Italy: love it or leave it?

Qualche giorno fa mi sono imbattuta per caso su un articolo su WIRED dal titolo: “Emigrare o resistere? Scoprilo con il documentario “Italy: Love It or Leave It”. La curiosità mi ha ovviamente spinto a leggere l’articolo, e a guardare il documentario. Spettacolo!

I realizzatori sono una coppia trentenne, omosessuale: Luca Ragazzi, romano di nascita e residenza, e Gustav Hofer, altoatesino, madrelingua tedesco ma residente a Roma. Di fronte alla prospettiva di uno sfratto, i due si trovano davanti la scelta di un possibile emigro a Berlino, o di rimanere a Roma. Incapaci di trovare un accordo, decidono di prendersi sei mesi di tempo per decidere, durante i quali attraverseranno l’Italia alla scoperta dei suoi orrori e delle sue bellezze. Nel fare questo, si sono posti l’obiettivo di raccontare l’Italia del 2011 e le motivazioni a favore e contro l’espatrio.

Non vi racconto in dettaglio il film, perché spero che lo guarderete e trarrete da soli le vostre conclusioni, ma voglio comunque darvi qui qualche spunto di riflessione. L’Italia che Luca e Gustav si trovano ad attraversare non è l’Italia di 500 anni fa, e neanche l’Italia di 50 anni fa, ma è l’Italia di oggi, del 2012. Eppure tanti problemi che vengono presentati sono gli stessi da sempre: mafia, ecomostri, spazzatura, cassa integrazione, Bunga Bunga, inquinamento ecologico, mancanza di fondi per l’educazione, delocalizzazione delle imprese italiane, sfruttamento degli immigrati… A ogni bellezza dell’Italia, famosa in tutto il mondo, sembra corrispondere un problema, a volte nascosto: alla bellezza del lago di Como, scelto da così tanto VIP stranieri, corrisponde l’inquinamento delle acque… alla fama del caffè italiano e delle moca Bialetti, corrisponde la delocalizzazione della fabbrica in Romania…. alla bontà delle arance e dei pomodori, corrisponde la tristezza di centinaia di immigrati costretti a vivere nello squallore…. alla volontà e necessità di lavorare di tanti padri di famiglia, corrisponde la cassa integrazione e lo spettro della disoccupazione… alla mancanza di fondi dello stato fa eco lo spreco di milioni e milioni di euro per costruire opere incomplete che deturpano il paesaggio… alla forza e integrità morale di un imprenditore siciliano, corrisponde la paura e l’ignoranza delle tante persone che lo lasciano solo nella sua lotta contro la mafia…. e la lista potrebbe continuare all’infinito!


Ma come dice Nichi Vendola, “Conosco molto bene tutti gli argomenti per cui vorrebbe voglia di scappare da questo paese perché il clima culturale e il clima civile si è in tutta evidenza imbarbarito. Questo paese è come se improvvisamente avesse smarrito il sentimento della propria storia, della propria memoria. Sono tutte buone ragioni per scappare via, ma anche per restare. Questo paese è il risultato di molti parti, di molti concepimenti, di molti travagli e di molti dolori, ma è anche il deposito di un immenso patrimonio di bellezza e civiltà. Bisogna sapere che restando bisogna scalare delle montagna per vivere, e tuttavia in cima a quelle montagne c’è la conquista di un’Italia migliore e questa è una buona ragione per restare“. 

Questo documentario – che, a dir la verità ha attirato tante critiche quanti elogi – ci mette di fronte ai problemi della quotidianità in Italia, argomenti caldi di cui sono pieni i telegiornali e i quotidiani, ma offre anche spunti di speranza: c’è chi afferma: ” Questa è la mia terra e non me ne vado” o il prete che dice “Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce“. E forse la posizione più forte è quella di Camilleri che aggiunge, “Io penso che ognuno di noi ha dei doveri. Il momento nel quale uno abbandona il posto dove vive, dove lavora e l’abbandona di sua spontanea volontà, secondo me questo equivale a una diserzione. Cioè a dire se in quel momento nel tuo paese le cose vanno male, io credo che si abbia il dovere non di fuggire ma di restare sul posto, di difendere con estrema coerenza le proprie idee e di non mollare mai. Perché altrimenti, andandosene via, lo spazio che lasciamo viene inevitabilmente coperto, occupato proprio da quello da cui stiamo scappando”.

Da emigrante, devo dire che questo documentario mi ha colpito dritto al cuore: sembra facile, guardando il filmato, capire la mia scelta e le ragioni – a parte il motivo più importante, cioè Sam – che mi hanno spinto ad andarmene. Ma è anche vero che le parole di Camilleri mi hanno spinto a riflettere. E mi sono tornate in mente le tante interviste viste e lette a professionisti del terzo mondo, educati e cresciuti in paesi occidentali, che appena possono tornano nei loro paesi d’origine, per dare il loro contributo allo sviluppo della madre patria. Ora, l’Italia non è un paese del terzo mondo e ha le risorse per tornare a essere uno dei grandi dell’economia mondiale: quello che le manca è la volontà di cambiare le cose, la disponibilità al sacrificio e la presa di coscienza che se non si agisce ora, domani potrebbe essere troppo tardi. E non parlo dei giovani e della gente comune – perché queste sono le persone che più di tutte vorrebbero cambiare le cose, e che più di tutte stanno già facendo sacrifici per tirare avanti – ma parlo di chi ha il potere di prendere decisioni e di cambiare davvero la situazione del nostro paese, ma non lo fa, perché è troppo comodo restare seduti sulla loro comoda poltrona e lasciare le cose esattamente come sono. Ci vuole coraggio a staccarsi dalla mischia e a opporsi. E’ più facile abbassare la testa e dire sì, piuttosto che avere il coraggio di alzare il mento e gridare NO!

Io vorrei tornare a vivere in Italia, non sono contenta di essere così lontana dal mio paese, dai miei affetti e dalla mia storia: ma in Italia al momento non ho futuro, e non vedo la luce in fondo al tunnel per i prossimi anni. Mi auguro con tutto il cuore che presto le cose cambieranno, che l’Italia riuscirà a risalire in vetta e a ritrovare un pò di amor proprio.

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