Ciao Natalino!

Addio micio mio.

Dolce micione, sei entrato nella mia vita in una fredda sera d’inverno, quando avevo solo 5 anni.  Per mesi ho chiesto al mio papà ogni sera di portarmi un gatto bianco… e finalmente una sera sei arrivato tu, pallottolina di pelo, non bianco ma arancione. Bellissimo! Per anni hai sopportato le mie “torture”, ti sei prestato ad essere la mia bambola, il mio peluche e molto altro. Non ti sei mai ribellato, non mi hai mai graffiato o morso, hai sempre avuto un’enorme pazienza. Avevi una personalità tutta tua: da buon felino che eri, non ti si poteva costringere a fare niente. Non stavi in braccio a nessuno, non venivi se chiamato e quando avevamo ospiti a casa stavi nascosto per ore dietro il divano. Ma nonostante questo, a noi hai sempre dato tantissimo. Non appena uno di noi entrava in casa, non importa cosa stessi facendo e non importa che ora fosse, sei sempre venuto alla porta a salutare, come un cagnolino. Invecchiando ti sei ammorbidito, hai cominciato a seguirci ovunque, a sederti sul divano accanto o in braccio a noi, e non ti sei più nascosto se arrivava qualcuno in casa, anzi. Hai continuato a fare di testa tua in tante cose: una settimana andavi pazzo per un tipo di scatoletta, e la settimana dopo non ne assaggiavi neanche un boccone. Un mese dormivi solo nella tua cuccetta, quello dopo ne scappavi fuori ogni volta che provavamo a metterti dentro. Sei perfino riuscito a mangiare i miei sei pesci rossi un sabato pomeriggio che non eravamo in casa! Non ho mai conosciuto un gatto come te: di una dolcezza infinita, ma con una personalità e individualità quasi umane!

Negli anni hai visto partire e tornare tutti noi un sacco di volte. Ci hai accompagnato per anni nelle vacanze: quando eri piccolo venivi nella roulotte con noi, e rigorosamente riuscivi a liberarti dal guinzaglio e a scappare. Con la casa in montagna ti si è aperto un mondo e hai esplorato i dintorni come un tigrotto. Un giorno hai visto uscire il papà di casa e non l’hai mai più visto rientrare: nei giorni che sono seguiti a quella disgrazia, eri confuso e spaesato quanto noi. Mi hai sempre aspettato in tutti i viaggi che ho fatto, non importa quanto stessi via. Questa volta no: non mi hai aspettato, ma a modo tuo, passando i tuoi ultimi giorni sul mio letto, a modo tuo credo mi stessi salutando. E allora vai micio mio, ritrova la tua giovinezza e corri spensierato per i prati del paradiso. Vai a salutare il papà e fatti coccolare da lui! Ciao Natalino, ci mancherai! Con tutto il mio cuore.

Ode al Gatto di Pablo Neruda

Gli animali furono imperfetti
lunghi di coda
plumbei di testa
piano piano si misero in ordine
divennero paesaggio
acquistarono nèi grazia volo
il gatto
soltanto il gatto
apparve completo
e orgoglioso
nacque completamente rifinito
cammina solo
e sa quello che vuole.

L’uomo
vuole essere pesce e uccello
il serpente vorrebbe avere ali
il cane è un leone spaesato
l’ingegnere vuol essere poeta
la mosca studia per rondine
il poeta
cerca di imitare la mosca
ma il gatto
vuol solo essere gatto
ed ogni gatto è gatto
dai baffi alla coda
dal fiuto al topo vivo
dalla notte
fino ai suoi occhi d’oro.

Non c’è unità come la sua
non hanno
la luna o il fiore
una tale coesione
è una sola cosa
come il sole o il topazio
e l’elastica linea de suo corpo
salda e sottile
è come la linea della prua
di una nave
i suoi occhi gialli
hanno lasciato una sola fessura
per gettarvi
le monete della notte.

Oh piccolo
imperatore senz’orbe
conquistatore senza patria
minima tigre di salotto
nuziale sultano del cielo
delle tegole erotiche
il vento dell’amore
all’aria aperta
reclami
quando passi e posi
quattro piedi delicati
sul suolo
fiutando
diffidando
di ogni cosa terrestre
perché tutto
è immondo
per l ‘immacolato
piede del gatto
oh fiera indipendente
della casa
arrogante vestigio della notte
neghittoso ginnastico
ed estraneo
profondissimo gatto
poliziotto segreto
delle stanze
insegna
di un irreperibile velluto
probabilmente non c’è enigma
nel tuo contegno
forse non sei mistero
tutti sanno di te ed appartieni
all’abitante meno misterioso
forse tutti si credono padroni
proprietari parenti di gatti
compagni colleghi
discepoli o amici
del proprio gatto.

Io no
io non sono d’accordo
io non conosco il gatto
so tutto
la vita e il suo arcipelago
il mare e la città incalcolabile
la botanica
il gineceo coi suoi peccati
il per e il meno
della matematica
gli imbuti vulcanici del mondo
il guscio irreale
del coccodrillo
la bontà ignorata del pompiere
l’atavismo azzurro
del sacerdote
ma non riesco
a decifrare un gatto
sul suo distacco
la ragione slitta
numeri d’oro
stanno nei suoi occhi.

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