla.
Questo nostro Paese ha avuto sempre una grande forza: giovani che in ogni tempo, al momento necessario, si sono presentanti a lavorare, per cambiare e migliorare gli aspetti di una società che non cresceva più nei valori morali, economici e sociali.
Vorrei gridare ai nostri padri che anche loro sono stati una bella generazione che ha sognato e lavorato per il bene di questa terra. Poi sono cambiati, gli anni gli hanno rubato lo spirito: ci guardassero una buona volta! Ritrovassero dentro di loro quella forza e sorridessero perché in Italia la bella gioventù è ancora viva e si è incarnata nei loro figli, facessero la cosa giusta adesso, non gli negassero il futuro!
Scusateci se non vi abbiamo lasciato il mondo che abbiamo trovato.
Noi, i nostri padri, i nostri nonni, e tutti quelli prima di loro abbiamo più consumato il presente che investito sul suo futuro. Abbiamo consumato la nostra terra, l’abbiamo violentata, ci siamo presi cura delle ‘nostre’ cose e non dei beni comuni (che sono la vera ricchezza, o meglio quelli che garantiscono anche la sopravvivenza dei beni privati), non abbiamo raccolto fino in fondo la sfida della modernità e della legalità, per rendere il nostro paese più attraente, più competitivo, capace di investire davvero sui capisaldi del suo futuro, che sono due: la salvaguardia dell’ambiente e la formazione delle giovani generazioni.
Ecco questi sono i due capitali su cui avremmo dovuto investire, per creare nuove opportunità di lavoro, ma li abbiamo sprecati entrambi: il territorio che viene lasciato nel degrado ed i giovani, di cui una parte se ne va in cerca di futuro fuori dell’Italia, qualcuno un futuro non lo cerca neppure, qualche altro si attrezza a cercare il benessere materiale con mezzi leciti o illeciti. Ecco perché sono preoccupata, per il vostro futuro e per quello dell’Italia, che non avrà futuro se non avrà costruito un futuro per voi. 
Ed ecco quello che volevo dirvi con questa lettera: siete voi il presente ed anche il futuro dell’Italia. Se lo prendete in mano ora forse non sarà troppo tardi. Fatevi sentire, coraggio.   Solo voi potete trovare le energie e le passioni che gli adulti non hanno più per dare una svolta al destino del nostro paese, affrontarne le criticità, valorizzare i vostri talenti ed i tesori della nostra comunità. Non aspettate che il futuro ve lo prepari qualcun’altro, non sarà quello che volete e non sarà migliore: da sempre il futuro migliore di una società è nelle mani della sua gioventù.
Noi ragazzi di oggi abbiamo fatto di tutto, ma abbiamo fallito. Stiamo ancora lottando per assicurarci il nostro futuro, ma le premesse non sono buone. Abbiamo ricevuto una società ricca e piena di promesse e ce la siamo lasciata scappare dalle mani. Scusateci. Non potete accusarci di non averci provato. Siamo una generazione ricca di sogni, ma ci hanno tarpato le ali.
Posso solo sperare che quando verrà il nostro e poi il vostro turno, non ripeteremo gli stessi errori dei nostri padri, che hanno permesso che una nazione bella e ricca di storia come l’Italia si riducesse a un paese per vecchi da cui i giovani scappano a gambe levate.

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