Notizie incredibili da Sydney

Giovane brasiliano ucciso a Sydney dalla polizia

Roberto Laudisio Curti, 21 anni, aveva deciso di lasciare San Paolo, Brasile, e di raggiungere una delle due sorelle a Sydney dopo la recente morte di entrambi i genitori per cancro. Studiava inglese da quasi un anno, quando il 18 marzo scorso verso le 6 di mattina Roberto è morto, disarmato, senza maglietta né scarpe, dopo una lotta con almeno 10 poliziotti.

Qualche ora prima Roberto aveva assunto una pillola di LSD con alcuni amici, che l’aveva condotto in uno “stato psicotico, paranoico e irrequieto” nelle prime ore del mattino. Circa 90 minuti prima della morte, Roberto ha chiamato sua sorella Ana Luisa – con cui viveva a Bondi – e dalla telefonata era evidente lo stato confusionale del ragazzo.

Le video camere di sicurezza della città mostrano Roberto vagare senza meta e senza controllo per la strada, fino ad entrare in un piccolo supermercato di King Street, nel cuore del quartiere notturno di Sydney, affermando di essere “un messaggero di Dio”. Secondo l’impiegato del negozio, Roberto era convinto che qualcuno stesse cercando di ucciderlo. Il brasiliano si è rifugiato dietro il bancone, dove è stato assistito dall’impiegato, che gli ha offerto dell’acqua da bere, cercando di confortarlo. Poco dopo Roberto ha lasciato il supermercato, solo per farci ritorno poco dopo. A questo punto, un nuovo inserviente del negozio, pensando a una rapina, ha contattato la polizia, denunciando una rapina a mano armata di alcuni pacchetti di biscotti.

Nel video si vedono chiaramente numerosi poliziotti rincorrere Roberto e infine atterrarlo con un colpo di taser (arma considerata di difesa che usa l’elettricità per immobilizzare i muscoli del corpo) alla schiena. La polizia sostiene che Roberto avesse una “forza sovrumana” durante la lotta, e questo – a loro avviso – spiegherebbe perché il ragazzo è stato accecato con un’enorme quantità di spray urticante (2 contenitori e mezzo sono stati usati dalla polizia) e colpito ripetutamente – almeno 14 volte – con le pistole taser da almeno 3 poliziotti, prima di essere finalmente ammanettato. Notando che Roberto non respirava, i poliziotti hanno chiamato un’ambulanza, che ha constatato il decesso 10 minuti dopo il primo colpo di taser.

Due settimane di processo dovrebbero servire per stabilire le effettive cause della morte di Roberto e l’eventuale responsabilità dei poliziotti.

Purtroppo, come dice il mio amico Phil, se fornisci a un poliziotto delle armi, è molto probabile che questi le usino… Anche quando 10 poliziotti devono fermare un ragazzo, solo e disarmato…
Madeleine Pulver può mettere la parola “fine” al suo incubo

Madeleine si è trovata faccia a faccia con il suo tormentatore per la prima volta da quel 3 agosto 2011 in cui l’uomo le ha allacciato una scatola di metallo al collo con un lucchetto da bici e le ha detto “Conta fino a 200… se ti muovi ti vedo”.

Durante la recente udienza in un tribunale di Sydney, il giudice ha ricostruito come Paul Douglas Peters si sia introdotto nella prestigiosa casa della famiglia Pulver, coperto da un passamontagna e con in mano una mazza da baseball. Madeleine si trovava in casa da sola a studiare per gli esami di maturità. Insieme alla scatola legata al collo della ragazza, Paul ha lasciato anche un biglietto in cui diceva: “Un potente esplosivo plastico è localizzato nella piccola scatola nera recapitata a voi. Verrete informati di maggiori dettagli per trasferire un’ingente somma di denaro, una volta che avrete confermato la ricezione di questo messaggio”.

Il pacco bomba si è rivelato di una complessità tale da richiedere più di 10 ore di lavoro da parte dei tecnici della polizia (con l’aiuto telefonico dell’esercito inglese) prima di scoprire che si trattava di un falso. Si può solo immaginare il terrore della diciottenne a cui la scatola era incatenata, durante tutte quelle ore: nel frattempo l’intero quartiere era stato evacuato e la ragazza si trovata in casa con due tecnici e due poliziotti che avevano deciso di rischiare la loro vita pur di riuscire a confortare la ragazza.

Paul (che non aveva nessun legame con Madeleine e la sua famiglia) è stato arrestato in Kentucky, dove si era rifugiato dopo aver lasciato l’Australia qualche giorno dopo l’attentato.

La difesa ha basato la sua arringa sullo stato confusionale di Paul durante quel pomeriggio, dovuto a un problema di personalità bipolare, alcolismo e depressione. Secondo il suo avvocato, Paul ha commesso il reato credendosi il personaggio principale in una storia di fantascienza che stava scrivendo.

Paul è stato condannato a 13 anni e mezzo, con almeno 10 anni di reclusione.

Finalmente ora la famiglia può davvero mettere la parola “fine” a questa incredibile storia, che avrebbe avuto più senso in uno studio di Hollywood piuttosto che in un tranquillo quartiere di Sydney.

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