Claudia vs ladroni: 2 – 0!

Come da promessa, nel momento in cui ho lasciato il mio lavoro in panetteria, ho reclamato i soldi che non mi erano stati pagati durante i 6 mesi di lavoro. Due giorni dopo essermi licenziata, sono andata in panetteria e ho consegnato, oltre alla divisa, la mia lettera di dimissioni, che conteneva anche la mia richiesta di pagamento arretrato. Ho elencato in dettaglio le tariffe che mi avrebbero dovuto pagare, e quelle che in realtà ho ricevuto: differenza totale $1584,39 (1341,14 euro)! Mica bruscolini!
Con la lettera gli davo una settimana di tempo per: pagarmi o mettersi in contatto con me per risolvere la questione. Altrimenti, allo scadere del 7° giorno, sarei andata da Fair Work Australia per fare ricorso contro di loro. Mi aspettavo una telefonata o un’email, o qualche forma di contatto durante la settimana, ma niente. Arrivato lunedì (il 7° giorno) ancora senza nessun contatto o pagamento, ho fatto la brava e ho mandato un messaggio a uno dei miei datori di lavori ricordandogli che aspettavo ancora le mie ultime 3 buste paga (che avevo richiesto nella lettera di dimissioni) e che ero sorpresa di non aver sentito ancora niente riguardo alla mia rivendicazione. Nessuna risposta.
Al che, il giorno dopo – dopo aver controllato di non avere ricevuto nessun pagamento –, io e l’Avvocato siamo andati all’ufficio di Fair Work, dove ho depositato il mio ricorso. Ah, che bella sensazione potermi togliere questo peso dalle spalle e sapere che ora tutta la questione non è più nelle mie mani, ma in quelle di un’organizzazione seria e dedita a far rispettare i diritti dei lavoratori!
Dopo una bella passeggiata in centro, torniamo a casa, tranquilli, rilassati. 20 minuti più tardi ricevo un’email da uno dei miei datori di lavoro (quello di origine italiane che si occupa della parte finanziaria della panetteria) con le mie buste paga, nessun testo nella mail. Bene, penso, sono le 3 buste paga in arretrato che mi dovevano. Ma la scoperta arriva quando apro la terza: vedo che mi ha pagato $1584,39, motivo “pagamento arretrato”. EVVAI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Evidentemente sapeva che era nel torto, sapeva che se fossi andata da Fair Work, l’avrebbero potuto costringere a pagare gli arretrati delle mie colleghe (che lavorano per tipo 60 ore a settimana da anni a questa parte), il che li avrebbe mandato in bancarotta. Ha fatto la cosa giusta, e quello che per me era importante era essere pagata.
Chiaramente a quel punto ho dovuto ritirare il mio ricorso a Fair Work, che può comunque continuare a investigare senza il mio aiuto. A questo punto la situazione non mi riguarda più: ho avuto i soldi che mi dovevano e sono contenta di aver risolto la situazione senza che si prolungasse, senza coinvolgere tribunali e avvocati e senza farmi diventare i capelli bianchi!
Spero che sia servito di lezione ai miei ex datori di lavoro: non possono fare come vogliono, non possono decidere quanto pagarmi, è il governo a decidere il salario minimo e loro devono rispettarlo. Se decidono di fregarmi, devono essere pronti a subirne tutte le conseguenze!
E così finisce la mia seconda battaglia per vedere i miei diritti riconosciuti, alla faccia di ladri italo-australiani che pensano di potermi fregare come vogliono!
Claudia 2 – ladroni 0

0 thoughts on “Claudia vs ladroni: 2 – 0!

  1. Cara Claudia,ùnon avevo letto questi post… grazie per avermeli fatti notare!
    Sapevo del Fair work ma non conoscevo tutta questa procedura.

    Grazie! :*

    p.s.
    In Italia ho fatto causa due volte per motivi simili! Non vorrei dover ricominciare adesso… 😀

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